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Eurozona in recessione. Draghi: basta nuove tasse

Dopo l’eurosciopero anti-austerity, il premier Mario Monti si rivolge direttamente ai giovani: «Lavoriamo per loro. Siano irriverenti rispetto al passato, ma siano anche disposti a mettersi in gioco e a dare un contributo di fiducia al Paese. Diano alla società più di quello che le dissipazioni del passato consentono all’Italia di dare loro».
Parla anche Mario Draghi. A modo suo, con il linguaggio del banchiere centrale, il presidente della Bce appare preoccupato degli effetti del rigore: «Il risanamento deve essere basato sui tagli e non sull’aumento delle tasse. Tocca ai governi nazionali il compito di dissolvere le incertezze che perdurano sui mercati e i timori dei cittadini. Confido che l’Europa emergerà rinvigorita da questa crisi».
Purtroppo però, al momento, la recessione morde quasi ovunque dentro Eurolandia: due trimestri in rosso – l’ultimo a meno 0,1% che seguono i primi tre mesi a crescita zero. La novità è che la Germania frena più delle attese: Pil a più 0,2%, come in Francia. La stessa Bce si attende «una crescita debole » per l’anno venturo. Gli economisti privati consultati dall’Istituto rivedono in peggio le loro stime già buie per il domani; quelli contattati da Reuters prefigurano un 2013 a rischio stagnazione. In Italia, l’Istat calcola che nel terzo trimestre, per la quinta volta consecutiva, il Pil nazionale s’è contratto: meno 0,2% in termini congiunturali e meno 2,4% su base annua. La caduta del Paese tuttavia è in frenata perché in precedenza il Pil s’era ridotto ben di più, anche dello 0,8% nei primi tre mesi e dello 0,7% nel secondo trimestre.
In questo quadro, Monti giura che la svolta è vicina e che la crisi è «in via di superamento». Il suo ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, è convinto che in Italia «la medicina » — la chiama proprio così — «sta funzionando». Sta funzionando? Ecco l’interrogativo di fondo che ora preoccupa gli esperti, a livello globale. Christine Lagarde, numero uno del Fmi, da settimane ha suonato l’allarme: troppa austerity fa male alla ripresa. «Per il risanamento qualche volta è meglio avere un po’ più di tempo», sono le sue parole. Piccoli- grandi segnali, italiani ma non solo, dimostrano che il rigore può anche essere soffocante. Così, per esempio, insieme ai numeri nudi e crudi, dall’Istat s’apprende che salgono al 55,8% le famiglie con un disagio economico. Dalla Banca d’Italia che i giovani a spasso sono ormai il 33,9%. Da Eurostat che la recessione non conosce frontiere e ora il segno meno davanti al Pil non c’è solo nel sud in crisi, ma pure in Austria e in Olanda: si rialza solo la Finlandia (+0,3).
Non ci sono i dati greci però nel Paese il 50% delle aziende sta tagliando salari e personale e il 58% dei ragazzi è disoccupato. Tra di loro si registra un boom di disturbi depressivi (più 10% negli ultimi tre anni), segno che la crisi colpisce anche dal punto di vista psicologico. In Spagna, dove la recessione si prolunga ormai da cinque
trimestri, un giovane su 3 abbandona gli studi, uno su due non lavora. La Germania — ecco una spia significativa — nonostante l’inatteso rallenty, ridiventa terra d’immigrazione Ue: più 15% in sei mesi. «Attenzione a non essere arroganti », è il monito del ministro Schaeuble ai connazionali. «Al momento abbiamo meno problemi di altri, ma la situazione e’ transitoria. Il futuro può essere peggiore ».

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