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Europa divisa Tutti appesi a Draghi

di Stefania Tamburello

E' vero, Mario Draghi, nella sua carriera, di sfide ne ha affrontate, e vinte, tante. Ma quella che si troverà a raccogliere dal primo novembre è forse la più difficile. Perché come capo della Banca centrale europea dovrà mettere in sicurezza l'euro indebolito dalla crisi dei debiti sovrani e dal disaccordo tra i Paesi sul come risolverla. Dovrà assicurare insomma la sopravvivenza e quindi la solidità della moneta unica.
Pragmatismo
Ad aiutarlo nell'impresa è il grande tratto di strada già fatto dal suo predecessore Jean-Claude Trichet, con cui condivide lo spirito pragmatico, che ha segnato il tracciato del percorso. Che Draghi proseguirà sulla linea della continuità. «Differenze nell'operato della Bce? Non se ne vedranno molte» commentavano i banchieri centrali riuniti mercoledì 19 a Francoforte per il commiato di Trichet ed il passaggio di consegne col successore.
Non sarà proprio così perché Draghi darà, come ha sempre fatto nella sua carriera, un'impostazione del tutto sua alla gestione di Eurotower. Ma certo la convinzione che «dall'euro non si torna indietro» e la fiducia nella costruzione europea sono le stesse. Come medesimo è lo scenario, non certo positivo, dell'economia, caratterizzato da prospettive di crescita ridimensionate e moderate e da un'inflazione in aumento da tenere sotto controllo.
Per non parlare dei grossi nodi della crisi dei debiti sovrani e della liquidità del sistema bancario. Scendono da qui gli appuntamenti più difficili per il nuovo responsabile della politica monetaria europea. Il quale non avrà molto tempo a disposizione per ambientarsi nel nuovo ruolo, visto che immediatamente dopo la conclusione del Governing Council del 3 novembre, il primo che presiederà, partirà alla volta di Cannes dove è in programma il G20 dei capi di Stato e di governo destinato ad approvare il piano di impegni anticrisi dei venti Paesi più ricchi del pianeta.
In attesa dei governi
Ad avere l'onere più gravoso da compiere sono gli Usa, ma soprattutto l'Europa che si è già impegnata ad arrivare al vertice della cittadina sulla Costa Azzurra con l'approvazione dell'accordo su rafforzamento della governance economica, sulla ricapitalizzazione delle banche, sul potenziamento del fondo salva Stati e sulla soluzione della crisi greca.
Non poco, visto che contrariamente all'impegno preso al G20 finanziario di Parigi una settimana fa l'intesa non decolla. E sono problemi che devono gestire i governi, ma anche la Bce, che poi nel temporeggiamento dei responsabili della politica, si trova ad essere l'unica ad agire concretamente per garantire la stabilità ed evitare scossoni senza ritorno all'euro, alle banche e ai debiti sovrani.
Non v'è dubbio a questo proposito, così come ha sostenuto qualche giorno fa il Financial Times, che il problema più spinoso che Draghi dovrà affrontare sia il rapporto con l'Italia che, in una situazione politica di sostanziale impasse e di pressione sui mercati, deve completare il risanamento dei conti pubblici ed attuare serie misure di sostegno alla crescita.
Senza contare che sarà proprio lui a dover gestire la decisione sull'acquisto da parte della Banca centrale europea dei titoli pubblici dei Paesi in difficoltà, fra i quali proprio Italia e Spagna. «È una misura straordinaria e temporanea» che «non può essere data per scontata» da nessun Paese, ha avvertito a più riprese il prossimo presidente della Bce. Il quale appunto dovrà prima o poi affrontare il problema di quando interrompere l'intervento.
Credito stabile
La seconda sfida riguarda le banche e le tensioni sulla liquidità. Il sistema del credito non ha ancora ritrovato la stabilità, in buona parte — ma le banche italiane non sono in prima fila su questo fronte — ha bisogno di nuove iniezioni di capitale e la Bce è comunque già pronta a nuove misure non convenzionali quanto meno per assicurare il funding.
C'è poi l'incognita dei tassi di interesse, lasciati invariati all'1,5% nell'ultima riunione dell'era Trichet dopo la fiammata dei prezzi di settembre. E non si sa quanto possa essere imminente un ripensamento a fronte di un'inflazione che continua a restare tesa, ma di uno sviluppo che rallenta.
La crescita, comunque, è il problema più grosso dell'Europa e dell'intera economia dei Paesi industrializzati. Per Draghi poi è un vero «punto fisso», non solo relativamente alla situazione italiana. Come lo è la disciplina fiscale, di cui dice la Bce «è custode». La sua sfida è quella di ottenere la scrittura di nuove regole per la crescita e la competitività oltre che per i bilanci come già prevede il patto di stabilità. E ciò nel quadro di una governance economica più forte e della riscrittura dei trattati. Una questione che «non è più un tabù» neanche per la Germania di Angela Merkel.

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