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Euro in caduta torna ai minimi contro yen e dollaro

 

L'euro è affaticato. La valuta comune è scesa ieri ai minimi da 10 anni sullo yen, ormai sempre più forte, ed è calato a livelli abbandonati otto mesi fa sul dollaro. A questi livelli è poi leggermente rimbalzato, in una seduta piuttosto movimentata, ma le pressioni ribassiste non sembrano scomparse.

La moneta comune ha toccato ieri mattina quota 1,3360 dollari, malgrado la flessione della moneta Usa verso lo yen, che ieri si è avvicinato ai massimi dal dopoguerra. Il dollaro è infatti sceso fino a 76,24 yen – il minimo storico è a 75,94 – e mentre l'euro ha toccato 101,90. In rialzo sulla moneta comune anche la sterlina e, tra le valute ad alto rendimento, la corone norvegese e svedese.

Il rimbalzo è partito presto, portando l'euro – che in serata è tornato verso 1,3470 – fino a 1,3549 dollari complice il pretesto fornito da due notizie. La prima è stata la pubblicazione di un indice Ifo – sulle condizioni dell'economia tedesca – migliore delle previsioni: è calato a settembre a 107,5 da 108,7 di agosto, mantenendo ben al di sopra della media di lungo periodo – spiega Lavinia Santovetti di Nomura – il sottoindice sulla situazione attuale. Non è escluso che l'indicatore "corregga" in futuro, verso il basso, la sua rotta, avvicinandosi ai livelli più moderati mostrati dall'analogo indice Pmi. La reazione del mercato, non a caso, è sembrata momentanea. Sono scattate, più che altro, operazioni di acquisto per chiudere le scommesse su un ribasso dell'euro.

È stata la seconda notizia, la possibilità di nuovi acquisti, da parte della Banca centrale europea, di covered bonds (in sostanza i tedeschi Pfandbriefe) a mantenere l'euro sui nuovi livelli. Il buon andamento delle borse europee, che hanno voluto registrare gli annunci – per quanto ancora un po' indefiniti – degli impegni presi dai governi del G-20 sul salvataggio delle banche in difficoltà, hanno poi aiutato anche la moneta comune.

L'incertezza resta però alta, e su tutto il valutario: a parte il rischio di un intervento sullo yen, ormai a livelli molto elevati, sono in forte aumento le posizioni di vendita ("short") sull'euro/dollaro, e così le scommesse contro l'euro/yen, la cui volatilità è piuttosto alta. La settimana è inoltre piena di appuntamenti "politici": è prevista la ratifica degli accordi sul fondo europeo Efsf in diversi Paesi, tra cui la Finlandia e la Germania.

Non è improbabile, quindi, che le pressioni ribassiste sulla moneta comune possano tornare presto. Tra gli analisti si sta anche diffondendo l'idea che la Banca centrale europea possa abbassare a ottobre – tra due settimane, quindi – il costo del credito, e con una "rara" mossa da 0,50 punti, che porterebbe i tassi all'un per cento. Un ulteriore fattore che potrebbe presto pesare "contro" la moneta comune. George Saravelos di Deutsche Bank ha così spiegato alla Reuters di prevedere l'euro in flessione verso 1,30 dollari; mentre la Barclays indica quota 1,25 entro tre mesi.

Non è necessariamente un male: l'euro resta sopravvalutato e non va dimenticato che la sua flessione dà un po' di fiato alle esportazioni, mentre non danneggia troppo – con il contemporaneo calo del petrolio e delle materie prime – le importazioni. Il calo, inoltre, non sembra disordinato, scomposto, o "unidirezionale", tale quindi da dare preoccupazioni; anche se il mercato valutario sembra complessivamente alla ricerca di un nuovo "equilibrio". Non ingannino però neanche i singoli cambi: l'euro effettivo di ieri – un indice che riassume il valore verso tutte le principali valute – sarà noto solo oggi, ma resterà lontano dal minimo dell'anno a 100,39 del 12 gennaio, così come dai livelli, più bassi di metà 2010. La flessione è per ora minora di quella che potrebbe sembrare.

È innegabile, comunque, che le difficoltà di Eurolandia si stiano facendo sentire, anche su un valutario rimasto spesso indifferente a quanto accadeva, per esempio, sull'obbligazionario. Banca Intesa, nella sua nota quotidiana, sottolineava ieri come l'indice Vix – che misura la volatilità e dà quindi segnali sull'incertezza – abbia superato i livelli segnati, in coincidenza con la crisi greca, nel maggio 2010. Allora l'euro/dollaro era però ben più basso: scivolò sotto quota 1,20, un livello che oggi appare ancora molto lontano.

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