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Evan il terribile vuole svegliare Wall Street Focus

 

Chissà se sarà davvero l’hi-tech, anche questa volta, a riaccendere il senso di Wall Street (ma speriamo non la Bolla) per le nuove quotazioni, «Il 2017 sarà l’anno della febbre delle Ipo (Initial public offering): l’offerta al pubblico delle azioni di nuove società tornerà a livelli mai visti dal 2000, trainata dalla quotazione di Snap». Parola di Fred Wilson, uno dei venture capitalist americani di maggior successo e seguitissimo sul suo blog avc.com.

La prima azienda tecnologica attesa al debutto sul mercato azionario americano è proprio quella che ha sviluppato Snapchat, la app per scambiare messaggi virtuali — foto e video —, fondata da Evan Spiegel cinque anni fa quando era studente alla Stanford university. Oggi la sua startup è valutata 25 miliardi di dollari, sulla base dei finanziamenti privati finora ricevuti: più di tutti i soldi — 18,8 miliardi — raccolti dalle 105 Ipo nel 2016, l’anno peggiore dal 2009 per il numero di società approdate al Nyse (New York stock exchange) o al Nasdaq e il peggiore dal 2003 per il valore delle emissioni. Le Ipo di tech company, poi, sono state solo 26 con una raccolta di 4,3 miliardi di dollari.

Le causeMolte le cause della scarsità delle Ipo negli ultimi anni, spiegano gli analisti di Renaissance capital, società di ricerca specializzata su questo mercato: i pesanti obblighi regolamentari per le società quotate a Wall Street e le pressioni crescenti degli investitori attivisti, focalizzati sul breve termine, che spingono i fondatori di startup a mantenerle private; l’abbondanza di capitali disponibili a basso prezzo per finanziare quelle startup; e, l’anno scorso in particolare, le incertezze legate alla Brexit e alle elezioni presidenziali Usa. Ma quest’anno il clima dovrebbe cambiare, anche grazie all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca: «Ci sarà una svolta di 180 gradi nella politica fiscale e regolamentare che — sostengono gli analisti di Renaissance capital — dovrebbe stimolare anche la formazione di nuove aziende e i loro profitti». La loro previsione è che ci saranno dalle 150 alle 200 Ipo con una raccolta complessiva di 30-50 miliardi di dollari. Ma Wilson sogna addirittura il ritorno all’euforia del 2000, quando il numero e il valore delle Ipo era oltre il doppio.

L’identikitSnap sarà un test importante: è uno dei mitici unicorni, le giovani aziende della Silicon Valley non quotate che «sulla carta» valgono oltre 1 miliardo di dollari. Riusciranno queste valutazioni private a tradursi in prezzi reali, di mercato? Lo sperano i banchieri di Wall Street che stanno testando le acque con i potenziali investitori. E cercano di presentare Spiegel, oggi 26enne, come un visionario alla Steve Jobs o alla Mark Zuckerberg. Non a caso per il lancio pre-natalizio del suo primo prodotto «fisico», gli Snapchat spectacles — occhiali con cui si possono creare video di dieci secondi e condividerli online — Snap ha aperto negozi temporanei il più possibile vicino agli Apple store. Le lunghe code dei Millennial — i giovani dai 18 ai 34 anni, target preferito dalla pubblicità — per comprarsi gli Spectacles sarebbero la prova, secondo i banchieri, di quanto Spiegel sappia creare prodotti rivoluzionari, capaci di generare un’ampia base di fan fedeli. Il fondatore a cui invece Spiegel non vuole essere accostato è Jack Dorsey, il ceo (amministratore delegato) e co-fondatore di Twitter, la piattaforma di brevi messaggi (max 140 caratteri) la cui quotazione in Borsa è oggi del 36% inferiore al prezzo della sua Ipo avvenuta nel novembre 2013.

Altri nomiUn’altra matricola di Borsa molto probabile quest’anno è Spotify, il servizio di musica in streaming fondato dieci anni fa in Svezia dall’allora 23enne Daniel Ek. Oggi conta 40 milioni di abbonati paganti, il doppio di Apple music, ed è valutato 8 miliardi di dollari, ma è ancora in rosso a causa delle salate royalty richieste dalle case discografiche.

Due roadshow potenzialmente spettacolari sono quelli delle due media company Vice media — la Cnn dei millenial — e Buzzfeed, famosa per gli articoli-lista commentati dai lettori con valanghe di LOL. I loro fondatori e leader, rispettivamente Shane Smith, canadese 47enne e Jonah Peretti, italo-americano 43enne, sono due personaggi molto originali che hanno rivoluzionato il modo di presentare le notizie al pubblico più giovane. Vice media è valutata 4,5 miliardi di dollari e Buzzfeed 1,7 miliardi.

Per specialistiPoco o niente conosciute dal largo pubblico sono invece una quindicina di società di software per imprese pronte a quotarsi. Fra loro, spiccano AppDynamics e AppNexus. La prima si occupa di monitoraggio dei siti di grandi aziende, l’ha fondata a San Francisco otto anni fa l’ingegnere indiano Jyoti Bansal, oggi 38enne, ed è un “unicorno”da 2,5 miliardi di dollari. AppNexus vale 1,75 miliardi, è basata a New York e specializzata in tecnologia per la pubblicità; l’ha fondata nel 2007 Brian O’Kelley, anche lui oggi 38enne.

Le più corteggiate dai banchieri sono Uber e Airbnb, le cui valutazioni sono stellari: rispettivamente 68 e 30 miliardi di dollari, più care di General Motors (55 miliardi) e di Hyatt hotels (7,2 miliardi). I loro ceo Travis Kalanick e Brian Chesky non hanno annunciato piani di imminenti Ipo, ma a spingere in quella direzione sono i venture capitalist e investitori privati, che finora li hanno finanziati e prima o poi hanno bisogno della exit dalla Borsa per portarsi a casa i profitti.

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