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«Euro irreversibile, spread troppo alti»

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — «Non ho alcun dubbio sulla forza dell'euro, sulla sua permanenza e sulla sua irreversibilità». Così, in modo netto, il presidente della Banca centrale europea di Francoforte (Bce) Mario Draghi, intervenendo davanti alla commissione economica nell'Europarlamento di Bruxelles, ha chiuso ogni spazio alle illazioni sulla sua posizione in relazione al momento di difficoltà della moneta unica. Ha aggiunto che le esplosioni dei tassi d'interesse, provocate dagli attacchi della speculazione ai titoli di Stato dei Paesi con difficoltà di bilancio, hanno portato a «un livello degli spread che non riflette il rischio reale» sulla solvibilità dell'emittente, mentre in passato i rischi finanziari di questo tipo li ha ritenuti a volte «sottovalutati».
Draghi ha iniziato l'audizione generando sorrisi e applausi per il suo evidente sforzo di leggere parte dell'introduzione anche in tedesco (dopo aver usato italiano e francese). Riprendendo nel solito inglese, ha ammesso che le prospettive economiche dell'eurozona restano «altamente incerte» proprio perché incide negativamente «l'aumento delle tensioni sui mercati finanziari». Ha confermato che la ripresa avverrà in modo «molto graduale», che «i rischi sono ancora significativamente sbilanciati al ribasso» e che l'inflazione «resterà sopra il 2% per diversi mesi». In questo contesto ha respinto le pressioni per un maggiore coinvolgimento dell'istituzione di Francoforte nel salvataggio dei Paesi a rischio, dichiarando ancora una volta che gli acquisti della Bce di titoli degli Stati in difficoltà non saranno «né eterni, né infiniti». E che i Trattati escludono la possibilità di finanziare direttamente i governi.
Il presidente della Bce ha segnalato che a rendere più complicata la situazione generale c'è la crisi di liquidità nel sistema del credito. «Anche tutto il 2012 sarà un anno difficile per le banche», ha commentato garantendo l'impegno della sua istituzione per risolvere il problema. Anche perché nel primo trimestre dell'anno prossimo «pressioni molto significative, se non senza precedenti» sono ancora attese sul mercato dei titoli degli Stati in difficoltà a causa delle numerose emissioni in arrivo.
La domanda di un eurodeputato sulla sua posizione sulla sopravvivenza dell'euro nasceva dal titolo della prima intervista da numero uno di Francoforte concessa al quotidiano Financial Times di Londra, che ieri l'ha pubblicata titolandola con un ammonimento sulla possibile fine della moneta unica. Draghi ha detto che si aspettava la domanda e ha preso le distanze dal titolo «scelto dal giornale». Ha aggiunto che «molti, soprattutto fuori dall'eurozona, passano il tempo a speculare su scenari catastrofici per l'euro» e ha invitato a valutare in modo trasparente «l'enorme costo che elucubrazioni di questo tipo possono significare».
L'ex governatore di Bankitalia ha apprezzato l'accordo concluso nell'ultimo vertice del capi di Stato e di governo sulla maggiore disciplina nei bilanci, che aveva definito per primo fiscal compact nella sua precedente audizione nell'Europarlamento. Lo ha però considerato «un primo passo» da migliorare perché il rigore finanziario e le misure di austerità, che all'inizio «comportano contrazione», vanno integrate per rilanciare «crescita, occupazione, competitività». Da neoresponsabile del fondo salva Stati ha definito «essenziale» il ricorso al voto a maggioranza «specialmente in situazioni di crisi». Gli eurobond invece «possono avere senso in una unione dei bilanci», quindi solo quando si arrivasse molto più avanti sulla strada dell'integrazione iniziata con il fiscal compact.
Il presidente della Bce ha indicato nella mancanza di fiducia tra le stesse banche una delle ragioni della crisi di liquidità. I finanziamenti di Francoforte puntano a «evitare la stretta creditizia e l'ulteriore rallentamento della crescita o la recessione», anche per non veder tagliate fuori le piccole imprese e le famiglie. Ha giudicato «sequenza fuori tempo» la richiesta dell'autorità bancaria europea Eba di ricapitalizzare le banche in difficoltà prima che il fondo salva Stati fosse «pienamente operativo». Ha anticipato che non ci sarà nel 2012 «l'incubo» di stress test come quelli di quest'anno. Ha ammonito le banche a non ricapitalizzare togliendo i fondi al sistema produttivo, pur sollecitando la massima libertà di utilizzo dei finanziamenti elargiti da Francoforte.
Draghi non si è allarmato troppo sul rischio di declassamento del debito della Francia da parte delle agenzie di rating. Ha considerato da valutare soprattutto l'impatto che eventualmente avrebbe sul fondo salva Stati. Ha comunque invitato a «ridurre l'influenza del rating nella legislazione e nelle pratiche dei mercati» limitandolo «a uno dei tanti elementi di valutazione». Ha considerato però importante aver escluso nuove perdite per i possessori di titoli di Stato, come è avvenuto nel caso della Grecia.
 

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