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Euro in calo, ora si guarda alla Fed

I dati di oggi sul mercato del lavoro saranno indicativi sui tempi della «stretta» negli Usa
Le Borse europee hanno chiuso gli scambi contrastate: in calo Milano (-0,24%), Parigi (-0,21%) e Londra (-0,10%), in rialzo Madrid (+0,46%) e sostanzialmente invariata Francoforte (+0,03%). A tenere banco ieri sono state soprattutto le notizie in arrivo da Vienna. Nella capitale austriaca infatti si sono infatti tenute i due vertici più sensibili per i mercati: il consueto direttivo Bce e la riunione dell’Opec, il cartello dei Paesi produttori di petrolio. Due fronti, la politica monetaria e il mercato petrolifero, fortemente correlati tra loro dato che il prezzo del greggio condiziona direttamente le oscillazioni dell’indice dei prezzi al consumo, la principale variabile che condiziona le scelte di politica monetaria. Il crollo dei prezzi del petrolio nell’ultimo biennio (-52%) ha giocato infatti un ruolo non secondario nel provocare quella deflazione che ha costretto la Bce alla contromisura del Quantitative easing.
Questa correlazione ha influito in maniera determinante sulla decisione della Bce di rivedere al rialzo le proprie stime su Pil e inflazione per l’anno in corso. Anche alla luce del recente recupero dei prezzi del petrolio (+78% dai minimi di inizio anno) l’Eurotower ha infatti portato le proprie previsioni per il Pil 2016 dell’Eurozona da +1,4% a +1,6% mentre sull’inflazione la stima è stata portata da +0,1% a +0,2 per cento. Una revisione al rialzo era attesa e i numeri non hanno scaldato più di tanto gli investitori una parte dei quali forse aveva messo in conto un miglioramento maggiore. Almeno sul fronte dell’inflazione. Chi sui mercati ha scommesso su un cambio di passo sul fronte prezzi ha dovuto peraltro fare i conti anche con gli esiti deludenti del vertice Opec in cui non è stata raggiunta alcuna intesa per un taglio della produzione per rilanciare i prezzi. Una notizia che in ogni caso ha avuto un impatto modesto sui mercati. Il prezzo del petrolio Brent, sceso sotto quota 49 dollari, è infatti risalito oltre quota 50 nella seconda parte della giornata in seguito alla pubblicazione del dato sulle scorte di greggio negli Usa che sono risultate ancora in calo (seppur meno delle attese) a testimonianza del fatto che gli squilibri tra domanda e offerta sul mercato del greggio si stanno risolvendo soprattutto grazie al contributo dei Paesi non Opec come gli Stati Uniti. In Borsa il recupero del greggio ha permesso al settore energia di limitare le perdite a un mezzo punto percentuale sull’indice europeo di comparto.
Sui mercati valutari l’euro, classe di investimento che più di altre è condizionata dalle scelte di politica monetaria, ieri si è svalutato sul dollaro toccando un minimo a 1,1147 dollari. Un andamento condizionato dalla forza del dollaro sull’aspettativa di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed. Aspettative che potrebbero essere ulteriormente rilanciate dalle statistiche sul mercato del lavoro relative al mese di maggio che saranno pubblicate oggi e da cui il consensus degli analisti attende conferme positive. In particolare dal numero dei nuovi occupati che è atteso stabile a quota 160mila unità.
Seduta da dimenticare infine per le banche greche in Borsa (-3% l’indice Ftse Greece Banks). La Bce – ha fatto sapere Draghi – non ha ancora deciso se accettare i collaterali dalle banche greche per riattivare i canali di rifinanziamento.

Andrea Franceschi

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