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Euro ai massimi da 14 mesi alla vigilia della stretta Bce

di Beda Romano

La moneta unica ha toccato ieri il livello massimo degli ultimi 14 mesi contro il dollaro, scommettendo su un aumento del costo del denaro (il primo dal luglio 2008) oggi da parte della Banca centrale europea. Nonostante il momento ancora delicato in numerosi paesi della periferia della zona euro e le critiche di molti osservatori, l'istituto monetario ha lasciato intendere in queste ultime settimane che le pressioni inflazionistiche non possono essere ignorate.

Ancora una volta come in passato la Bce si trova in una posizione difficile: pronta a stringere il credito nonostante le critiche di molti. Oggi le proteste sono meno perentorie che nel 2008 o nel 2005, ma restano evidenti soprattutto tra gli economisti. Un gruppo di 15 analisti internazionali che si riunisce a cadenza regolare sotto l'egida del quotidiano tedesco Handelsblatt ha preso posizione contro la stretta monetaria.

Solo tre economisti si sono detti a favore. Gli altri 12 hanno espresso contrarietà. L'andamento dell'euro contro il dollaro, salito ormai a 1,43, è il segno che il rialzo del costo del denaro, dall'1 all'1,25%, è acquisito, almeno sui mercati. D'altro canto i banchieri centrali non hanno fatto nulla negli ultimi giorni per cambiare le aspettative degli investitori dopo che in marzo avevano detto che una stretta in aprile era «possibile, non certa».

«Vogliamo aumentare i tassi d'interesse in modo graduale», ha detto la settimana scorsa Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo, parlando a una rete televisiva russa. «Mantenere i tassi d'interesse là dove sono ora significherebbe avere una politica monetaria sempre più espansiva. Il che non sarebbe appropriato». In un contesto di inflazione al 2,6% i tassi reali sono oggi negativi: preoccupano in momento di abbondante liquidità sui mercati.

«La situazione economica non è più così brutta da richiedere un tasso di riferimento all'1%», dice Jörg Krämer, economista di Commerzbank (in Germania gli ordini all'industria in febbraio sono saliti del 2,4% mensile). Ribatte Jacques Cailloux, analista di Royal Bank of Scotland: «Fin tanto che alcuni paesi come la Spagna devono fare i conti con una perdita di fiducia sui mercati, mettendo in pericolo l'intero sistema finanziario, non trovo che una stretta monetaria abbia senso».

È interessante notare che il mondo politico, almeno per ora, non abbia protestato (troppo). Lo stesso ministro delle Finanze spagnolo Elena Salgado ha detto alla fine di marzo: «Credo che possiamo assorbire questo aumento senza problemi». La presa di posizione può sorprendere: in Spagna nove mutui su dieci sono legati al tasso Euribor, salito di cinquanta punti base dall'inizio dell'anno, pari a un aumento di 500 euro della rata annua su un prestito di 100mila euro.

L'aumento del costo del denaro giunge mentre la situazione di alcune banche continua a preoccupare. La Bce vuole trasferire l'onere del salvataggio degli istituti di credito più deboli ai governi, e rivedere la liquidità a buon mercato proveniente dall'istituto monetario. Il rialzo dei tassi, se oggi verrà confermato, è anche un modo per avvertire i paesi che l'istituto monetario deve guardare oltre alla crisi finanziaria per ritornare a occuparsi dell'economia reale.

In questo contesto, il consiglio direttivo sta anche lavorando a un modo per ritornare alle operazioni di pronti contro termine a tasso variabile e ad ammontare limitato (e non più a tasso fisso e ad ammontare illimitato), lasciando alle banche più deboli la possibilità di chiedere maggiore liquidità con un sovrapprezzo. Un criterio per valutare se la richiesta è fuori dall'ordinario potrebbe essere il livello di riserva obbligatoria delle singole istituzioni finanziarie.

 

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