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Europa, accelera la seconda ondata (mentre l’Italia resta stabile)

Due cose sono chiare di questa «seconda ondata» di casi di coronavirus in Italia: la prima è che a guardare troppo da vicino le variazioni giornaliere si rischia di perdere di vista il quadro d’insieme; la seconda è che a osservarla dalla giusta distanza, e tenendo conto di cosa c’è intorno a quella cornice, la fotografia italiana racconta una realtà tutto sommato ancora confortante, in confronto a molti Stati d’Europa in cui il virus galoppa a velocità più elevate.

Il bollettino di domenica del ministero della Sanità dice che i nuovi casi nelle ultime 24 ore sono 1.587: una quarantina meno del giorno prima ma con un numero in discesa di tamponi (83 mila, sabato erano 103 mila). I positivi sul totale dei test sono l’1,9%, in tendenza con l’ultimo mese, quando i casi quotidiani sono tornati stabilmente sopra il migliaio ma senza mai superare i 2 mila. I decessi sono tornati a scendere nella giornata di ieri: 15 persone sono morte a causa del Covid, un numero più in linea con le ultime settimane dopo le 24 vittime che avevano preoccupato sabato. Aprendo un po’ l’obiettivo, le ultime due settimane dicono che in media l’Italia ha circa 33 casi ogni 100 mila abitanti, con 222 persone in terapia intensiva e 2.365 attualmente ricoverate: a parte la Germania, la Polonia e pochi altri, i Paesi che circondano la penisola vivono una condizione più grave.

La Spagna, che due giorni fa aveva introdotto una serie di pesanti restrizioni alla mobilità in 37 aree sanitarie di Madrid (dove ieri centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la scelta «classista» del governo locale, visto che le nuove zone rosse sono abitate soprattutto da famiglie a basso reddito e da immigrati), ha un tasso di malati dieci volte superiore all’Italia, il quintuplo degli ospedalizzati e sei volte i ricoverati in terapia intensiva. La Francia, che da giorni viaggia stabilmente sopra i 10 mila nuovi positivi ogni 24 ore (con un record di 13.500 sabato), ha 185 casi ogni 100 mila persone nelle ultime due settimane, quasi 6 volte l’Italia, e ha visto alzarsi l’età dei malati e aggravarsi le loro condizioni.

Il bollettino

Il ministero della Sanità segnala 1.587 nuovi casi e 15 decessi. Ma calano i tamponi

Più a Nordest il quadro si è complicato: Belgio, Olanda, Austria e Ungheria hanno sfondato la quota di 100 casi per 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni, la Svizzera ne ha più di 60, mentre Portogallo e Regno Unito — quest’ultimo già alle prese con l’ipotesi di un lockdown nazionale «che non possiamo escludere», dicono le autorità — sono entrambe intorno ai 70.

La seconda ondata si è abbattuta anche sull’Europa orientale: in Repubblica Ceca il virus procede a un passo superiore a quello francese e il governo valuta «di dichiarare lo Stato di emergenza» per poter reintrodurre misure più stringenti, dopo aver reso di nuovo la mascherina obbligatoria nei luoghi chiusi; il tasso di decessi per Covid più alto del continente appartiene alla Romania, mentre il Montenegro supera la Spagna per nuovi casi. E poi c’è la Svezia, che non ha mai chiuso: oggi ha un livello di nuovi positivi pari a quello italiano, ma per molti mesi ha avuto numeri ben più alti dei Paesi nordici. I morti nel mondo sono 960 mila: presto toccheranno quota un milione.

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