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Eurogruppo all’Italia: “Maggiori sforzi” Padoan: “Non ci chiede manovra extra”

Italia, Francia e Belgio «devono prendere misure addizionali tempestivamente per affrontare il ‘gap’ evidenziato della Commissione e rispettare l’appropriata convergenza verso l’obiettivo di medio termine e il rispetto della regola del debito». Sono queste le conclusioni dei ministri dell’Eurogruppo, che ieri a Bruxelles hanno convalidato la decisione della Commissione di rinviare a marzo il giudizio sui tre Paesi che sono «a rischio di non rispettare il Patto di Stabilità».
Al di là della formula generica, il giudizio su Italia e Francia è però abbastanza diverso. La Francia, che si trova già da anni sotto procedura per deficit eccessivo, e rischia di essere penalizzata con una multa molto salata, deve portare la correzione di bilancio dallo 0,3 attuale allo 0,8 per cento del Pil. Per questo l’Eurogruppo chiede chiaramente a Parigi di adottare «misure aggiuntive per consentire un miglioramento dello sforzo strutturale».
L’Italia, che non è sotto procedura per deficit eccessivo ma rischia di entrarvi pur essendo ancora lontana dalla minaccia di multe, presenta anch’essa uno scostamento tra la correzione varata dal governo e quella chiesta dall’Europa. Ma tra Roma e Bruxelles c’è una divergenza sulle cifre. L’eurogruppo ci chiede una correzione dello 0,5 per cento del Pil, a fronte della quale la Commissione calcola che il governo nella Finanziaria abbia fatto uno sforzo pari solo allo 0,1 per cento. Roma invece sostiene che la correzione di bilancio già approvata è dello 0,3 per cento: la differenza rispetto all’obiettivo sarebbe dunque di solo 0,2 punti percentuali. Questo spiega l’estrema prudenza usata dell’Eurogruppo, che sollecita a Roma «misure efficaci che potrebbero essere necessarie per consentire un miglioramento dello sforzo strutturale ».
In altre parole, se le previsioni del Tesoro sulla finanziaria si rivelassero esatte, e se le misure già adottate si dimostrassero ancora più «efficaci» del previsto, l’Italia potrebbe evitare una nuova correzione di bilancio. In caso contrario, comunque, lo sforzo richiesto per evitare l’apertura di una procedura di infrazione sarebbe dell’ordine dello 0,2-0,4 del Pil. Mentre tra Roma e Bruxelles proseguono consultazioni febbrili, il commissario agli affari economici Moscovici ha annunciato che a fine gennaio si farà nuovamente il punto della situazione, poco prima delle previsioni economiche d’inverno.
Ieri il ministero dell’Economia ha commentato con soddisfazione le conclusioni dell’Eurogruppo. «Dalle indicazioni dell’Eurogruppo non emerge nè l’esi- genza nè la richiesta di una manovra finanziaria aggiuntiva, quanto piuttosto l’esigenza di accelerare l’attuazione delle riforme strutturali con grande determinazione », ha detto il portavoce del ministro. E lo stesso Padoan conferma: «nessuna richiesta di misure aggiuntive: la legge di stabilità 2015 attuata in modo efficace rilancerà economia italiana ».
In realtà Bruxelles ha già concesso all’Italia uno sconto ben più sostanzioso rispetto allo sforzo che il Patto di stabilità ci imporrebbe sulla riduzione del debito, con un taglio che si aggirerebbe attorno al 2 per cento. Nel suo comunicato finale, infatti, l’Eurogruppo «riconosce che le circostanze economiche sfavorevoli e l’inflazione molto bassa hanno complicato il raggiungimento del target di riduzione del debito e il pieno rispetto della regole del debito appare molto esigente a questo stadio». Tuttavia l’Europa avverte che «l’alto livello del debito resta una causa di preoccupazione».
Ieri anche dalla Germania sono arrivati toni molto più concilianti, dopo l’intervista in cui la cancelliera Merkel aveva definto «insufficienti» gli sforzi di risanamento dell’Italia e della Francia. Entrando in Consiglio, il ministro tedesco delle Finanze, Schauble, ha riconosciuto i progressi compiuti dal governo Renzi: «Se si guarda agli sforzi compiuti nelle ultime settimane, l’Italia ha passato in Parlamento una importante riforma del mercato del lavoro. Stiamo andando tutti nella giusta direzione e anche la stessa Germania deve fare uno sforzo aggiuntivo ».
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