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Europa senza accordo, Grecia senza assegno

di Ivo Caizzi

LUSSEMBURGO — La Grecia rischia il collasso se non arriva la sesta tranche di aiuti Ue da 8 miliardi di euro perché non potrebbe pagare nemmeno gli stipendi del settore pubblico e le pensioni. Ma a Lussemburgo i 17 ministri finanziari dell'Eurogruppo, pur ammettendo la necessità di salvare Atene, hanno continuato a scontrarsi su come procedere e a dilazionare le decisioni. «Ho cancellato l'Eurogruppo straordinario del 13 ottobre», ha annunciato dopo la mezzanotte il presidente lussemburghese dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker spiegando che a quella data non sarà ancora possibile sbloccare gli aiuti alla Grecia. Juncker ha anche chiesto nuove misure al governo Papandreou per il 2013-2014.

Ufficialmente l'Eurogruppo attende il rapporto sulla Grecia della Trojka, composta da Commissione europea, Bce e Fmi. In realtà si aspettano sviluppi dall'incontro a Berlino di domenica prossima tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, che finora hanno puntato a salvare le banche nazionali esposte in Grecia invece di aiutare la ripresa di Atene. L'eventuale accordo franco-tedesco dovrebbe poi passare al vaglio del vertice dei capi di governo dell'Eurozona il 18 ottobre prossimo.

«La Grecia ha difficoltà strutturali, ma non è il capo espiatorio della zona euro — ha dichiarato il ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos —. Il nostro budget per il 2012 è molto ambizioso. Contiamo di presentare, per la prima volta dopo molti anni, un avanzo primario di 3,2 miliardi, dopo un deficit di 2,3 miliardi quest'anno e di 24 miliardi nel 2009». Il ministro delle Finanze belga, Didier Reyders, ha esortato a non eccedere con il rigore per non rischiare che «la Grecia muoia di risanamento».

Juncker ha escluso un fallimento pilotato di Atene o l'uscita dall'euro. Un aumento del fondo salva Stati è sollecitato dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, che temono di subire conseguenze negative dalla crisi greca. Ma la Germania frena. «Non ha senso», ha dichiarato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che ha esortato la Slovacchia a dare il via libera all'aumento a 440 miliardi effettivi, varato il 21 luglio scorso. L'Eurogruppo ha risolto con una soluzione tecnica la richiesta della Finlandia di garanzie collaterali dalla Grecia per sbloccare gli aiuti. Il commissario per gli Affari economici, il finlandese Olli Rehn, ha detto che il compromesso potrebbe essere l'aumento del fondo Efsf usando la leva finanziaria. «Considero conveniente che possa avere più capacità, che non vuol dire necessariamente un aumento quantitativo, ma più flessibilità, non che dobbiamo metterci più denaro», ha confermato il ministro delle Finanze spagnolo Elena Salgado. Il rischio è che nell'attesa la crisi si estenda. «Bisogna intensificare il consolidamento fiscale, come hanno fatto recentemente Italia e Spagna», ha ammonito Rehn. Il commissario Ue ha aggiunto che oggi a Lussemburgo l'Ecofin a 27 ratificherà le nuove regole di governance con le sanzioni semiautomatiche per i Paesi con deficit e debito eccessivo. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti dovrà così impegnarsi a riportare il debito dal 120% del Pil verso il 60%.

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