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Eurogruppo sfida Berlino “Acceleriamo sul fondo che garantisce i depositi”

In teoria, l’Olanda è fedele alleata di Wolfgang Schaeuble nell’opposizione a un deposito europeo per le banche. Ma quando presiede l’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem non rappresenta solo il suo Paese, deve tenere conto degli interessi di tutti i partner dell’area della moneta unica. In più, attualmente, con la presidenza olandese, deve fare gli onori di casa anche per il resto della Ue. E al prossimo Ecofin, racconta l’Handelsblatt, Dijsselbloem vuole presentare un documento che testimonia la sua volontà di accelerare decisamente su uno dei nodi che maggiormente spacca l’Europa. Il documento di dieci pagine che sarà presentato venerdì ai 28 colleghi delle Finanze propone una road map che aspira già ad avviare trattative con il Parlamento europeo sul fondo comune durante il semestre slovacco, insomma nella seconda metà di quest’anno.
Se è vero che un peso massimo come Schaeuble continua ad opporsi strenuamente a questo piano, insieme alla Finlandia, è vero anche che i favorevoli a una garanzia comune per i
depositi sotto i centomila euro sono la maggioranza dei colleghi. Il tedesco può vincere solo, argomenta il quotidiano finanziario tedesco, se si rafforza l’idea che per il terzo pilastro dell’Unione bancaria non possa bastare una maggioranza dei voti, ma che sarà necessario una decisione all’unanimità. I tedeschi sono talmente contrari al fondo di garanzia comune che chiedono ufficialmente che si introduca prima un limite al possesso di titoli di Stato per le banche e che i Paesi europei convergano anche sui diritti fallimentari. Un modo neanche troppo velato per segnalare che la soluzione migliore, per Berlino, sarebbe non farlo mai.
Intanto Angela Merkel sembra aver incassato un risultato importante su una questione che sta impensierendo moltissimo il governo: il futuro di Kuka. Dal suo viaggio in Cina è emersa ieri un’indiscrezione su un possibile compromesso con i cinesi di Midea, intenzionati a conquistare l’azienda di Aquisgrana specializzata in robot industriali e automazione. Secondo indiscrezioni stampa, i cinesi potrebbero fermarsi a quota 49% (attualmente detengono il 13,5% di Kuka).
Nei giorni scorsi Berlino non aveva fatto mistero di guardare con scetticismo alla prospettiva che un’impresa ad altissima tecnologia finisca in mano al Dragone. Sia il vicecancelliere Gabriel (Spd), sia il commissario Ue Oettinger hanno detto di preferire un’alternativa tedesca o europea all’acquirente cinese. Berlino protesta ormai ufficialmente per la scarsa reciprocità di Pechino nell’apertura dei mercati e segnala da tempo la concorrenza sleale rappresentata dal fatto che le aziende cinesi vengano in Europa con imprese sovvenzionate dallo Stato a fare shopping, soprattutto di know how. Ieri, dopo l’incontro con il premier Li Keqiang, Merkel ha ribadito che la Germania “si presenta sempre come un mercato aperto agli investitori” ma che “ci aspettiamo reciprocità, da parte dei cinesi”.
Sulla questione cruciale che la Commissione Ue riconosca al Dragone lo status di economia di mercato all’interno del Wto, anche i cinesi hanno alzato la voce. Il premier ha replicato che “non vogliamo fare una guerra commerciale, non gioverebbe a nessuno”. Ma la cancelliera insiste che Pechino deve aprirsi alle imprese, ma anche alle banche europee; la cancelliera ha ricordato che ad oggi la Cina impone un limite del 20% per l’ingresso di investitori nell’azionariato delle banche. “Dobbiamo parlare – ha insistito – su come fare perché che ognuno sia trattato in modo equo”.

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