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Europa pronta a discutere, «ma niente tagli»

I partner europei della Grecia hanno confermato ieri che sono pronti a negoziare con il leader del partito della sinistra radicale Syriza e nuovo premier greco, Alexis Tsipras, un nuovo modus vivendi. Quali saranno i termini della nuova convivenza è ancora tutto da capire. L’impressione è che ci sia spazio per rivedere le condizioni di rimborso dei prestiti internazionali e alcuni aspetti della strategia economica. Per ora, appare più difficile per i creditori accettare un abbuono del debito.
La riunione di ieri dei ministri delle Finanze dell’Eurogruppo, fissata da tempo, è stata l’occasione per un primo giro di tavolo sui risultati elettorali in Grecia, e il successo di Syriza, un partito che ha fatto campagna elettorale chiedendo una revisione radicale di politica economica. Gli esponenti politici si sono voluti tutti molto cauti, forse anche perché colti di sorpresa dall’entità del successo del movimento guidato da Tsipras e consapevoli del fatto che potrebbe fare nuovi adepti in altri paesi europei.
«Ci prepariamo a lavorare in modo pragmatico con il nuovo governo – ha detto in una conferenza stampa il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem –. Siamo pronti a sostenerlo nel suo desiderio di rilanciare la crescita economica». Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha aggiunto che la Commissione vuole «una Grecia dove la crescita è sostenibile, una Grecia che riduca le ineguaglianze, una Grecia che sia capace di ripagare il suo debito» nel rispetto degli «impegni presi».
Cinque gli obiettivi che Syriza ha presentato durante la campagna elettorale, tutti o quasi in contrasto con la strategia economica europea. Oltre alla ristrutturazione del debito e all’interruzione dei rimborsi sui prestiti, il partito vuole aumentare il salario minimo, portandolo a 751 euro al mese; promuovere gli investimenti statali e lanciare un programma di aiuti pubblici ai meno abbienti; abolire una tassa sulle proprietà immobiliari; reintrodurre norme per la protezione dei lavoratori.
Sul tavolo, il primo nodo è la conclusione del programma di aggiustamento economico, prevista per la fine di febbraio, a cui è legata un rapporto sulle riforme strutturali finora adottate dalla Grecia così come il versamento di una nuova tranche di aiuti finanziari. Tsipras vuole rinnegare la strategia economica imposta dai creditori internazionali in questi anni, e quindi sbarazzarsi del programma di aiuti. Al tempo stesso ha bisogno di denaro fresco, fosse solo per pagare la funzione pubblica nei prossimi mesi.
Più in generale, il premier finlandese Alexander Stubb ha detto che il suo governo è pronto a discutere un diverso scadenzario del rimborso del debito greco: «Non faremo alcun abbuono – ha avvertito –, ma siamo pronti a discutere un allungamento del programma o delle maturità (…) Ciò non cambierà il fatto che la Grecia deve continuare le riforme economiche». I creditori del paese mediterraneo hanno concesso dal 2010 ad oggi prestiti per 240 miliardi di euro. Il debito greco è pari a quasi il 180% del Pil.
Alla radio Europe 1, il banchiere centrale Benoît Cœuré ha ricordato che la Banca centrale europea detiene una parte del debito greco. Per questo motivo, ha escluso una ristrutturazione, ma ha aggiunto: «Ciò non esclude, per esempio, un riscadenzamento del debito». Secondo un esponente della Bce, il presidente Mario Draghi, presente ieri all’Eurogruppo, ha sottolineato con i ministri che l’allentamento quantitativo deciso la settimana scorsa richiede da parte dei governi, perché abbia successo, riforme strutturali.
In buona sostanza, i partner europei della Grecia hanno quindi preso atto ieri dei risultati del voto greco, e si sono voluti particolarmente accomodanti. Inutile, ai loro occhi in questo momento aizzare gli animi, commentando negativamente le intenzioni più bellicose di Syriza. C’è il desiderio di trovare un terreno comune. Lo stesso Dijsselbloem ha più volte ripetuto ieri sera che per ora la richiesta di ristrutturazione del debito è «una voce».

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