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Eurobond per 2-3mila miliardi

di Isabella Buffacchi

Interrogato dal Sole 24 Ore sui problemi dell'euro e sulla crisi della Grecia, Robert Putnam della Harvard Kennedy School noto in tutto il mondo per i suoi studi sul "social capital" e sul funzionamento della democrazia, ha sintetizzato. «Io sono del Massachusetts. Pago tasse alte, più che in altri stati, e le zone più povere degli Stati Uniti ricevono i miei soldi. E va bene così. Perchè nel Massachusetts ci riferiamo agli americani degli stati del Sud come "noi". Questa è l'unione fiscale degli Stati Uniti – ha spiegato in visita in Italia -. In Europa non vedo trasferimenti di denaro dalla Germania alla Grecia perchè i tedeschi non pensano ai greci in termini di "noi". In Europa non c'è politica fiscale europea. Il vostro è problema politico e sociale, non economico-finanziario». Un titolo di debito europeo in euro, in circolazione sui mercati, sgombrerebbe il campo da qualsiasi dubbio sull'impegno inderogabile degli europei nella moneta unica come espressione di un'unione fiscale. È quanto accade in "piccolo" già in Italia: dietro un'asta di BTp c'è anche la raccolta che serve allo Stato per rimborsare il maxi-debito accumulato dal comune di Roma. Ma quando il Campidoglio è stato commissariato, come sta avvenendo per la Grecia, lo spread dei BTp, giustamente, non si è mosso.

Di questi tempi, però, nel mezzo della fase acuta della crisi del debito sovrano europeo, l'eurobond o Union-bond viene associato automaticamente – e comprensibilmente – alla soluzione dei problemi di solvibilità e liquidità dei paesi ultraindebitati. L'ipotesi che circola sui mercati è che l'Efsf potrebbe collocare a questo fine 2mila miliardi. Ma l'idea di emettere debito europeo per sommarlo o sostituirlo al debito nazionale, fare debito su debito, non rende giustizia a un'idea che nello spirito si rivolge innanzitutto al sostengo dello sviluppo e della crescita dell'Unione europea. Il debito europeo, e il prestito obbligazionario che andrebbe a costituirlo con aste ed emissioni sui mercati dei capitali internazionali, dovrebbe essere mirato in prima battuta al finanziamento di progetti infrastrutturali e ambientali, transfrontalieri e nazionali: energia, trasporti, ricerca, biotecnologie. Non spesa corrente ma investimenti.

La Commissione Ue ha stimato che per realizzare gli obiettivi "20-20-20"(il 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20% dell'efficienza e un taglio del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020) e i Tens (Trans-European networks) saranno necessari fino a 3.000 miliardi. I fondi raccolti dal budget europeo, tramite il collocamento di titoli di Stato europei, confluirebbero attraverso mille rivoli nel grande canale del finanziamento di infrastrutture e ambiente dei singoli Stati. Riducendo così le emissioni di titoli di stato nazionali.

Spetta ora ai politici annunciare la conferma che dietro la moneta unica c'è una politica fiscale unica e che esiste un'unione fiscale al pari di un'unione monetaria. I passaggi successivi, quelli tecnici sul come creare il titolo di debito europeo, seguirebbero a passo rapido. Di formule e meccanismi di attuazione ne circolano già diversi. A cominciare dalla proposta dello scorso dicembre a firma del ministro dell'Economia Giulio Tremonti e del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker (Tremonti aveva già proposto l'eurobond per le infrastrutture nel 2003 durante il semestre di presidenza italiana). Ora l'idea dell'Union-bond piace ai guru come George Soros, alle banche d'affari e ai colossi come Pimco, è gradita a Irlanda, Grecia e Spagna e nelle alte sfere del mondo politico francese. Non va giù invece a Germania, Olanda, Austria e Finlandia.

Il debito europeo intanto esiste già ed è formato dal debito pubblico dei 17 stati che hanno adottato la moneta unica. Per Eurostat, nel 2010 ammontava a 7.837,207 miliardi di euro (l'85,1% del Pil dell'euro area): nel 2007 era pari a poco meno di 6.000 miliardi, equivalente al 66,2% del Pil. Un titolo di debito europeo non c'è ma battezzarlo è facile (Union-bond, eurobond, project-bond, Bei-bond, Efsf-bond, Esm-bond). Svariate le ipotesi degli emittenti possibili: una società-veicolo garantita dal risparmio e creata dall'unione delle Cdp europee che già operano su scala europea nell'equity con il Fondo Marguerite, la Banca europea degli investimenti che colloca già bond per le infrastrutture, il veicolo Efsf che presta già fondi a Irlanda e Portogallo, il nuovo veicolo Esm in arrivo per la stabilità dell'eurozona e dell'euro.

 

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