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Europa oltre il 3%: le Borse in rialzo su Fed e salva-Stati

di Marco Valsania

Le borse europee hanno calato il sipario su un agosto tempestoso, le giornate più difficili dal crollo di Lehman Brothers nel 2008, con una performance spumeggiante: nell'ultima seduta del mese hanno guadagnato terreno – tra il 2% e oltre il 3% – sull'onda di dati economici che senza paventare rischi di recessione potrebbero rivelarsi abbastanza deboli da spingere le banche centrali, Federal Reserve in testa, a sostenere la crescita globale. E un aiuto è giunto da schiarite politiche nella lotta all'altra crisi, quella del debito sovrano nel Vecchio Continente: il governo tedesco ha approvato il rafforzamento del fondo salva-stati e il premier finlandese Jurki Katainen ha previsto nuovi accordi con la Grecia su garanzie in cambio di aiuti.

L'Ftse 100 londinese ha guadagnato il 2,4%, il Dax tedesco il 2,5%, il Cac 40 francese il 3,07%, Madrid il 3,2% e Piazza Affari il 3,02 per cento. Lo Stoxx Europe 600, con in evidenza titoli dalle costruzioni, alle materie prime e alle auto, è lievitato del 2,9 per cento. Meno brillante e più volatile Wall Street: lo Standard & Poor's 500, partito con incrementi superiori all'1%, ha chiuso in rialzo dello 0,49 per cento . Il Dow Jones è salito dello 0,46%, sufficiente a tornare in attivo per l'anno. Il Nasdaq è salito dello 0,1 per cento. I listini a stelle e strisce, sostenuti da titoli industriali quali Caterpillar e Alcoa, hanno dovuto incassare flessioni nelle telecomunicazioni, scattate per l'opposizione delle autorità antitrust alla fusione da 39 miliardi tra AT&T e T-Mobile Usa.

Ma neppure in Europa l'ultima seduta ha potuto cancellare un mese scosso da paure per la stabilità economica, che hanno bruciato sui suoi mercati 750 miliardi di dollari. Un indice dei principali titoli quale l'FTSEurofirst 300, è scivolato dell'11% in agosto e del 14% da inizio d'anno, ben più del 2,7% perso dallo S&P 500. Il Dax tedesco, con una caduta mensiledel 19%, ha sofferto il peggior declino in nove anni. Oltreoceano lo S&P 500, nonostante un rally che dai minimi dell'8 agosto ha recuperato oltre l'8%, nell'ultimo mese ha a sua volta ceduto il 5,7 per cento. Dai massimi dell'ultimo ciclo rialzista, in aprile, la flessione è doppia. Anche l'indice mondiale Msci ha battuto in ritirata del 7,6% nel mese più nero dal maggio 2010.

Gli investitori, stando a sondaggi di Reuters, sono fuggiti dal rischio: hanno ridimensionato ai minimi in tre anni l'esposizione azionaria, scesa al 49,2% dal 52,2% di luglio. Nella settimana al 24 agosto, ad esempio, i fondi comuni hanno sofferto riscatti netti dai clienti pari a 2,04 miliardi, con fuoriuscite per 3,21 miliardi dai fondi azionari. E la contrastata eredità di agosto potrebbe estendersi a settembre: tradizionalmente è il terzo mese nella classifica annuale della volatilità e il peggiore quale performance, con un saldo medio negativo di mezzo punto percentuale. Numerosi operatori temono che i mercati, in presenza di un'economia fragile, non riprenderanno a galoppare. Proprio ieri, in omaggio alle tensioni su tutte le piazze finanziarie, il gigante obbligazionario Pimco ha lanciato un nuovo fondo «go anywhere», impegnato a sfruttare molteplici strategie a caccia di risultati.

Il recente ritorno degli acquisti è stato attribuito a una miscela di fattori ancora instabile: le opportunità d'acquisto create dai precedenti ribassi, sia in Europa che negli Stati Uniti, con quotazioni scese ormai a multipli inferiori alle medie storiche (13 rispetto a 16 nell'S&P 500). Soprattutto, la convinzione che la Fed sia pronta a intervenire, forse al prossimo vertice del 20 e 21 settembre. Ha già discusso le potenziali azioni, compresi nuovi acquisti di asset obbligazionari, pur rimanendo incerta sul da farsi. A riassumere le speranze di molti operatori è Stephen Massocca di Wedbush Morgan: «Credo che otterremo qualcosa» dalla Banca centrale.

Le statistiche economiche diffuse ieri – deboli ma non troppo – hanno avuto l'effetto di calmare eccessivi timori di tracolli della crescita e di incoraggiare allo stesso tempo le scommesse sulla Fed: l'indice Adp statunitense, che misura l'occupazione nel settore privato, ha dato conto della creazione di 91.000 posti di lavoro il mese scorso. Una frenata nelle assuzioni, seppur di segno ancora positivo, alla vigilia dell'atteso dato governativo sulla disoccupazione di venerdì. L'indice manifatturiero di Chicago ha a sua volta evidenziato in agosto un'espansione ma al rallentatore, la più lenta dal 2009. Gli ordini alle fabbriche in luglio sono lievitati del 2,4% grazie all'auto, che con il 9,8% ha registrato l'aumento maggiore in otto anni gonfiato tuttavia da un recupero della produzione dai danni del terremoto in Giappone.

Sul Vecchio continente nuovi dati tranquillizzanti sull'inflazione hanno rafforzato le previsioni che la stessa Banca centrale europea adotti una politica monetaria più favorevole alla crescita. Gli aumenti dei prezzi nei 17 paesi della moneta unica sono rimasti invariati al 2,5% in agosto. La Bce, secondo gli analisti, potrebbe quantomeno rinunciare a nuovi rialzi dei tassi davanti a un indebolimento dell'espansione che anche nell'eurozona si è tradotto in un'elevata disoccupazione, in luglio pari al 10 per cento.

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