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Europa in «manovra» sugli investimenti

Nuovi tagli alla spesa, ma anche tasse più «light» e un gruzzolo per gli investimenti per rilanciare la crescita. Con la cinghia allentata sulla misure di austerity. È il filo rosso che lega i budget 2015 dei big europei all’esame di Bruxelles. Come per l’Italia la sforbiciata alla pesante macchina burocratica prosegue anche in Francia, Spagna e Olanda. «Al tempo stesso – spiega Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura – la novità è un ribilanciamento tra le entrate e le uscite, con i primi segnali di un taglio delle imposte, su famiglie o imprese». Un jolly da calare per ridare slancio a una ripresa che appare sempre più lontana, in un periodo di alta turbolenza dei mercati. Continua (per ora) a viaggiare controcorrente la Germania, costretta però a ridimensionare le stime di crescita dal 2 all’1,3 per cento.
Mentre anche Berlino scopre di non essere immune alla crisi, la Spagna vede rosa e scommette su un’espansione del 2 per cento. Se le stime saranno confermate andrà a Madrid la palma della crescita del 2015. L’Olanda è più prudente (+1,25%) e la Francia stima una ripresa dell’1% che l’Alto Consiglio di Finanza pubblica ha già definito “troppo ottimistica”. L’occhio della Commissione Ue sarà vigile soprattutto sulle previsioni di deficit. La vera sfida è arrivata da Parigi: nella «Loi des finances» ha già messo in chiaro che non scenderà sotto il 3% quest’anno come richiesto dalla Ue ma si accontererà del 4,3% (lo 0,1% appena in meno rispetto al 2014). Rosso di bilancio oltre il livello di guardia (4,2%) anche per Madrid, che però ha tempo fino al 2016 per mettersi in regola. Mentre l’Olanda dallo scorso giugno non è più “sorvegliata speciale” con l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo. Qui Berlino continua a recitare la parte della prima della classe e nonostante il Pil più basso del previsto conferma l’impegno al deficit zero, per la prima volta dal 1969, fedele alle regole europee e al principio della “Schuldenbremse”, inserito nella sua Costituzione nel 2009.
Sui tagli alla spesa la Francia, almeno sulla carta, annuncia una sforbiciata «senza precedenti» di 21 miliardi, con i ministeri a dieta per 7 miliardi. E nella bozza da martedì scorso già all’esame del Parlamento si rompe persino un tabù, con una riduzione della dotazione per il welfare di 3,2 miliardi grazie a una stretta sulle assicurazioni malattia e alla razionalizzazione dei servizi. La Spagna va avanti con la spending review avviata nel 2012: anche quest’anno proseguiranno il blocco delle assunzioni e il congelamento dei salari. Anzi, Madrid e l’Aja grazie agli sforzi degli anni passati si consentono il lusso di aumentare leggermente la spesa sociale. Il governo olandese, che già guarda al test delle elezioni provinciali di marzo, conferma però l’impegno a rispettare il tetto della spesa fissato lo scorso anno e prevede ulteriori tagli per 6 miliardi, uno in meno del previsto. Anche qui la Germania viaggia controvento e punta su un rialzo della spesa pubblica dell’1% circa.
Berlino a parte, che ha avviato una riflessione su un fisco più equo, gli altri tre big utilizzano il gruzzolo già ottenuto con i tagli alla spesa per osare un ritocco delle imposte. La più coraggiosa è Madrid, dove l’aliquota sulle persone fisiche è stata ridotta, in media, del 12,5% e da gennaio introdurrà nuovi incentivi. Sempre nel 2015 l’imposta nominale sui redditi societari passerà dal 30 al 28 per cento. La Francia gioca la carta dell’alleggerimento per i redditi più bassi che dovrebbe portare una boccata di ossigeno da 3,2 miliardi per oltre 6 milioni di famiglie e dare una mano ai consumi. Parigi dà una sforbiciata anche alla tassazione sul lavoro per salari minimi, autonomi e Pmi. L’Aja annuncia l’intenzione di allentare la morsa del fisco sulle persone fisiche e sulle imprese grazie al gruzzolo ottenuto con i tagli alla spesa.
Tutti e quattro, Germania inclusa, mettono in campo misure per la crescita. Berlino stacca l’assegno più ricco: 38,4 miliardi per istruzione, ricerca e infrastrutture digitali. La Francia scommette sugli incentivi al settore delle costruzioni, l’Olanda annuncia la creazione di un “Fondo per il futuro” per investimenti in innovazione delle Pmi. La carta spagnola si chiama “Crece”: 40 misure da oltre 2 miliardi per far ripartire gli investimenti. Nel Paese dove i senza lavoro superano il 24% la lotta alla disoccupazione è una priorità asoluta, con un aumento della dote e un programma di coordinamento tra agenzie locali e statali.
Riusciranno le misure a convincere Bruxelles? Un primo verdetto, solo in caso di bocciatura, è atteso entro il 29 ottobre. Mentre per tutti la pagella arriverà entro il 30 novembre. «Per la Spagna – spiega Peruzzo – mi aspetto il giudizio migliore, la Francia quello peggiore, ma non mi aspetto delle insufficienze. In questo momento di incertezza sui mercati la bocciatura di un Paese danneggerebbe la credibilità dell’Area euro».

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