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Euronomine rinviate al 26 giugno Lunedì l’esame sui nostri conti

L’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker si allontana ulteriormente dalla nomina di prossimo presidente della Commissione europea, al posto del portoghese José Manuel Barroso. Le ammissioni su una possibile candidatura alternativa, fatte in una lunga conferenza stampa dalla cancelliera tedesca Angela Merkel a Bruxelles, poco prima della mezzanotte di lunedì scorso, al termine del vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell’Ue, hanno sostanzialmente riaperto tutti i giochi fino al summit del 26 giugno prossimo. 
La corsa di numerosi outsider per il capo della Commissione europea è ripartita. E riprendono quasi da zero le trattative per completare, partendo dalla poltrona ora di Barroso, l’intero pacchetto delle principali euronomine per la prossima legislatura. Si tratta delle presidenze dell’Europarlamento, del Consiglio dei governi e dell’eurogruppo. Seguono poi i principali portafogli della nuova Commissione europea (soprattutto Affari economici, Antitrust ed Esteri).
Lunedì notte Merkel ha confermato l’appoggio al suo compagno di partito Juncker, che era stato presentato alle elezioni europee come candidato degli europopolari (Ppe) per la presidenza della Commissione. E che ha battuto il concorrente tedesco Martin Schulz degli eurosocialisti (S & D), senza ottenere una maggioranza assoluta. Ma a Berlino hanno anche preso atto dell’opposizione al lussemburghese del premier britannico David Cameron e di altri capi di governo, che considerano Juncker espressione dell’Europa del passato e «da cambiare». La cancelliera ha così aperto a una eventuale candidatura alternativa, se non si troverà una maggioranza tra i governi e tra i partiti dell’Europarlamento disposta ad approvare l’ex premier lussemburghese. I premier non vorrebbero scivolare su uno scontro istituzionale con l’Assemblea Ue, che per la prima volta aveva affidato agli elettori, nelle Europee, la scelta dei candidati per il vertice della Commissione.
Ieri a Bruxelles in molti davano comunque Juncker fuori corsa e destinato a essere compensato magari con un’altra poltrona. Non a caso le consultazioni per verificare le disponibilità verso il candidato ufficiale del Ppe sono state affidate dal summit al presidente stabile del Consiglio dei governi, il belga Herman Van Rompuy, con cui l’ex premier lussemburghese semplicemente collaborerà.
I contrasti tra i governi su Juncker non impediscono solo di comporre il quadro completo dei principali euroincarichi, che di fatto devono essere decisi tutti insieme per rispettare principi non scritti di geopolitica, peso dei governi e appartenenza politica. Pesano sull’intera agenda dell’Ue. Già lunedì 2 giugno la Commissione dovrà presentare le sue «raccomandazioni» all’Italia e ad altri Paesi. E a Bruxelles manca una linea condivisa perfino sui margini di flessibilità nella spesa per rilanciare la crescita e l’occupazione.

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