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Eurozona, accordo sul debito greco

I creditori della Grecia hanno raggiunto nella notte tra martedì e mercoledì qui a Bruxelles un accordo per concedere nuovi aiuti finanziari al paese mediterraneo e per alleggerire progressivamente l’elevato debito pubblico greco. Su questo secondo fronte, restano dubbi sulla posizione del Fondo monetario internazionale che per ora ha dato solo un benestare di massima. Al netto delle reazioni degli uni e degli altri, il compromesso, se confermato, è un successo della Germania.
In buona sostanza, i creditori hanno deciso di versare ad Atene nuovi aiuti per 10,3 miliardi di euro, nel quadro di un terzo piano di aggiustamento iniziato nell’agosto 2015. La prima tranche di 7,5 miliardi è prevista in giugno. La seconda di 2,8 miliardi sarà versata dopo l’estate. Dipenderà da una serie di condizioni, tra le quali progressi sul fronte del nuovo Fondo per gli investimenti e le privatizzazioni, del governo delle banche, del settore energetico e dell’agenzia delle entrate fiscali.
Il nodo del debito è stato quello più delicato. Tutti i creditori sono consapevoli della necessità di aiutare la Grecia su questo versante, secondo un impegno del 2012. L’Fmi è giunto alle trattative con richieste di alleggerimenti radicali, rifiutate da molti paesi europei. È stata quindi trovata una bozza di compromesso. L’Fmi ha ottenuto misure per rendere il debito più sostenibile (oggi al 180% del Pil), ma non da subito: solo dopo il 2018, alla fine del programma di aggiustamento.
Il pacchetto prevede misure di breve, di medio e di lungo termine (si veda l’articolo a fianco). Solo le prime avverranno da subito, prima del 2018. È stata la Germania a sostenere questa linea. Il governo federale non ha voluto concedere un alleggerimento significativo prima del 2018, sia per tenere Atene sulla corda, sia per scavalcare le elezioni federali del 2017. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble non voleva tornare a Berlino da Bruxelles con un impegno troppo impopolare.
Nel comunicato di martedì notte, l’Eurogruppo dice di «accogliere con favore l’intenzione della dirigenza del Fondo di raccomandare al proprio consiglio di amministrazione l’approvazione dell’accordo finanziario entro la fine del 2016», sulla base di una nuova analisi sulla sostenibilità del debito. Da Washington, un funzionario del Fondo ha aggiunto ieri pomeriggio: «Abbiamo bisogno di sapere che le misure su cui si è impegnata l’Europa sono sufficienti per ridurre il debito».
Nella sostanza, il Fondo ha dato nella notte di martedì un benestare condizionato all’accordo con gli europei, in attesa di capire come potrà evolvere il debito pubblico greco con le scelte emerse dal compromesso e se il passivo si rivelerà sufficientemente sostenibile per garantire la partecipazione dell’Fmi al programma di aggiustamento. La cautela della dirigenza del Fondo è legata al fatto che molti paesi emergenti sono preoccupati dall’esposizione dell’Fmi nei confronti della Grecia.
Interpellato dalla stampa, che gli ha chiesto se per caso martedì notte l’Fmi avesse «acquistato un gatto in un sacco», una espressione tedesca per descrivere un possibile imbroglio, Schäuble ha risposto: «Non sono un venditore di gatti, tanto meno un venditore di gatti nel sacco». L’intesa con il Fondo è necessaria anche per garantire la partecipazione dell’Fmi al salvataggio greco, una condizione sine qua non di molti paesi – tra cui la Germania – per continuare a versare prestiti alla Grecia.
Al dil à di questi dubbi, è la seconda volta in pochi anni che la Grecia ottiene un alleggerimento del debito. Nel 2012, ad essere colpiti con una riduzione del valore nominale erano stati gli investitori privati. L’accordo è «un segnale importante per la Grecia e in generale per la stabilità finanziaria», ha commentato il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan. Dal canto suo, Schäuble ha voluto precisare che non vi è bisogno di un benestare del Bundestag che approvi le decisioni prese dall’Eurogruppo.
Contrastate le analisi del mercato. Tullia Bucco, economista di UniCredit, ha fatto notare che «la maggioranza delle misure saranno concesse solo alla fine del programma di aggiustamento nel 2018» e che «le misure di lungo-termine sono vaghe». Mentre François Cabau, analista di Barclays, ha scritto di temere che nuove divergenze di opinione tra i creditori riaffioreranno quando, entro fine anno, i creditori faranno una nuova analisi della sostenibilità del debito greco, sulla base delle misure promesse.

Beda Romano

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