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Eurobond, resta il «no» tedesco ma l’Europa ora si prepara

BRUXELLES — Per Angela Merkel «non risolveranno i problemi esistenti, anzi ne creeranno di altri». Per Mario Monti, Francois Hollande e vari altri leader, sono invece buoni e desiderabili, come medicina della crisi europea. Chi abbia ragione, alla fine lo dirà la storia: nell’attesa, gli eurobond come progetto o sogno continuano a dominare il palcoscenico. Anche se, per molti, il loro esatto significato è tuttora abbastanza misterioso: obbligazioni del debito pubblico dei Paesi che fanno parte della zona euro, questa la traduzione letterale dal dizionario; e obbligazioni garantite congiuntamente dagli stessi Paesi; emesse — ma vi sono anche altre proposte e teorie — da un’apposita agenzia della Ue. Facciamo un esempio estremo, e per ora irreale: un Paese fortemente indebitato, a rischio e in cerca di capitali, come la Grecia, emette dei titoli che in condizioni normali non sarebbero certo una calamita per gli investitori internazionali, resterebbero sul bancone dell’offerta; ma se su quegli stessi titoli, mediati da un’agenzia Ue, si apre l’ombrello di una garanzia in comune da parte di ottimi pagatori come la Germania o la Finlandia, allora il vento cambia, e la Grecia si riscopre «desiderata». E’ ciò che viene definito, dai suoi sostenitori, come meccanismo virtuoso della solidarietà europea. L’unico che, dicono ancora, sarebbe veramente indispensabile a una nuova partenza della crescita economica: perché responsabilizzerebbe tutti, i Paesi «forti» nel senso appunto della solidarietà, e quelli «deboli» nella consapevolezza del necessario rigore nei bilanci. E poi, rimetterebbe in circolo i capitali oggi sotto naftalina. Questo, nelle speranze. Nella realtà, ci sono dubbi su cui si discute da molto: per esempio, l’eventuale varo degli eurobond richiederebbe una modifica dei Trattati europei, o una ridefinizione del ruolo e del mandato della Banca centrale europea; secondo altri, invece, procedendo con graduali esperimenti, la novità potrebbe essere «metabolizzata» senza troppe scosse istituzionali. Ma c’è un altro dubbio, che atterrisce i contrari: quello stesso meccanismo virtuoso che alcuni definiscono come un volano di solidarietà nell’Eurozona, può anche tradursi nel concetto di «mutualizzazione del debito»: seducente per chi quel debito lo ha sul groppone (Atene, Madrid, Lisbona, forse Roma?), ma preoccupante per chi invece ha i conti in ordine e le riserve ben guardate. Perché, almeno in teoria, il Paese più forte teme di rischiare su una scommessa che non aveva bisogno immediato di giocare, e il Paese più debole sembra invece aver tutto da guadagnare: l’uno e l’altro sarebbero cioè esposti a quello che già viene chiamato «azzardo morale». Così la pensa la Germania di Angela Merkel, ma anche l’Olanda o la Finlandia, tutti Paesi (gli ultimi rimasti, insieme al Lussemburgo) con un rating da “tripla A”. E qui la disputa diventa anche filosofica: la «solidarietà virtuosa» da una parte, l’«azzardo morale» dall’altra. Per le loro posizioni, i tedeschi vengono tacciati di egoismo da chi sta nella trincea opposta. Ma a Berlino, sembrano aver ben chiaro in testa il loro argomento. Tradotto nel linguaggio della saggezza popolare: perché il parco Geppetto dovrebbe firmare le cambiali dello sventato Lucignolo. La risposta degli altri è altrettanto immediata: la Germania ha avuto molto dal resto d’Europa dopo la guerra, nella ricostruzione e poi nella riunificazione, e adesso guarda solo al suo borsellino, è un po’ lo zio Scrooge dell’euro.
Gli eurobond hanno poi fratelli e nipoti, tutti in attesa di nascere. Soprattutto i cosiddetti «precursori degli eurobond», cioè i «project bond», obbligazioni garantite dagli Stati dell’Eurozona che dovrebbero finanziare progetti di grandi infrastrutture nei trasporti o nel digitale: gli Stati garanti non li contabilizzerebbero — questa almeno l’idea — nel loro debito pubblico. Non sarebbero zavorra per il deficit, ma carburante per la crescita. Avendo una casacca diversa, almeno all’inizio, forse non sarebbero così minacciosi agli occhi del Geppetto tedesco. Ma potrebbero aiutare lo stesso vari Lucignoli, senza indurli troppo in tentazione (forse).

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