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Euro ai massimi nel rally di fine anno

Le indicazioni positive sullo stato dell’economia tedesca arrivate dall’indice Ifo hanno fornito ieri il pretesto per un’altra seduta di acquisti sull’euro. L’indice sulla fiducia delle imprese in Germania (vedi articolo in pagina) è infatti salito a dicembre a 102,4 punti, dai 101,4 punti di novembre, leggermente oltre i 102 attesi dagli analisti. Dal grafico giornaliero del cambio euro-dollaro emerge che, dopo aver viaggiato nella fascia 1,3220-1,3240 dollari per buona parte della mattinata, l’euro-dollaro ha registrato un’accelerazione proprio dopo le 10, in coincidenza con la diffusione del dato, per arrivare, intorno alle 14, a toccare un massimo di seduta a 1,3308, livello che non si vedeva da otto mesi a questa parte. Quella di ieri è stata l’ottava seduta consecutiva di rialzi per l’euro-dollaro. Questi movimenti, oltre che dai dati macro, sono stati aiutati dal ritorno della fiducia sulla tenuta dell’Eurozona, testimoniata dal calo dello spread Bund-BTp sotto quota 300 e dalla recente decisione di Standard & Poor’s di alzare il rating della Grecia. Determinante è stata poi la mossa della Fed, che la scorsa settimana ha varato un nuovo piano di acquisti di titoli di Stato da 45 miliardi di dollari al mese fissando per la prima volta dei paletti alla sua politica monetaria espansiva: disoccupazione al 6,5% e inflazione sotto il 2,5 per cento. «Sono target molto ambiziosi – spiega un trader – che fanno pensare che la politica di finanziamento del debito della banca centrale Usa proseguirà ancora a lungo. Con conseguente deprezzamento del dollaro».
Ai fattori di politica monetaria, si sono aggiunte poi le aspettative di un accordo sul fiscal cliff, il baratro fiscale che scatterà negli Usa a fine anno in mancanza di un accordo tra democratici e repubblicani. «Un’intesa è data per scontata dal mercato – spiega Robert Baron, manager di deltahedge.it – ma bisognerà vedere quale equilibrio tra nuove tasse e tagli alla spesa pubblica sarà raggiunto. Un accordo consistente potrebbe rafforzare nel medio lungo periodo il cambio euro-dollaro portandolo a 1,36-1,37 già nella primavera del 2013. Viceversa l’impatto recessivo sarebbe più consistente per l’economia americana e allora, come già visto in passato, il dollaro potrebbe tornare a rafforzarsi in quanto bene rifugio. Nel breve periodo comunque ci aspettiamo un ritracciamento tecnico (indebolimento, ndr) dell’euro sul dollaro. Bisogna peraltro considerare che siamo ormai nelle ultime sedute dell’anno e i volumi di scambio sono inferiori alla media».
Ieri, oltre che sul dollaro, l’euro si è rafforzato, per la settima seduta consecutiva, sullo yen arrivando ai massimi da agosto 2011. La moneta giapponese, reduce da un lungo “trend” ribassista che dura ormai da oltre un mese, ieri si è ulteriormente indebolita nei confronti delle sue maggiori controparti. Anche in questo caso mossa delle aspettative di politica monetaria in vista delle decisioni che la Bank of Japan, dopo due giorni di direttivo, comunicherà oggi al mercato. Secondo il consensus degli analisti Reuters, la Boj dovrebbe incrementare i suoi acquisti di titoli di Stato. Una scelta “espansiva” caldeggiata (forse troppo secondo alcuni commentatori) dal neopremier Shinzo Abe.

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