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Eurogruppo sblocca 10 miliardi per Atene ma scontro sul debito

MILANO.
L’Eurogruppo premia a metà (e in differita) l’ok della Grecia alle nuove misure d’austerità imposte dai creditori. I ministri delle Finanze della Ue, secondo indiscrezioni attendibili, hanno dato via libera a nuovi aiuti ad Atene per 10,3 miliardi ma non sono riusciti – almeno fino a tarda serata – a trovare un accordo sulla ristrutturazione del debito ellenico. Diverse ore di trattative non sono bastate ad avvicinare le posizione dell’Fmi – che chiede un taglio deciso all’esposizione – a quelle della Germania, contraria a condoni alla Grecia prima delle elezioni tedesche del 2018. Il vertice si è prolungato nella notte ma le speranze di arrivare a una soluzione definitiva sull’esposizione del Partenone non parevano altissime.
Il Governo di Alexis Tsipras, tra l’altro, sarà costretto a varare nelle prossime ore una nuova serie di misure («provvedimenti minori», minimizzavano gli uomini vicini al premier) prima di incassare – forse in due rate – i nuovi fondi necessari a rimborsare i prestiti in scadenza a luglio ed evitare il default. L’elenco dei compiti a casa supplementari imposti dalla Troika dovrebbe prevedere un’accelerazione sulle privatizzazioni e alcuni ritocchi alla riforma delle pensioni.
Lo scontro tra le due Lady di ferro sulla Grecia – Angela Merkel da una parte e il numero uno del Fondo Christine Lagarde dall’altra – continua. «L’ipotesi di continuare il piano di salvataggio senza Washington non esiste», ha ribadito il numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. L’Fmi ha posto però condizioni rigidissime per non sfilarsi: Atene non dovrà pagare nè interessi nè capitale fino al 2040 e il debito (311 miliardi, la gran parte con Ue, Esm, Bce e Fondo) sarà spalmato fino al 2080 a tassi agevolati. Una proposta negoziabile, ovviamente, ma che comporterebbe secondo i tecnici tedeschi una perdita da 30 miliardi per Berlino. Un “buco” che il Bundestag non approverebbe e che gli elettori non perdonerebbero alla Cancelliera alle urne.
Il braccio di ferro è continuato nella notte. Merkel è intenzionata a chiudere la questione subito, per non sovrapporre la crisi di Atene al referendum sulla Brexit e alle elezioni in Spagna. Altri paesi del Nord vorrebbero invece prendere tempo, aprendo a Tsipras sulla ristrutturazione del debito ma rimandando più avanti i tempi e i modi. Il cerino rischia così di rimanere di nuovo in mano al premier ellenico che negli ultimi mesi è riuscito a tenere unita la sua maggioranza (facendole digerire 5,4 miliardi di tagli) solo con la prospettiva del taglio all’esposizione. Senza un’intesa la coalizione rischia di saltare e l’ipotesi Grexit tornerebbe all’improvviso d’attualità.
L’Eurogruppo ha coinciso (non a caso) con la decisione di Tsipras di avviare lo sgombero del campo profughi di Idomeni. Il valico di frontiera con la Macedonia è stato per mesi il simbolo della crisi dei migranti. La porta della speranza nel viaggio verso Nord per chi scappa da guerre e miseria (un milione di persone nel 2015), una pericolosa smagliatura nei muri a difesa dell’Europa per molti paesi del Nord. Il governo ellenico ha inviato 1.400 agenti e un elicottero per spostare i 9mila rifugiati accampati sotto il filo spinato verso tendopoli organizzate nell’area di Salonicco. Nella serata di ieri 42 bus avevano trasferito oltre 2mila persone senza incidenti.
Il senso della mossa del premier ellenico è chiara: anche sul fronte dei profughi la Grecia sta facendo la sua parte. E anche in questo caso, dal suo punto di vista, Bruxelles è in ritardo. La Ue ha stanziato 760 milioni per aiutare Atene a fronteggiare la situazione (contro i 3 miliardi girati alla Turchia) ma ha disatteso la promessa di ricollocare i 54 mila migranti intrappolati nel paese dalla chiusura delle frontiere. L’Europa si era impegnata a febbraio ad assorbirne 6mila al mese da Grecia e Italia. Invece al 19 maggio ne ha accettati 1.611, 979 da Atene. Danimarca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Gran Bretagna e Norvegia sono ferme a quota zero ricollocamenti, la Germania a 57.
Ettore Livini
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