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Euro digitale, la Bce accelera per superare Cina e Facebook

È una partita geopolitica e tecnologica, nella quale è in gioco l’autonomia dell’Europa su più di una sola dimensione. Lo è di fronte alla Cina, che cerca di anticipare le mosse delle altre superpotenze dell’economia internazionale per sostituirsi ad esse nella distribuzione di mezzi digitali di pagamento in tutto il mondo. E lo è con Facebook, che cerca di sfruttare la sua rete di quasi tre miliardi di profili per radicare l’uso di propria moneta privata.

È dunque una sfida sui massimi sistemi, che però molto probabilmente è destinata ad avere un risvolto pratico per decine di milioni di italiani e centinaia di milioni di abitanti in Europa. Perché la Banca centrale europea ha deciso ieri di andare avanti con il suo progetto di euro digitale. Significa che nel giro di qualche anno i singoli cittadini europei potranno disporre di un piccolo conto — forse fino a un massimo di tremila euro per volta — direttamente presso la Bce. Con quello dovrebbero poter compiere acquisti al dettaglio piccoli e medi attraverso lo smartphone o con un mezzo simile a una carta di credito. Del tutto gratis e con tutte le garanzie di sicurezza o privacy del denaro contante.

L’italiano Fabio Panetta, dell’esecutivo della Bce, è il capofila del progetto e ieri ne ha illustrato alcune delle motivazioni in maniera molto esplicita. Uno degli obiettivi, ha detto, è «anticipare l’adozione di denaro non denominato in euro nella zona euro». Di che si tratta? Dal 2013 la Banca centrale cinese sta lavorando a un proprio progetto di yuan digitale, che da qualche mese è entrato nella fase di sperimentazione con l’uso fra decine di milioni di abitanti della Repubblica popolare. In sostanza, Pechino è quasi pronta a lanciare definitivamente in Cina e poi nel resto del mondo un canale di pagamento sul modello del borsellino digitale. Con una sola differenza: non sarebbe un servizio offerto ai consumatori da una società di fintech come fanno PayPal, Nexi o reti tradizionali come Visa o Mastercard; sarebbero conti apparentemente gratuiti di cittadini (anche) europei, ma denominati in yuan e direttamente presso la Banca del popolo della Cina.

Intanto, avendo cambiato il nome del progetto di moneta digitale aziendale da Libra a Diem, anche Facebook continua a spingere. Giorni fa Christian Catalini, co-fondatore e capo economista di Diem, ha accettato un’intervista pubblica con l’analista di Mediobanca Andrea Filtri per fare un annuncio: l’iniziativa di moneta virtuale voluta da Facebook va avanti e mette a disposizione la Rete digitale del gruppo fondato da Mark Zuckerberg alle banche centrali occidentali; l’obiettivo dichiarato è permettere ai banchieri centrali europei, americani o britannici — sostiene Catalini — di recuperare il ritardo accumulato con la Cina.

La Bce non accetterà l’offerta. Ieri Panetta ha spiegato gli ultimi passi e i prossimi, per garantire quella che ha definito l’«autonomia strategica» dell’Europa. La Banca centrale ha già condotto vari esperimenti con tecnologie centralizzate o decentrate, concludendo che sarà possibile assicurare con una latenza di pochi istanti almeno 40 mila transazioni digitali al secondo per acquisti al dettaglio (o 300 miliardi di pagamenti all’anno). Il consumo annuo di energia della Rete per assicurare i pagamenti può essere simile a quello di poche famiglie: infinitamente inferiore all’elettricità consumata dal bitcoin, pari a quello del Portogallo o della Grecia. La Bce ora studierà in dettaglio le varie opzioni per due anni e punta al lancio di un euro digitale sicuro, anche sotto il profilo della privacy, fra cinque. «Il denaro contante fisico rimarrà disponibile», ha precisato Panetta. Ma per chi vuole, si apre una nuova opzione alla quale ieri hanno dato il loro sostegno i ministri finanziari di Francia e Germania Bruno Le Maire e Olaf Scholz.

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