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Eurozona, la luce in fondo al tunnel

Comincia bene il terzo trimestre di Eurolandia. L’indice Pmi del manifatturiero di Eurolandia ha superato a luglio, nella sua “lettura preliminare”, flash, quota 50. Ha raggiunto 50,1, da 48,8 di giugno, più dell’atteso 49,1. È il massimo da 24 mesi, oltre a essere un segnale importante: l’oltrepassamento di quella soglia dei 50 punti indica il passaggio da una situazione di “contrazione” a una di “espansione”.
È un segno positivo. I manager acquisti di Eurolandia, nel loro complesso, vedono l’attività manifatturiera intensificarsi per la prima volta da gennaio 2012. I servizi, a quota 49,6 da 48,3 – contro un atteso 48,7 – non riescono a ripetere l’exploit, ma continuano comunque a migliorare portandosi ai massimi da 18 mesi. Al punto che l’indice composite, complessivo della produzione, si è portato a 50,4 da 48,7, anche in questo caso un livello non più toccato da un anno e mezzo.
Il trend verso la schiarita, del resto, è chiaro. Se il dato, peraltro preliminare, di un singolo mese non può certo far parlare di svolta, è vero che la ripresa si sta lentamente costruendo da diverso tempo; e coinvolge quindi un po’ tutte le componenti. Nel manifatturiero solo l’occupazione continua, lentissimamente a contrarsi, ma il sottoindice è salito a 49,1 da 47,8. La svolta – se questi progressi saranno confermati – sembra essere vicina. Meno brillanti, invece, tutte le componenti dei servizi, dove però si confermano i progressi.
Migliorano un po’ tutti i motori della domanda. «La debolezza della domanda domestica – spiega Marco Valli di Unicredit – sembra stia facendo gradualmente passi indietro, in gran parte grazie a un ritmo più lento nel risanamento fiscale e a una bassa inflazione, che tendono a compensare il freno che provenie da un mercato del lavoro ancora in difficoltà», sia pure a un ritmo sempre più lento.
Resta un po’ la preoccupazione sull’andamento della domanda estera, ora che gli Emergenti sembrano rallentare: il Pmi cinese elaborato dalla Hsbc è calato al minimo di 11 mesi a 47,7. «Il trend delle esportazioni all’esterno dell’area euro – aggiunge Valli – non ha ancora una direzione chiara, catturata tra una crescita più lenta nei paesi in via di sviluppo (soprattutto la Cina) e le buone notizie provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone». Per il momento, comunque, il sottoindice degli ordini all’esportazione, che si proietta nel futuro, è a quota 50,9, in piena zona espansione.
Si può parlare di fine della recessione nel terzo trimestre? Sì, secondo Chris Williamson, il capo economista della Markit che elabora gli indici. «Il miglior valore del Pmi in un anno e mezzo – spiega – fornisce un risultato incoraggiante che suggerisce come l’eurozona potrebbe, finalmente, uscire dalla recessione nel terzo trimestre». Apolline Menut, di Barclays, conferma la previsione di un aumento del pil dello 0,3% nel terzo trimestre, anche se i dati di ieri sono un po’ più deboli di quanto desiderato. «Sono particolarmente significativi – nota comunque – i forti aumenti nelle componenti che si proiettano nel futuro, che segnalano un’attività più intensa. Nel manifatturiero i nuovi ordini sono saliti di 1,1 punti a 50,4, il primo dato oltre quota 50 da maggio 2011». Analogamente, Valli si aspetta che «migliorino i contributi della domanda interna e di quella estera» man mano che l’economia avanzerà nella seconda metà dell’anno.
Protagonisti del buon risultato di ieri sono stati sicuramente la Germania (50,3 il manifatturiero, 52,5 i servizi) che vede ormai la ripresa, e la Francia (49,8 il manifatturiero, 48,3 i servizi) che ha registrato negli ultimi mesi un recupero molto rapido rispetto a livelli piuttosto scoraggianti di qualche mese fa. Non sono ancora noti invece i dati delle altre economia, ma è verosimile che anche i paesi periferici, tra cui l’Italia, abbiano registrato progressi, sia pure restando un po’ indietro. «Al di fuori delle due principali economie – nota la Markit – la produzione si è contratta solo marginalmente, indicando la flessione più debole dal giugno del 2011». Anche se James Ashley di Rbc Capital Market non sarebbe sorpreso di vedere molto presto un indice manifatturiero italiano e spagnolo oltre quota 50.
Parlare di un’Eurolandia unica, in ogni caso, è quanto mai fuorviante in questa fase. È però unica la politica monetaria e il dato di ieri – l’indice Pmi è molto seguito dalla Bce – potrebbe spingere la Banca centrale a valutare con maggiore prudenza le prossime mosse. Il taglio dei tassi, promesso ancora più che previsto – persino Jens Weidmann, presidente della tedesca Bundesbank, lo ha prefigurato – potrebbe allontanarsi nel tempo. Le indicazioni sui prezzi provenienti proprio dal Pmi lasciano però prevedere una dinamica piuttosto contenuta dell’inflazione che dovrebbe permettere alla Bce, ora che ha adottato la politica di anticipare le proprie mosse, di non ricevere uno sgambetto dai dati.

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