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Evasione all’angolo

di Debora Alberici 

La manovra di Ferragosto non incide sui procedimenti a carico dei contribuenti accusati di false fatture.

Infatti per le evasioni di imposta che superano 150 mila euro vanno applicate le pene accessorie.

È quanto emerge dalla sentenza numero 1377 depositata il 17 gennaio 2012 dalla terza sezione penale della Suprema corte di cassazione.

In particolare i giudici con l'Ermellino hanno accolto il ricorso della Procura di Roma presentato contro la decisione del giudice per le indagini preliminari che aveva condannato per false fatture un contribuente, con rito abbreviato, senza applicare le pene accessorie.

Nel ricorso presentato al Palazzaccio dal pm si legge che l'articolo 12, primo comma del decreto legislativo 10 marzo 2000. numero 74 prevede, per i delitti contemplati dal medesimo decreto, l'applicazione delle seguenti pene accessorie: «a) l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni; h) l'incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo non inferiore a un anno e non superiore a tre anni; e) l'interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per un periodo non inferiore a un anno e non superiore a cinque anni; d) l'interdizione perpetua dall'ufficio di componente di commissione tributaria; e) la pubblicazione della sentenza a norma dell'articolo 36 del codice penale».

Dunque ad avviso della ricorrente procura il giudice per le indagini preliminari della Capitale avrebbe sbagliato e non comminare le sanzioni accessorie previste dalla legge del 2000.

Condividendo le ragioni della pubblica accusa anche sul fatto che la manovra di ferragosto non può far cade tali sanzioni, la Cassazione ha messo nero su bianco che «sebbene il dl 23 agosto 2011, n. 138 abbia abrogato il terzo comma dell'articolo 8 del dlgs 74/2000, la circostanza non assume rilievo nel caso in esame, atteso che lo stesso articolo 2 del dl ha cronologicamente limitato l'applicazione delle nuove disposizione introdotte ai fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione».

Anche la Procura generale della Cassazione, nell'udienza tenutasi a Piazza Cavour lo scorso 1° dicembre ha chiesto di annullare la decisione del gip della Capitale.

Ora sarà di nuovo il giudice di merito a decidere sulle pene accessorie, su quali e in che termini applicarle.

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