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Eurozona ferma nel 2012

di Alessandro Merli

La Banca centrale europea ha confermato ieri nel suo bollettino mensile che la ripresa dell'economia dell'area euro sarà nel 2012 «molto graduale», come aveva detto la settimana scorsa il suo presidente Mario Draghi: in parole povere, lenta, oltre che «soggetta a incertezza elevata e rischi al ribasso». La valutazione degli economisti indipendenti interpellati ogni trimestre dalla stessa Bce, secondo cui l'Eurozona quest'anno subirà una contrazione, insieme a una frase possibilista del governatore della Banca di Finlandia, ha riaperto la discussione sull'ipotesi di un prossimo taglio dei tassi da parte dell'istituto di Francoforte.
Le previsioni degli economisti dello staff della Bce non saranno pubblicate prima del mese prossimo, in concomitanza con la riunione del consiglio che prende la decisione sui tassi, ma intanto il segnale che viene dai «professional forecasters», cioè gli economisti che di professione formulano previsioni economiche, è negativo. Il sondaggio condotto dalla Bce indica che questi economisti si attendono, in media, una contrazione del Pil dell'Eurozona dello 0,1% nel 2012 e una crescita dell'1,1% nel 2013. Entrambe le stime sono state nettamente ridimensionate rispetto a quelle di novembre, quando gli economisti sentiti dall'Eurotower prevedevano una crescita dello 0,8% quest'anno e dell'1,6% il prossimo. Il ridimensionamento viene attribuito all'impatto delle manovre di aggiustamento dei conti pubblici in molti Paesi, all'ulteriore stretta sul credito, alla minor fiducia degli operatori economici e in genere a un livello più alto di incertezza. L'impatto della crisi del debito sovrano nell'Eurozona, insomma, si fa sentire sull'economia reale. I rischi principali al ribasso vengono individuati proprio in un ulteriore peggioramento della crisi del debito e in un continuo calo della fiducia.
Gli economisti indipendenti hanno invece ritoccato leggermente al rialzo le previsioni sull'inflazione: all'1,9% per il 2012, contro l'1,8 indicato a novembre. In linea con la Bce: Draghi ha detto la settimana scorsa che il tasso d'inflazione, al 2,7% a gennaio, resterà ancora «per diversi mesi» sopra l'obiettivo della banca (sotto, ma vicino al 2), per poi scendere al di sotto del 2.
Qualora le previsioni della Bce dovessero confermare quelle degli economisti indipendenti, si aprirebbe uno spiraglio a una riduzione dei tassi. Il governatore della Banca di Finalandia, Erkki Liikanen, normalmente annoverato fra i falchi anti-inflazione, ha detto in un'intervista al Financial Times Deutschland che tassi sotto il livello attuale dell'1% (considerato a lungo a una soglia invalicabile) sono «concepibili». Il che naturalmente non significa che verranno abbassati. La maggioranza degli osservatori di mercato, che a inizio anno riteneva probabile un nuovo taglio alla riunione Bce di marzo, oggi è più cauta, soprattutto dopo i segnali di relativo vigore provenienti dai dati e dai sondaggi sull'economia tedesca nel primo trimestre di quest'anno. Inoltre, la Bce potrebbe preferire una posizione attendista, per poter valutare al meglio l'impatto della seconda operazione di finanziamento a tre anni al sistema bancario (dopo quella da 489 miliardi di euro del dicembre scorso), che si svolgerà a fine febbraio.
Nel bollettino mensile diffuso ieri, la Bce ribadisce inoltre il messaggio di Draghi sull'importanza della ricapitalizzazione delle banche, ma senza che questa avvenga a scapito del finanziamento all'attività economica.
C'è infine la consueta sollecitazione ai Governi a rispettare gli obiettivi di aggiustamento già annunciati per il 2012 e mettere in atto riforme strutturali, comprese le liberalizzazioni e l'eliminazione di rigidità nel mercato del lavoro, per rilanciare la crescita e l'occupazione.

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