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Eurogruppo verso l’accordo sugli aiuti ad Atene

I ministri delle finanze della moneta unica sono arrivati ieri pomeriggio a Bruxelles per trovare il sospirato doppio accordo sulla Grecia: versare ad Atene le nuove tranche da 44 miliardi del prestito previsto dal piano di salvataggio internazionale (250 miliardi in tutto) e concedere quei due anni in più per il risanamento che il premier Samaras giudica vitali per la tenuta sociale del Paese. Mentre a Bruxelles gli europei cercavano di disinnescare la mina greca, a New York il presidente della Fed, Ben Bernanke, spronava la politica Usa ad evitare lo scatto del Fiscal cliff in caso di mancato accordo sul bilancio tra democratici e repubblicani. La Fed, ha ammonito Bernanke, non avrebbe gli strumenti per bilanciarlo il che costituisce una «minaccia sostanziale all’economia », tanto che gli Usa potrebbero sprofondare in una nuova recessione. Intanto Moody’s avverte che il taglio del rating alla Francia potrebbe costare anche al fondo salva-stati Ue (Efsf-Esm) la tripla A.
A Bruxelles la riunione dell’Eurogruppo sulla Grecia si apre in un clima di incertezza. Da Juncker a Schaeuble, nessuno garantiva un accordo. L’unico Paese a spingere contro era l’Austria, mentre il Fondo monetario internazionale di Christine Lagarde chiedeva un accordo «sostenibile », nei tempi previsti e si rifiutava
di accollarsi le perdite per finanziare lo slittamento di due anni (al 2022) del risanamento greco, in totale circa 30 miliardi aggiuntivi. E così all’Eurogruppo, ansioso di chiudere un capitolo che continua a pesare sui mercati, spunta l’ipotesi di concedere una moratoria di 10 anni alla Grecia sul pagamento degli interessi sui prestiti ricevuti del fondo salva-Stati Ue che farebbe risparmiare ad Atene 44 miliardi. Si studiava anche un nuovo taglio del debito greco. Ipotesi di accordo “politico” che comunque dovrà superare il voto dei temibili parlamenti di Germania, Austria e Olanda prima di essere formalizzato.
Ma gli europei affilano le armi per un altro drammatico negoziato, quello sul bilancio Ue 2014-2020 da domani al centro del summit di Bruxelles con i leader dei 27 che potrebbero negoziare anche per tutto il fine settimana. Al momento un’intesa sembra lontana. Ieri il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero, plenipotenziario di Monti in Europa, ha annunciato che «l’Italia è pronta a mettere il veto se l’accordo non sarà equo per i nostri cittadini». Roma non vuole subire tagli ai fondi europei che riceve per lo sviluppo delle regioni meno ricche (coesione) e per l’agricoltura. E Monti è pronto anche a mettere in discussione il british rebate, lo sconto sui versamenti all’Ue ottenuto negli anni ’80 dalla Tatcher. Il negoziato sarà intricato, con Gran Bretagna, Svezia e Olanda che vogliono tagliare più di 200 miliardi alla proposta di bilancio avanzata dalla Commissione Ue (1044 miliardi sui 7 anni, pari all’1,09 del Pil Ue). Francia e Germania mediano su un taglio di un centinaio di miliardi. Una quindicina di Paesi – quelli dell’Est più Spagna, Grecia e Portogallo – vogliono tenere la proposta di Bruxelles visto che sono i maggiori beneficiari dei fondi europei. Oltre ai saldi si combatte anche sui criteri per la ripartizione dei soldi. Italia e Francia, ad esempio, sono alleate su molti punti, ma litigano sull’agricoltura (per Parigi i soldi devono essere assegnati premiando la quantità, per Roma la qualità). Si aspetta una nuova bozza di compromesso.

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