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Eurobond, Barroso chiama. La Merkel per ora resiste

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — Il bicchiere mezzo vuoto a Berlino è mezzo pieno a Bruxelles. Ma alla fine, tirato da una parte e dall'altra, può rovesciarsi sulla tovaglia d'Europa. A Bruxelles, il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso: gli eurobond «possono portare tremendi benefici». A Berlino, la cancelliera tedesca Angela Merkel: «No, vuol dire mettere il carro davanti ai buoi». Ancora Barroso: «Ecco, queste parole significano che non c'è un'opposizione di principio». Ancora Merkel, davanti al suo Parlamento: «È molto fastidioso, direi inappropriato, che la Commissione Europea si concentri ora sulle proposte sui vari tipi di eurobond». Fine del tira e molla: bicchiere capovolto, tovaglia macchiata.
La giornata di ieri è stata tutta così: Bruxelles contro Berlino e viceversa. Con due fattori ad acuire la tensione: da un lato, Bruxelles presentava gli eurobond più le sue proposte sulle nuove misure di sorveglianza finanziaria (la Commissione europea vuole esaminare preventivamente, ogni autunno, i bilanci nazionali, vuole poter chiedere delle modifiche e sottoporli a controlli incrociati fra i vari governi); dall'altro, e proprio mentre venivano presentati gli eurobond, Berlino assisteva sbalordita alla sua prima asta di Bund (i titoli tedeschi) andata semideserta.
Queste erano dunque le esche, pronte a fornire scintille. Ma il resto della paglia secca era pronto da mesi. Germania e Ue, oggi, sono ai ferri corti su 4 temi: eurobond, ruolo della Bce, ruolo del fondo salva Stati, aiuti d'emergenza alla Grecia. Eurobond, cioè le (future) obbligazioni emesse in comune e garantite dagli Stati dell'Eurozona: per Bruxelles sono la zattera anticrisi, che consentirebbe agli Stati di rifinanziarsi senza cadere in mano alla speculazione; per Berlino sono solo un modo «di collettivizzare i debiti», perché metterebbero insieme i titoli buoni e quelli bacati. Assicura Bruxelles: i nuovi controlli finanziari eviterebbero proprio i rischi di «lassismo» che gli eurobond possono favorire. Ma come la pensi Angela Merkel, si è visto. Bce: Berlino non vuole che diventi il prestatore d'ultima istanza. Ruolo del fondo salva Stati: è ancora una dolce chimera, e Berlino ne diffida. Aiuti alla Grecia: senza garanzie di tutti i partiti della maggioranza ellenica, Angela Merkel vuole bloccare gli ultimi 8 miliardi di prestiti; Bruxelles ascolta il grido di Atene — «le casse saranno vuote fra 20 giorni!» — e si chiede se valga la pena di buttar giù un grattacielo di 17 piani (l'Eurozona) per ripulire un ammezzato.
Oggi Angela Merkel parlerà di tutto questo a Strasburgo con i colleghi italiano e francese, Mario Monti e Nicolas Sarkozy. E chissà se riserverà qualche sorpresa come sostiene la Bild in edicola oggi: in un'anticipazione, il tabloid tedesco riferiva ieri che la coalizione guidata dalla cancelliera non escluderebbe più categoricamente il ricorso agli eurobond.
Intanto Barroso avverte: «Senza una governance economica rafforzata, sarà difficile se non impossibile mantenere una moneta comune». Traduzione: l'euro sta precisamente sull'orlo di quel bicchiere mezzo pieno o vuoto, tirato da una parte all'altra della tovaglia.
 

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