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Euro sorprese Qui Madrid, nuova provincia di Berlino

Plaza Mayor a Madrid pare una scheggia dispersa della Vienna asburgica. I suoi tetti aguzzi di lavagna nera avrebbero più senso sotto la neve del Nord Europa che non sotto il sole mediterraneo. Che gli spagnoli siano i tedeschi del Sud è un luogo comune giustificato dagli intrecci dinastici di un tempo, ma se oggi Madrid sembra tornata una dependance teutonica è una conseguenza della Grande Crisi.
Stabilità
I disoccupati spagnoli hanno un binario privilegiato per emigrare in Germania, le banche tedesche un altro per finanziare le prime spagnole. Madrid ha copiato Berlino anche nella specializzazione produttiva scegliendo le auto. Ci sono 17 case automobilistiche in Spagna che la rendono la seconda maggior esportatrice europea dietro, ovviamente, la Germania. L’export (2,4 milioni di auto quest’anno, 3 milioni nel 2016) vale il 10% del Pil. Siamo quasi all’allievo che supera la maestra: la Opel quest’anno perde quote di export dalla Germania, ma ne guadagna dalla filiale spagnola di Saragozza, capace di tali risparmi da far concorrenza allo stabilimento coreano.
Mariano Rajoy e Angela Merkel sono una coppia di ferro nel cangiante panorama dei vertici europei. Nel tempo in cui l’Italia sfoggiava quattro premier e la Francia due presidenti, Berlino e Madrid mantenevano gli stessi leader. La continuità conta per un amore, ma non basta. Aiuta anche a pensarla allo stesso modo. Nella casa comune del Partito popolare europeo è difficile trovare un sostenitore delle posizioni tedesche più convinto del presidente spagnolo. Rajoy ripete la formula Merkel fino alla noia: non si può spendere ciò che non si ha, ci vogliono tagli e riforme.
Come tutte le coppie anche loro hanno avuto momenti di frizione. È stata Frau Merkel a imporre a Rajoy il salvataggio bancario da 100 miliardi. Uno schiaffo per Madrid e un balsamo per Berlino che ha così salvato a costo zero anche il proprio sistema finanziario che aveva in cassaforte una quota pesante del debito pubblico e privato iberico. Per vendetta fu Rajoy a tradire Mami quando si alleò con l’ex premier Mario Monti per ottenere la promessa di un fondo salva Stati.
Ragioni
Eppure Mariano resta l’allievo prediletto di Mami e la grande tedesca gli perdona i continui ritardi nel rientrare nei limiti deficit-Pil promessi. Perché? Perché la direzione presa dal Regno iberico va nella linea che detta Berlino. Di più. Ulrich Beck, sociologo autore del volume Un’Europa tedesca spiega che, tra i partner europei, la Spagna è quella che ha abbracciato con più determinazione la ricetta economica germanica al posto della perpetua espansione edilizia. Il nuovo progetto è fatto di salari bassi e flessibili al servizio della manifattura esportatrice. Ovviamente un paio di gradini sotto il livello di benessere e qualità dell’originale.
La brutale svalutazione interna con la caduta degli stipendi e l’aumento della produttività ha in effetti reso competitive le esportazioni iberiche. Quest’anno (dati Cec, la Confindustria iberica) un impiegato spagnolo costerà 34 mila euro contro i 43mila di Italia, Francia o Germania. Il 20% meno. E la forbice tende ad allargarsi. Esperti di Morgan Stanley avvalorano l’idea che le riforme targate Rajoy-Merkel trasformeranno la «Spagna in una seconda Germania in 2-4 anni». Così quando quest’anno, grazie soprattutto alla crescita di export e turismo, Madrid ha fatto segnare una crescita di 0,7 punti superiore quella della maestra tedesca, Frau Merkel ha sventolato il successo spagnolo per dimostrare la bontà della sua visione. È tale la consonanza dei due compagni nel Ppe che Berlino ha lasciato il ruolo chiave di controllore dei conti dell’Unione a Luis de Guindos, ex ministro dell’Economia di Rajoy.
Durerà l’amore? A differenza della Germania la Spagna produce auto di altri, dei tedeschi in particolare, con contratti di lavoro super flessibili scritti su misura per gli investitori. I critici sostengono che la Spagna invece della Germania mediterranea sta diventando la Cina d’Europa. E la Cina, si sa, non solo vive male, ma non compra. Il rallentamento tedesco degli ultimi trimestri potrebbe essere un sintomo che non tutta Europa può risolvere i problemi di deficit con export e bassi consumi. Sarebbe la crescita dell’intero continente a soffrirne. Chissà? Forse sarà Mami a cambiare idea prima del suo ammiratore iberico.
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