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Europa, la notte più lunga Ultima chiamata per il budget

La difficoltà di un accordo sul bilancio Ue 2014-2020 è emersa già all’arrivo dei 27 capi di Stato e di governo. «Le posizioni sono ancora distanti», ha annunciato entrando nel summit a Bruxelles la cancelliera tedesca Angela Merkel, leader dei Paesi del Nord sostenitori di forti tagli alle spese per l’Europa. Il presidente francese François Hollande, che guida gli Stati del Sud favorevoli all’uso dei fondi Ue per rilanciare la crescita e l’occupazione, ha escluso eccessivi tagli per «agricoltura e coesione» e la necessità di «un compromesso a tutti i costi». Il premier britannico David Cameron ha dichiarato che, senza maggiori risparmi, «non ci sarà un accordo». Il premier Mario Monti ha ammesso che sono in discussione «aspetti di distribuzione tra i Paesi, che sono molto importanti».
Lo scontro sul bilancio Ue avviene sempre in nome di principi nobili come il futuro dell’Europa, il rilancio della crescita e la tutela del denaro dei contribuenti dagli eccessi di spesa dell’euroburocrazia. Ma lo slittamento di quasi sei ore dell’inizio del vertice, che secondo il programma dovrebbe trovare l’accordo entro oggi, ha fatto trapelare il solito «mercato delle vacche», dove i 27 leader difendono soprattutto interessi economici nazionali. Si irrigidiscono per tenere bassi i loro contributi all’Ue e per ricevere indietro quanti più fondi è possibile. Il maggiore peso politico conta più dello stare dalla parte della ragione. Così la Germania, appoggiata da altri Paesi finanziariamente solidi, pretende il primo bilancio della storia Ue più basso del precedente (scendendo a poco più di 900 miliardi effettivi nei sette anni). Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Belgio replicano che Merkel e l’Ue, imponendo le misure di austerità anti-crisi (spesso con pesanti effetti recessivi), avevano promesso interventi per la crescita e l’occupazione. L’Italia, invece, rischia di perdere miliardi di fondi agricoli e per lo sviluppo, senza recuperare nel suo esborso per lo sconto al Regno Unito sui contributi Ue. L’essere rappresentata da un premier in uscita non aiuta in un contesto dove la priorità è arraffare euro. Hollande difende soprattutto i fondi per l’agricoltura. Con lui si è schierato l’Europarlamento, depositario del potere di veto del bilancio. Ha inviato al summit il suo presidente, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, che ha ammonito a non eccedere con i tagli. Schulz vorrebbe almeno una revisione del bilancio nel 2017 per recuperare a metà percorso quanto oggi la crisi impone di tagliare.
Il presidente stabile del Consiglio Ue, il belga Herman Van Rompuy, aveva fissato alle 15 l’inizio del summit e l’ufficializzazione di una sua proposta di compromesso con ulteriori tagli per una trentina di miliardi, gradita dalla Germania. Recuperava qua e là un po’ di fondi per l’agricoltura e per l’occupazione giovanile, non sufficienti per tacitare la Francia e altri Paesi del Sud. Gli ci sono volute ore per capire che conveniva iniziare senza il suo testo. A complicare il contrasto franco-tedesco c’è la richiesta compensativa di Hollande di un deprezzamento dell’euro, simile a quello attuato da Stati Uniti e Giappone per aiutare l’export. Merkel però rifiuta. Sul tema si è inserito da Francoforte il presidente della Bce Mario Draghi, in modo mediatorio, sostenendo che l’euro forte «è un segno di ritorno alla fiducia» e che «monitorerà attentamente» l’andamento del cambio per evitare effetti negativi sull’inflazione. Il summit si è esteso nella notte.

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