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Evasione, il boom dei falsi crediti

L’evasione fiscale fa sempre più rotta sui falsi crediti utilizzati illegittimamente per abbattere debiti d’imposta attraverso la compensazione. Un fenomeno su cui Guardia di Finanza e agenzia delle Entrate stanno lavorando in piena sinergia, con piani di intelligence costruiti sulle analisi di rischio. Proprio grazie all’analisi di rischio congiunta, nel solo 2018 e limitatamente alle verifiche su operazioni più rilevanti e in regioni di maggiori dimensioni sono state riscontrate indebite compensazioni per 186 milioni di euto, avviati recuperi a tassazione di imposte dirette per 800 milioni e contestata un’evasione Iva di 155 milioni di euro. Insomma circa un miliardo sottratto all’Erario.

Quasi scontato che l’evasione (e il conseguente contrasto) passi anche da questa frontiera se si considerano complessivamente i numeri in gioco. Nel 2018 il volume delle compensazioni con il modello F24 di imposte dirette e indirette e cresciuto di poco più di 3 miliardi rispetto all’anno precedente (+8,2%) , arrivando a toccare i 40,2 miliardi di euro. Senza penalizzare o criminalizzare i legittimi comportamenti di contribuenti, imprese e professionisti onesti, però anche in questa montagna si annida un mercato di crediti illeciti o addirittura legati a comportamenti fraudolenti. Anche perché i falsi crediti portati in compensazione possono servire ad ottenere un Durc (documento unico di regolarità contributiva) immacolato che consente di accedere ad appalti sia pubblici che privati, creando così una distorsione della concorrenza che penalizza le imprese effettivamente in regola. Proprio per questo, l’amministrazione finanziaria – sfruttando anche le politiche restrittive messe in campo negli ultimi anni (si veda il servizio in basso) – ha individuato modalità di repressione mirate.

La strategia delle Fiamme gialle

In particolare per l’anno in corso, si punta a controllare quelle situazioni in cui è più alto il rischio di operazioni irregolari. Con particolare attenzione al fenomeno dell’«accollo», ossia quando un terzo soggetto si fa carico di coprire un debito altrui con un credito d’imposta. In simili contesti, si annida il pericolo che quei crediti siano non spettanti o inesistenti. Sotto stretta osservazione nel 2019, quindi, sia chi si è accollato l’onere fiscale o contributivo dovuto ma ha un falso credito, sia il debitore originario, sia gli intermediari che favoriscono questo tipo di “scambio”. Su quest’ultimo fronte, gli schemi individuati nel recente passato dai verificatori del Fisco hanno portato alla luce anche attività svolta in nome o per conto di organizzazioni criminali proponendo a imprese con elevati debiti tributari di estinguerli con il pagamento solo di una parte variabile del loro valore a seconda dei casi.

Le banche dati

Un supporto a GdF ed Entrate arriva dall’utilizzo delle banche dati disponibili. I software in dotazione consentono di incrociare le informazioni degli ultimi anni per individuare la platea di accollanti, debitori e intermediari da passare al setaccio (nel complesso quasi 15mila soggetti interessati). Con l’analisi di rischio, però, si punta preventivamente a escludere le situazioni non ritenute pericolose: è il caso, ad esempio, di operazioni societarie straordinarie in cui c’è stato consolidamento tra le aziende interessate e quindi, in sostanza, sono realmente un unico gruppo.

Al contrario, ci sono variabili che possono far scattare un livello di allarme (sempre sotto il contrasto all’evasione). Tra questi, vanno segnalati l’omessa dichiarazione dei redditi negli ultimi 5 anni, l’assenza di documenti che certifichino il pagamento di imposte per conto proprio e la contestuale presenza di versamenti cospicui effettuati per conto terzi, le compensazioni effettuate dopo la cessazione o il fallimento dell’attività, la presenza di ruoli per la riscossione coattiva e i “precedenti” sia fiscali (invii di questionari, verifiche, accertamenti, atti di recupero dei crediti d’imposta) sia di polizia soprattutto nei confronti dei rappresentanti legali per eventuali reati tributari.

La spia dei codici tributo

Sono gli F24 a fornire un primo campanello d’allarme per le verifiche. Tra i casi già emersi l’utilizzo indebito del bonus 80 euro attraverso l’assunzione di finti dipendenti. Ma anche i bonus per la rottamazione di motociclette e motorini. O ancora le assunzioni e gli investimenti nelle cosiddette aree svantaggiate, ossia nelle regioni centro-meridionali e nelle isole.

I crediti Iva

Osservati speciali anche i crediti Iva. In questo segmento, si andrà a controllare se gli importi utilizzati in compensazione per abbattere i debiti derivano da dichiarazioni scartate o annullate o se il volume d’affari indicato nel modello annuale risulta da operazioni non imponibili, in reverse charge e da cessioni intracomunitarie.

Marco Mobili

Giovanni Parente

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