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Eurogruppo: i partiti italiani rispettino i patti Ue

Ha cercato di essere rassicurante, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, quando ieri pomeriggio è stato invitato a spiegare ai colleghi dell’Eurogruppo la situazione dell’Italia dopo le elezioni. La sua relazione non è stata oggetto di discussione pubblica, perché la questione non era all’ordine del giorno. Ma si può star certi che i responsabili della zona euro lo hanno ascoltato con grande attenzione. Se i nostri conti pubblici, dopo la cura da cavallo del governo Monti, non suscitano immediata preoccupazione, l’Italia si conferma comunque il grande malato dell’euro sotto il profilo della tenuta politica, della governabilità, della capacità di dare vita ad un governo che mantenga gli impegni presi e soprattutto che porti a termine le riforme necessarie per riconquistare competitività e tornare così alla crescita.
Dopo la dura reazione del presidente Napolitano alle critiche venute dalla Germania, e dopo la missione di Monti a Bruxelles nei giorni scorso, nessuno si azzarda a fare dichiarazioni che possano sembrare irrispettose del quadro politico italiano. Ma la preoccupazione traspare ugualmente dalle parole del nuovo presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem: «Dalle elezioni è emerso un quadro molto complicato ma è ora responsabilità dei partiti politici italiani trovare una soluzione: sono sicuro che qualsiasi governo sarà incaricato rispetterà gli impegni. Tutti nell’Eurozona abbiamo una responsabilità nella gestione della crisi dell’area e ciascuno contribuisce agli accordi raggiunti».
Le preoccupazioni dei nostri partner europei sono di due tipi. Da una parte si teme una nuova deriva dei conti italiani e una ulteriore perdita di competitività del Paese a causa delle mancate riforme. Dall’altra si cerca di valutare se il successo delle liste anti-europee possa essere il segnale di una valanga più generale che potrebbe investire e travolgere anche gli altri governi. Su quest’ultimo punto, i ministri si sono voluti rassicuranti.
«Fatico a pensare che le elezioni in un Paese dicano qualcosa per tutta l’Eurozona, e comunque il partito che è uscito primo in Italia non è certo un partito anti-europeo», ha detto Dijsselbloem nel cui Paese, l’Olanda, le recenti elezioni politiche hanno dato un risultato confortante per i Paesi filo- europei. Anche il ministro francese Pierre Moscovici fa mostra di ottimismo: «Il voto italiano non è un voto anti-europeo, ma un voto anti-crisi. E noi sappiamo bene che la crisi porta sempre al populismo. Comunque non sono inquieto: non penso che l’Italia metterebbe a rischio i fondamentali della propria economia».
Per il resto l’Eurogruppo ha affrontato ancora una volta la questione della crisi di Cipro, travolta dalle difficoltà delle proprie banche. I ministri hanno deciso che il salvataggio si farà, ma le modalità dell’intervento restano controverse e sarà necessaria una riunione straordinaria per dare via all’operazione entro marzo. Alcuni Paesi vorrebbero che i clienti delle banche cipriote, in larga misura oligarchi russi e investitori britannici, siano chiamati a sopportare una parte dell’onere del salvataggio. Idea respinta dai ciprioti che temono una fuga dei depositi esteri. Inoltre si vorrebbe che il governo dell’isola rendesse più trasparente il funzionamento del proprio sistema bancario che viene spesso usato per operazioni di riciclaggio.

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