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Eurolandia perde colpi, Borse a picco Milano crolla anche in vista del voto

C’è l’economia di Eurolandia che perde colpi. Ci sono le incertezze sull’esito del voto in Italia. Così, tutte le Borse Ue vanno giù e Milano più delle altre, con un rosso del 3,13%: pesa l’incognita elettorale, l’effetto-urne influisce sugli umori e sulle quotazioni. Fibrillano anche gli spread e quello tra Italia e Germania torna a quota 290, con i rendimenti dei Btp al 4,49%. In questo contesto, la Bce fa sapere che sono italiani metà dei bond che ha in pancia: ben 102,8 miliardi su 218 che aveva in portafoglio a fine 2012, acquistati per sostenere le nazioni periferiche dell’euro in difficoltà.
Si potrebbe sintetizzare così la giornata ad alta tensione vissuta dalle “piazze” di mezza Europa, scosse da un flusso di notizie in grigio che certificano la durezza della recessione e spingono gli indici all’ingiù: da Parigi a Londra, da Francoforte a Madrid ovunque le Borse chiudono con il segno meno. Milano però è maglia nera. Il caso italiano è aggravato dai timori sul risultato del voto. Gli investitori si interrogano sulla possibile compagine del domani, vogliono capire se la governabilità del Paese sarà assicurata. Standard&Poor’s ha già reso pubbliche le sue preoccupazioni su un risultato elettorale incerto. Ora sembrerebbe, secondo indiscrezioni, che alcune società d’investimento straniere abbiano inviato in Italia emissari per provare a intercettare in anticipo il responso delle urne, in modo da posizionarsi per tempo sul Paese, “short” o “long”, a seconda del risultato. Si favoleggia anche che abbiano commissionato sondaggi privati per meglio orientarsi. Sia come sia, per la Borsa di Milano è un giovedì nero, con i bancari e Mediaset in sofferenza. Non aiutano i dati sulla salute dell’intera Eurozona, ancora assai malandata.
E difatti, tra i motivi che influiscono sui listini Ue c’è il calo, a sorpresa, del cosiddetto indice Pmi, quello che misura l’attività economica nei servizi e nel manufatturiero della Ue: a febbraio scende a quota 47,3, da 48,6 di gennaio, meno delle attese e comunque abbondantemente sotto la «soglia d’espansione», come si chiama in gergo, fissata a quota 50. Significa che l’Europa è ancora in recessione e che anche altri Paesi rischiano di entrarci: la Francia, per esempio, secondo notizie filtrate sulla stampa, dovrebbe avere quest’anno una crescita piatta, dello 0,1%. Lo si saprà oggi, quando verranno diffuse le previsioni invernali della Ue che peraltro danno per centrato l’obiettivo del pareggio di bilancio italiano mentre certificherebbero un calo del Pil di almeno mezzo punto quest’anno, contro il meno 1% previsto dalla Banca d’Italia. La signora Merkel, a scanso di equivoci, ripete che i Paesi dell’euro colpiti dalla crisi, ovvero nell’ordine Spagna, Grecia, Italia e Portogallo, devono continuare a fare le riforme.
Così, i listini s’infrangono, spinti al pessimismo anche da certe minute della Federal Reserve americana che segnalano un possibile ridimensionamento delle politiche di stimolo Usa nel prossimo futuro. Ci sono timori per le sorti di Cipro. Il clima di generale incertezza mette la sordina al buon esito di un collocamento di bonos spagnoli, per oltre 4 miliardi con rendimenti in calo. I timori per il voto italiano finiscono per prevalere su alcune valutazioni positive, come quelle del colosso Allianz che lascia «pressoché invariata» la sua esposizione in bond nazionali perché considera il Paese «sano». La debolezza economica europea trascina al ribasso anche la moneta unica. Per la prima volta da oltre un mese l’euro scende sotto la soglia di 1,32 dollari a 1,3168.

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