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Eurozona, la ripresa perde colpi

Perde colpi la ripresa economica dell’area euro: il Pil di due delle tre maggiori economie di Eurolandia, Francia e Italia, sono ancora in segno negativo mentre la “locomotiva tedesca” rallenta bruscamente. Un brutto segnale visto che Germania, Francia e Italia unite valgono i due terzi del Pil della zona euro.
Nel terzo trimestre il Pil dell’eurozona ha registrato un incremento dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, a fronte del più 0,3% registrato nel secondo trimestre, secondo la stima preliminare di Eurostat. Sale così il timore che l’area sia colpita da un mix di stagnazione, prezzi in calo e alto tasso di disoccupazione, un cocktail che minaccia di rallentare la crescita nel prossimo futuro e che potrebbe richiedere interventi non convenzionali da parte della Bce come suggerito da Peter Praet del comitato esecutivo che, l’altro ieri, ha detto che la Banca centrale è pronta a mantenere la stabilità dei prezzi «anche spingendosi ad effettuare acquisti di titoli finanziari o portando a livelli negativi i tassi sui depositi custoditi per conto delle banche».
Secondo Eurostat la dinamica del Pil dell’Eurozona nel confronto su base annua ha visto la contrazione attenuarsi al meno 0,4%, dal meno 0,6% del secondo trimestre.
«L’economia della zona euro, senza la Germania, sarebbe in stagnazione – commenta Christoph Weil di Commerzbank -. I dati mostrano che l’economia nella periferia si è finalmente stabilizzata (Spagna +0,1%, Portogallo +0,2%) mentre i problemi in alcuni paesi “core” sono in aumento. In Francia (-0,1%), l’economia si è contratta leggermente di nuovo nel terzo trimestre, mentre i Paesi Bassi (+0,1) hanno messo a segno solo una crescita marginale».
Più positivo il commento di Marco Valli, di UniCredit, secondo cui «il quadro generale è quello di un restringimento del divario tra centro e periferia, con un po’ di notizie positive dai paesi in crisi. Quanto all’Italia, il dato conferma un ulteriore allentamento del ritmo di recessione, che indica che il Pil è finalmente in procinto di tornare positivo». Non solo. «Prevediamo una crescita del Pil dell’eurozona nel 4° trimestre, probabilmente all’1% annualizzato (con rischi al rialzo)», conclude Valli.
L’Italia vede il Pil diminuire dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dell’1,9% nei confronti del terzo trimestre del 2012. Sono nove i cali congiunturali consecutivi del Pil italiano. «Ma – dice il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini – congiunturalmente il calo del Pil si è sostanzialmente arrestato e la speranza è che nel quarto trimestre si torni a un segno positivo e quindi si interrompa questa lunghissima recessione che sta mettendo a dura prova sia il sistema economico sia, soprattutto, le persone». «Guardando al futuro, riteniamo – conferma la Banca d’investimento giapponese Nomura – che l’Italia abbia buone possibilità di emergere (lentamente) dalla recessione nel 4° trimestre».
Colpisce il rallentamento della Germania, cresciuta solo dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, quando aveva messo a segno un incremento dello 0,7%. Secondo Eurostat i contributi positivi alla crescita del Pil tedesco sono arrivati – come se Berlino volesse rispondere indirettamente alle critiche della Commissione Ue sul surplus dell’export – solo dai consumi interni nel terzo trimestre. La spesa delle famiglie e del governo è stata leggermente più alta rispetto ai tre mesi precedenti. Aumenti si sono registrati anche per gli investimenti in macchinari e nelle costruzioni. L’import è continuato a salire mentre «le esportazioni sono state meno dinamiche rispetto al trimestre precedente». «Gli indicatori anticipatori come il Pmi e l’Ifo indicano – spiega Nomura – che l’economia tedesca è sulla buona strada per la crescita del Pil dello 0,4% nel 4° trimestre». Insomma la “locomotiva” tedesca si riprenderà, sia pure di poco.
Quanto alla Francia, rallenta ancora con un Pil addirittura negativo (-0,1%). L’Insée rileva un modesto incremento dello 0,2% dei consumi pubblici e delle famiglie, mentre gli investimenti sono calati dello 0,6%. «Il contributo della domanda interna transalpina è stato nullo», spiega IntesaSanPaolo. «I consumi privati francesi sono frenati dalla forte disoccupazione, mentre una ripresa guidata dall’export rimane molto improbabile in attesa di riforme strutturali che aumentino l’attrattiva del Paese», spiega Julien Manceaux di Ing Bank mentre pronostica tempi duri per il presidente Hollande.

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