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Evasione, blitz a Deutsche Bank

Non bastavano lo scandalo Libor, il processo del tycoon Kirch, l’affare «whistleblower», i pentiti di Wall Street negli Usa: da ieri perquisizioni a tappeto da parte di 500 agenti presso uffici e abitazioni di dipendenti di Deutsche Bank in varie città tedesche hanno impresso una svolta alle indagini per sospetta evasione fiscale legate allo scambio di certificati di anidride carbonica in corso dal 2010. Coinvolgendo nelle indagini 25 dipendenti e portando all’arresto di 5 bancari i cui nomi sono rimasti top secret. Mentre secondo il quotidiano Handelsblatt, i magistrati hanno allargato le indagini anche al reato di lavaggio di danaro sporco.
Inoltre, come ha confermato ieri il primo istituto tedesco, sono indagati anche il co-ceo di Db, Jürgen Fitschen, e il consigliere finanziario Stefan Krause, come firmatari della dichiarazione fiscale per il 2009, l’anno a cui risalirebbe la frode.
Secondo un comunicato emesso da Db nel tardo pomeriggio di ieri, «la dichiarazione fiscale è già stata corretta volontariamente da lungo tempo» e l’istituto ha sottolineato che «a differenza di quanto sostenuto dai magistrati», le correzioni sono state effettuate «nei tempi prescritti» dalla normativa. Comunque sia, Deutsche Bank ha dichiarato di cooperare in modo «totale» nell’inchiesta.
Ma ormai le indagini «marziali», come le ha definite un Deutschbanker che aveva assistito alle perquisizioni, erano già terminate, e avevano sconvolto per tutta la giornata il traffico della capitale finanziaria tedesca. Davanti alle due torri sede ed emblema dell’istituto di Francoforte erano arrivati di prima mattina dieci minibus Volkswagen e due grossi autobus Mercedes della polizia federale. E mentre alcuni poliziotti montavano di guardia nel foyer delle torri da poco ristrutturate dall’architetto italiano Mario Bellini, guardie e funzionari della finanza in giacca e cravatta con fasce nere al braccio con la scritta «polizia» facevano la spola fra gli ascensori e una sala delle conferenze, portando valigette zeppe di documenti.
Contemporaneamente, le perquisizioni erano partite anche in altri sedi di Deutsche a Francoforte, Düsseldorf e Berlino, e nelle abitazioni di circa 25 sospettati sparse per la Germania.
Il primo istituto tedesco è dunque coinvolto nell’evasione (finora) multimilionaria più di quanto ritenuto fino a pochi giorni fa. I magistrati sospettano che dipendenti di Deutsche Bank abbiano svolto un ruolo di intermediari finanziari per frodi legate alla compravendita di certificati sulle emissioni di Co2. In un primo tempo, l’istituto era già intervenuto con licenziamenti e sospensioni, mentre ieri, l’inchiesta è stata allargata da 7 a oltre 25 dipendenti, e ha portato all’arresto di cinque bancari.
Finora non sembrano esserci elementi di contatto con le indagini che nel dicembre del 2011, avevano portato alla condanna di sei imprenditori – tre britannici, due tedeschi e un francese – a pene da tre a sette anni di prigione, per aver evaso le imposte sul mercato dei diritti delle emissioni di anidride carbonica.
Comunque sia, l’evasione fiscale, una volta ritenuta appannaggio di Paesi meno virtuosi, sta emergendo anche in Germania come una questione che ha riguardato finora soprattutto le grandi banche estere Ubs, Crédit Suisse e più recentemente Hypovereinsbank.

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