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Europa, giro di vite sull’evasione

A una settimana dal vertice europeo dedicato alla lotta contro l’evasione fiscale, i ministri delle Finanze dell’Unione hanno deciso ieri di affidare alla Commissione un mandato per negoziare nuovi accordi sullo scambio delle informazioni bancarie con cinque stati limitrofi. Sempre ieri però Lussemburgo e Austria hanno bloccato il benestare a una revisione in senso restrittivo della direttiva risparmio risalente al 2005, vincolando il via libera proprio ai negoziati con i Paesi vicini.
«Sono molto felice che dopo due anni la Commissione potrà negoziare accordi più stringenti sulla tassazione del risparmio con Svizzera, Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino», ha detto qui a Bruxelles il commissario al Fisco Algirdas Semeta dopo una riunione dell’Ecofin. «È invece con grande delusione che ho assistito alla bocciatura di una revisione della direttiva risparmio. Speriamo che i nostri leader al prossimo vertice facciano passi avanti».
L’obiettivo dei negoziati è di rivedere in senso restrittivo intese internazionali firmate nel 2004 con i cinque Paesi limitrofi. Gli accordi prevedono lo scambio di informazioni con i 27 nel campo degli interessi bancari, in modo che questo reddito venga tassato nel Paese di residenza. Nel corso del tempo, le autorità comunitarie si sono rese conto che le intese erano lacunose e permettevano alle banche e ai risparmiatori di eludere la trasmissione delle informazioni e quindi la tassazione.
La Commissione ha chiesto un mandato per negoziare con i Paesi vicini mentre nel contempo presentava una revisione della direttiva risparmio del 2005 per introdurre nuove restrizioni. Nei fatti, l’Austria e il Lussemburgo hanno condizionato ai contenuti della futura intesa con la Svizzera e gli altri Paesi limitrofi il via libera alla nuova direttiva. Il ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter ha detto che Vienna non accetterà che si vada «più avanti in Europa se i negoziati con i Paesi terzi non sono ambiziosi».
«Abbiamo sempre sostenuto l’idea di una lotta efficiente all’evasione fiscale – ha aggiunto il ministro delle Finanze lussemburghese Luc Frieden -, ma vogliamo che a livello internazionale ci sia parità di trattamento». Il Lussemburgo e l’Austria hanno ottenuto parziali esenzioni all’applicazione della direttiva del 2005. Sono pronti ad accettare maggiore trasparenza, ma non vogliono accogliere revisioni al testo che li metta in posizione diversa dei Paesi limitrofi (e concorrenti nell’attrarre risparmio internazionale).
I due Paesi hanno dato ieri il loro benestare perché il mandato specifica che la Commissione nel negoziare con i vicini dovrà tenere conto degli «sviluppi internazionali, in particolare sullo scambio di informazioni». Bruxelles è in una situazione difficile, ostaggio sia dell’Austria e del Lussemburgo, che dovranno dare il loro benestare all’esito delle trattative e che bloccano la nuova direttiva risparmio; sia della Svizzera che sapendo della posizione dei due stati membri potrà adattare la propria strategia negoziale.
Qui a Bruxelles si spera che l’atteggiamento di Austria e Lussemburgo possa ammorbirsi per via della pressione internazionale contro l’evasione fiscale (sono oltre 10 i Paesi europei pronti ad rafforzare lo scambio automatico di informazioni). «Il cancelliere Werner Faymann è più aperto del suo ministro delle Finanze Maria Fekter – nota un negoziatore europeo -. Speriamo di fare passi avanti al prossimo summit del 22 maggio, anche se mi sembra difficile ci possa essere un via libero definitivo alla revisione della direttiva risparmio prima del voto austriaco di settembre».
Secondo un canovaccio delle conclusioni del vertice, i 27 vogliono impegnarsi ad adottare nuove norme contro la frode dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) entro luglio. Interessi nazionali influenzeranno l’esito del vertice. Al di là di Austria e Lussemburgo, gelosi del segreto bancario, c’è la posizione ambigua di Londra che insiste su un approccio internazionale anziché europeo: «Gioca l’euroscetticismo crescente, ma anche la presidenza inglese del G-8 nel 2013», spiegava ieri un diplomatico europeo.

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