Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Europa vulnerabile senza reti di sicurezza

Completare l’unione bancaria – Bene la flessibilità sui conti, ma servono politica di bilancio unica e condivisione del debito
La lunga marcia verso l’integrazione europea registra «progressi e incertezze». Acuita dalle «debolezze di singoli paesi», la crisi dei debiti sovrani ha trovato alimento nell’incompletezza dell’Unione economica e monetaria. La conseguenza è che la mancata condivisione dei rischi determina una situazione di oggettiva vulnerabilità. Parte da questa premessa la riflessione sull’Europa, che il Governatore della Banca d’Italia condensa nelle «Considerazioni finali».
I risultati raggiunti non mancano, ma sono disomogenei, e si registra un evidente ritardo nella «piena condivisione degli strumenti sovranazionali», come l’Esm la cui capacità «è modesta, sostenuta da garanzie limitate dei paesi membri». Il caso più evidente riguarda le scelte operate sul sistema bancario, dove «si è pressoché annullata la possibilità di utilizzare risorse pubbliche come strumento di prevenzione e gestione delle crisi». Manca ancora la terza gamba, quella del sistema unico di garanzia dei depositi, e sul «bail in» non è stato previsto un sufficiente periodo transitorio «che consentisse a tutti i soggetti coinvolti di acquisire piena consapevolezza del nuovo regime». La lunga crisi che ha investito l’eurozona ha imposto del resto una rilettura dell’impianto di regole definito per blindare la tenuta della moneta unica. Rafforzamento per molti versi necessario, se si considera «lo scarso rispetto» di quelle regole nel periodo precedente la crisi.
Ora lo scenario è mutato. Si apre la strada a un’applicazione più ragionata della disciplina di bilancio europea, «tenendo conto della presenza di circostanze eccezionali e della concomitante attuazione di interventi di lungo periodo». Chiaro il riferimento di Visco sia all’emergenza migranti/sicurezza sia alla flessibilità prevista per riforme strutturali e investimenti. Si tratta di condizioni in base alle quali – sottolinea – i bilanci nazionali possono esercitare, almeno in parte, «una funzione di stabilizzazione macroeconomica». Clausole di cui l’Italia ha fruito in particolare nell’anno in corso, ottenendo nel totale una flessibilità (per riforme, investimenti ed eventi eccezionali) pari allo 0,85% del Pil, e «prenotando» al tempo stesso ulteriori margini per il 2017 pari allo 0,7% del Pil. Il punto – rileva il Governatore – è che non è possibile «pensare di prevedere tutte le contingenze». Nell’impianto originario del Patto di stabilità, i cosiddetti fattori rilevanti sono limitati a gravi e prolungati periodi di recessione, a eventi fuori del controllo dei singoli Stati come le calamità naturali. Ora il raggio di azione si va estendendo a fenomeni prima non contemplati, quali appunto l’emergenza migranti e le spese sostenute per incrementare i livelli di sicurezza contro la minaccia terroristica. La conclusione del ragionamento del Governatore è che ora la Commissione «si trova a dover interpretare, in maniera evidentemente discrezionale, i margini di flessibilità presenti nelle regole». Prevale un approccio più politico e meno ragionieristico, si può aggiungere, e questa svolta appare pienamente condivisibile.
Passaggio importante ma non risolutivo di per sé. Per Visco, quel che manca è un «bilancio condiviso». La strada passa attraverso ulteriori cessioni di sovranità nazionale, e un adeguato rafforzamento della funzione legislativa europea. Azioni necessarie per attuare «politiche coerenti con le condizioni cicliche delle diverse economie e dell’area nel suo complesso, tempestivamente e senza incertezze sulla loro legittimità». E la questione su cui da tempo la Banca d’Italia sollecita risposte immediate: la moneta unica «ha bisogno di confrontarsi con una politica di bilancio unica». Visco torna a proporre l’introduzione di strumenti di debito comuni, e contestuali decisioni sul trattamento dei debiti nazionali, «nella prospettiva di un debito unico dell’area». Prospettiva che, com’è noto, piace assai poco alla Germania. Intanto – torna a proporre Visco – si punti ad accrescere le risorse comuni, anche attraverso l’istituzione di un fondo in cui far confluire parte dei debiti sovrani, «da redimere nel tempo con modalità ben definite e senza trasferimenti di risorse tra paesi, sostanziando una forma di unione di bilancio non disgiunta da regole cogenti, da poteri di controllo e intervento».
Duro attacco al governatore dal leader leghista Matteo Salvini: «In un Paese normale sarebbe in galera. Dov’erano mentre le banche fregavano e saltavano»? Sintonia invece dalla presidente della Camera Laura Boldrini: «Condivido la lettura di una maggiore integrazione politica europea, base per avere un futuro».

Dino Pesole

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa