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Eurozona senza Grecia? Voci e smentite sul piano B

Ennesimo giallo sulla crisi ellenica a margine del 18° vertice Ue dall’inizio della crisi di Atene. Ogni paese membro dell’Eurozona dovrà preparare un piano di emergenza in vista dell’eventuale uscita (Grexit in gergo) di Atene dall’eurozona. Lo avrebbero indicato lunedi, durante una teleconferenza, i funzionari del Tesoro dell’Ewg,(l’Euro working group) il team di lavoro dell’Eurogruppo, gli “sherpa” che preparano i meeting dei ministri delle Finanze europei nella capitale belga.
Una fuga di notizie che fonti europee hanno tentato subito di stoppare, affermando che nella riunione tecnica di lunedì «si è solo discussa la situazione dei mercati finanziari e della Grecia, ma non vi sono stati accordi su piani di emergenza né si è discusso di un’eventuale uscita della Grecia dall’euro».
Smentita secca anche dal ministero delle Finanze greco che, in un comunicato ufficiale diffuso ad Atene, ha definito senza mezzi termini «falsa» la notizia. Queste notizie «non solo sono false ma nascondono gli sforzi della Grecia per fronteggiare le sfide in questo periodo critico», ha detto il neo ministro Giorgos Zannias. Insomma manovre per colpire l’euro e il salvataggio di Atene.
Poi è arrivata l’uscita a gamba tesa del ministro delle Finanze belga,
Steven Vanackere, a Bruxelles per il vertice Ue informale sulla crisi, secondo cui i piani di emergenza per un’uscita della Grecia dall’euro esistono ed è «irresponsabile» affermare il contrario. Il ministro ha aggiunto che i governi devono insistere negli sforzi per evitare l’uscita di Atene dall’Eurozona ma ciò non vuol dire che «non ci stiamo preparando a tale eventualità». Dopo la girandola di conferme e smentite ufficiose rimbalzate in tutta la giornata di ieri, le esternazioni a ruota libera sul tema dei membri dell’Eurogruppo non hanno certo contribuito a tranquilizzare i mercati.
Intanto le agenzie di stampa diffondevano a raffica le rivelazioni delle fonti dell’Ewg. «Il gruppo – ha spiegato uno degli sherpa – ha concordato che ciascun paese di Eurolandia prepari un piano di emergenza, individualmente, per capire le potenziali conseguenze di una fuoriuscita della Grecia». L’Institute of International Finance parla di mille miliardi di dollari di perdite nel caso di un’uscita di Atene. Secondo le fonti interpellate, i piani nazionali servirebbero a dettagliare il costo per ogni singolo paese di un addio di Atene all’euro, con la Grecia la più penalizzata. E, per prepararsi a un eventuale “divorzio consensuale”, sarebbe stata addirittura ipotizzata l’elargizione di 50 miliardi di euro ad Atene da parte di Ue e Fmi.
La notizia sui piani nazionali da predisporre nel caso in cui Atene torni alla dracma si è accompagna a quella, riferiti dal settimanale tedesco Die Zeit, secondo cui anche la Bce avrebbe predisposto un gruppo di crisi, per affrontare gli scenari post-voto greco del 17 giugno, guidato da Joerg Asmussen, il tedesco membro del comitato esecutivo dell’Eurotower.
E se il premier Mario Monti abilmente si limitava a un «No comment», in risposta a quanti chiedevano un commento sui presunti piani sull’eventuale uscita della Grecia dall’euro, altri non si sottraevano rendendo la giornata una cacofonia europea di voci.
I leader comunitari hanno ribadito di volere la Grecia nell’Eurozona, ma nel rispetto da parte di Atene del piano di stabilizzazione concordato con Ue, Bce e Fmi. È quanto ha affermato il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, al premier greco ad interim, Panagiotis Pikrammenos, ieri a Bruxelles. «Ho ribadito la forte volontà della Commissione affinché la Grecia resti nell’Eurozona e che continueremo a fare tutto perché questo avvenga» ha dichiarato Barroso rimarcando «l’importanza che Atene mantenga i suoi impegni».
Il portavoce della Commissione, Olivier Bailly, ha poi sottolineato che a Bruxelles non c’è alcuna intenzione di «esplorare scenari alternativi» al rispetto degli impegni assunti da Atene nei riguardi della troika. «Vogliamo che la Grecia resti nell’Eurozona», ha affermato il portavoce Ue. Per questo Bruxelles, in vista delle elezioni del 17 giugno, ha espresso una «forte preferenza» perché dal voto emerga una «coalizione che metta in atto il memorandum» per il secondo piano di aiuti e risanamento firmato dal precedente governo di Atene con la trojka.

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