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Europa-Grecia, la resa dei conti

Ufficialmente, i partner europei della Grecia aspettano una proposta del Governo di Atene alla riunione dell’eurogruppo di domani a Bruxelles. Dietro le quinte, più di un partecipante europeo alla riunione dei ministri finanziari e dei governatori del G-7, il gruppo dei grandi Paesi industriali, ieri sera a Istanbul nell’ambito del G-20, ha espresso «sorpresa e disappunto” per i toni molto duri del discorso del premier greco Alexis Tsipras, domenica sera in parlamento, toni, e sostanza, che sembrano lasciare pochissimo margine per il compromesso.
Pubblicamente, la linea l’ha data, come spesso avviene, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. «Non so come reagirebbero i mercati se la Grecia si trovasse senza un programma, ma forse Tsipras ne sa più di me. Sono pronto a ogni tipo di aiuto, ma se questo non è bene accetto, per me va bene lo stesso». E il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha osservato, parlando in Germania, che «la Grecia non deve pensare che l’atteggiamento dell’Europa sia cambiato così tanto da accettare il piano di Tsipras senza limitazioni». Tsipras non vuole un’estensione del programma con i creditori internazionali in scadenza il 28 febbraio, né un nuovo programma. Senza programma, risponde l’Europa, non ci saranno nuovi aiuti, in mancanza dei quali la Grecia potrebbe trovarsi priva di fondi nel giro di poche settimane. Il Governo greco, dal canto suo, appare convinto che il resto dell’area euro non possa permettersi l’uscita della Grecia, pena lo sfaldamento dell’intera unione monetaria.
A lasciare una porta socchiusa ai greci è stato il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, secondo il quale l’eurozona dovrebbe trovare qualche forma di finanziamento, per evitare il panico sui mercati, finché non sia raggiunta una nuova intesa, una formula simile all’accordo ponte proposto da Atene. Seppure in modo meno esplicito, un riferimento analogo è stato fatto dal ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan.
Il fatto che il G-7 si sia riunito ieri sera prima della cena di lavoro del G-20 per quasi due ore e abbia dedicato quasi interamente la sua attenzione alla Grecia (oltre che alla crisi ucraina) è un segno della preoccupazione delle comunità internazionale. Nel quadro dell’economia mondiale disegnato ieri sera dal direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde, Grecia e difficoltà dell’eurozona sono fra i rischi più acuti per lo scenario globale. La stessa signora Lagarde aveva incontrato, prima del G-7, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, alla ricerca di una via d’uscita. Una fonte dell’Fmi ha precisato soltanto che sono stati discussi l’economia globale e gli sviluppi della situazione in Europa.
Gli altri partecipanti al G-7 spingono per la ricerca di un compromesso, consapevoli che una deflagrazione della crisi greca può causare turbolenze molto pericolose per l’economia mondiale e per i mercati finanziari. Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Jack Lew, ha sollecitato tutti ad abbassare i toni, come del resto nei giorni scorsi il presidente Barack Obama, che ieri con il cancelliere tedesco Angela Merkel a Washington ha discusso anche di Grecia, aveva sollecitato un accordo. La signora Merkel ha ripetuto la linea europea ufficiale secondo cui «quello che conta è quello che la Grecia metterà sul tavolo». Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, il club dei Paesi industriali, ha sostenuto che un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe pessima per la Grecia e per l’Europa. Gurria sarà ad Atene domani per un incontro con Tsipras, nel quale verranno discusse le riforme strutturali necessarie al Paese, ma ha escluso che l’Ocse, come hanno ventilato fonti greche, possa sostituirsi alla troika dei creditori internazionali nel monitorare gli impegni presi da Atene. In Gran Bretagna, il primo ministro britannico David Cameron ha convocato a Downing Street una riunione con il Tesoro e la Banca d’Inghilterra per predisporre piani d’emergenza per la City in caso di uscita della Grecia dall’euro. Il Governo inglese aveva preso la stessa precauzione nel 2012. Anche dal ministro canadese Joe Oliver è arrivato un invito alla ricerca di un compromesso. A Istanbul, molti concordano che le prossime 48-72 ore potrebbero essere decisive.
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