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In Europa si allargano le inchieste su Facebook

«Zuck» si cosparge il capo di cenere. Fa mea culpa in una conference call con i giornalisti. E le azioni di Facebook dopo tre settimane di passione, un calo del 16%, più di 80 miliardi di valore perso in Borsa – i titoli hi-tech in tutto il mondo hanno pagato un conto di 700 miliardi dall’inizio del datagate – ritornano a vedere il segno positivo. Già nel premercato le quotazioni erano in ripresa. Rialzo che è continuato durante la seduta di ieri a Wall Street dove Facebook è arrivata a guadagnare il 4,2%, oltre i 161 dollari, per poi scendere, ma sempre in territorio positivo.
La versione di Mark
«Non abbiamo compreso la nostra responsabilità. È stato un mio errore», ha detto Mark Zuckerberg. «Quando tu costruisci qualcosa come Facebook che non ha precedenti nel mondo, ci sono aspetti che non puoi prevedere», ha detto il ceo e presidente del gruppo californiano che oltre al social network da 2,13 miliardi di utenti attivi controlla Instagram, Messenger, WhatsApp. «È?importante imparare dai propri errori», ha aggiunto. A chi gli chiedeva se il cda gli avesse suggerito di farsi da parte dopo il pressing esercitato da alcuni azionisti, tra cui i fondi pensione della città di New York, ha risposto in modo netto: «Non che io sappia. Il nostro gruppo ha 15mila persone dedicate alla sicurezza; entro fine 2018 arriveranno a 20mila». Comunque c’è da lavorare perché «se la gente non è contenta della tua società non va bene», ha concluso.
Le audizioni al Congresso
La prossima settimana Zuckerberg testimonierà davanti alle due commissioni parlamentari che negli Stati Uniti stanno indagando sui condizionamenti dei social network nelle ultime elezioni presidenziali per l’uso non autorizzato di dati personali. Martedì 10 aprile Zuckerberg verrà ascoltato in seduta comune dalle Commissioni Giustizia e Commercio del Senato. Il giorno dopo testimonierà davanti alla Commissione al Commercio e all’Energia. «Le due audizioni saranno un’importante opportunità per aiutare gli americani a capire meglio che cosa accade delle loro informazioni personali online», hanno scritto i senatori.
Ammissione di colpa
Per la prima volta in maniera ufficiale Facebook ha riconosciuto che i dati personali dei 2,1 miliardi dei suoi utenti attivi nel mondo possono essere utilizzati in modo improprio, ammettendo i problemi della società nella protezione della privacy delle persone, mentre genera miliardi di dollari di ricavi con le stesse informazioni. Facebook ha anche affermato che i dati di 87 milioni di persone, in gran parte negli Stati Uniti, possono essere stati condivisi in modo improprio con la società di ricerca londinese Cambridge Analytica che seguiva la campagna elettorale di Donald Trump. E qualche mese prima aveva seguito il «fronte del no» nel referendum sulla Brexit.
L’Europa si muove
«Il caso Facebook è molto preoccupante, 87 milioni di persone sono state condizionate, anche in Europa», ha scritto ieri in un tweet la Commissaria Ue alla Giustizia Vera Jourova. «Facebook deve darci delle risposte sulla protezione dei dati degli europei». Jourova ha scritto una lettera alla società di Menlo Park per chiedere spiegazioni entro due settimane. Il suo portavoce Christian Wigand ha detto che la Ue è in contatto con Facebook «per fissare un incontro ad alti livelli nei prossimi giorni. L’accesso non autorizzato ai dati personali degli utenti europei di Facebook non è accettabile». Bruxelles sta lavorando a stretto contatto con l’Autorità britannica per la protezione dei dati (Ico), che guida l’inchiesta in Europa, e la Federal trade commission americana. Il 25 maggio entreranno in vigore le nuove norme europee per la protezione della privacy. La pressione su Facebook da parte dei legislatori e dei garanti della privacy aumenta in tutto il mondo. L ’Australia ha avviato un’inchiesta contro Facebook: sono stati condivisi i dati di 311mila australiani. E addirittura la Nigeria sta indagando sul condizionamento di Cambridge Analityca nelle ultime due elezioni.

Riccardo Barlaam

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