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Eurozona alla riscoperta delle Borse

Nelle ultime settimane il numero dei fan delle Borse europee ha continuato a crescere. Detto in termini più tecnici, tra operatori ed esperti si è creato un sentiment positivo che lascia ben sperare per un progressivo ritorno degli investimenti verso listini che in molti casi fanno segnare ancora forti perdite rispetto ai livelli raggiunti qualche anno fa.
Va precisato però che in tema di recuperi dai minimi non siamo all’anno zero, nel senso che il processo di risalita ha già dato i primi frutti nell’anno appena chiuso. Dopo un primo semestre ancora debole, infatti, i mercati azionari hanno beneficiato di un netto miglioramento del clima. Alcuni fattori hanno dato contributi determinanti: tra i più recenti, vanno ricordati l’accordo sul buy-back greco, il via libera dell’Ecofin alla supervisione bancaria unica e il progressivo raffreddamento degli spread.
L’indice Stoxx 600 ha così riacciuffato il segno positivo, tornando ai massimi dall’agosto del 2011 (+13% rispetto a fine 2011). Tra i mercati europei spicca Francoforte con una crescita vicina al 30% su base annua. Bene anche Parigi con un incremento superiore al 15% e non è trascurabile il risultato di Piazza Affari (+8% circa), meglio di Londra (+6,4%) e New York (Dow Jones +6,6%). Da segnalare anche il risultato di Atene: +16,2%, nell’anno in cui il debito sovrano ha sfiorato ripetutamente il default. Dei principali mercati, solo Madrid archivia il 2012 con un risultato dell’indice Ibex in rosso (-5,2%), ma con un quadro tecnico potenzialmente rialzista.
Se infatti si considerano altri indicatori, come appunto quelli forniti dall’analisi tecnica, la strada dei possibili rialzi sembra ancora lunga, pur dovendo fare i conti con la debolezza della congiuntura e con appuntamenti elettorali di grande rilievo per gli equilibri complessivi del l’area: quello di febbraio in Italia, ma anche quello tedesco, a settembre, nel quale il Cancelliere Angela Merkel punterà – con buone speranze di successo – alla riconferma.
Se almeno alcuni dei fattori di incertezza evolveranno in senso positivo, le oscillazioni del pendolo della storia potrebbero farsi più ampie, spinte anche da una necessità di ricopertura dopo anni di cali delle quotazioni e defezioni da questa asset class. «Negli ultimi anni – spiega Dominic Rossi, chief investment officer azionario di Fidelity worldwide – il comparto azionario ha subito importanti deflussi, tanto che la presenza di investitori istituzionali è ai minimi degli ultimi 30 anni». Le cose potrebbero rapidamente cambiare, aiutate da un trend favorevole del mercato. «In Europa – riprende Rossi – sono prevedibili dividendi nell’ordine del 3-4%, fatta eccezione per il comparto finanziario, nel quale la distribuzione dei dividendi in molti casi è stata sospesa. I bilanci sono solidi, mentre i payment ratio sono ridotti e quindi c’è margine per un incremento. Abbinando i dividendi alla crescita stimata il rendimento complessivo può raggiungere l’interessante livello del 7-8%, che dovrebbe incoraggiare ulteriori afflussi verso i fondi equity income».
Un primo sguardo ai settori dei listini offre non poche sorprese. Nel 2012 il migliore è stato quello dell’auto con un balzo superiore al 34%, guidato dagli ottimi risultati di titoli come Volkswagen e Bmw. «I mercati azionari europei si sono rivelati solidi – conferma l’ultima nota strategica di Carmignac Gestion – e noi continuiamo a beneficiare di questa dinamica investendo in società come Volkswagen». A seguire, assicurazioni (+33%) e banche (+23%). In rosso invece le telecomunicazioni (la perdita annua ammonta al 10% circa). Ma come evolverà questo quadro nei prossimi mesi? Già da tempo alcuni comparti raccolgono consensi, dall’energia alla tecnologia, dal petrolio alla farmaceutica, dalle assicurazioni al lusso, senza dimenticare le grandi multinazionali del largo consumo. Il settore finanziario, invece, resta un grande punto di domanda.
Tuttavia, un po’ per tutte le aziende il percorso verso la ripresa sarà ancora accidentato. «I dati aziendali nell’Eurozona sono rimasti deboli, mostrando però qualche segno di miglioramento – precisa l’ultimo Global Snapshot di Henderson Global Investors -. I dati dell’indice Pmi (purchasing manager) europeo di novembre sono stati contrastanti, ma i nuovi ordini alle imprese hanno toccato i massimi livelli da marzo a questa parte».
Meno ottimistica la posizione di Fidelity worldwide investment: «Restano ancora numerosi problemi strutturali da risolvere – riflette Alexandra Hartmann, gestore del fondo Ff euro blue chip – e non possiamo ancora dire che l’Europa si sia ripresa perché resta l’eventualità che le condizioni economiche e commerciali peggiorino. In questo senso, non è di aiuto il processo di riduzione del debito, che proseguirà ancora per un certo periodo». Per affrontare le Borse europee dei prossimi mesi bisognerà dunque affinare le doti da rabdomante per trovare il titolo capace di vincere una gara così insidiosa. Sono in molti a guardare ancora una volta alla Germania: «I titoli azionari tedeschi – conclude Christian von Engelbrechten, gestore del fondo Fidelity Germany – si confermano un ottimo acquisto e i fondamentali delle imprese sono migliorati, mentre le valutazioni rimangono inferiori del 30-40% alla media di lungo periodo. In particolare, vedo opportunità interessanti tra le small cap tedesche che hanno faticato durante il recente rialzo di mercato, ma che potrebbero riservare sorprese in positivo quando renderanno noti i dati sugli utili».

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