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Eurizon, caccia alla liquidità dei clienti retail: «È ora di uno sforzo congiunto fabbriche-rete»

«Il nostro mestiere è costruire prodotti competitivi in ogni contesto di mercato, e continueremo a svolgerlo anche nel momento in cui i tassi di interesse dovessero risalire, proponendo soluzioni che possano permettere ai nostri clienti di costruire portafogli diversificati in grado di raggiungere gli obiettivi che si sono posti nel medio periodo». Saverio Perissinotto non sembra particolarmente allarmato dal possibile ritorno della volatilità sui mercati e dal cambio di scenario che rischia di materializzarsi con il ritorno dell’inflazione e il rialzo dei rendimenti obbligazionari. Eurizon, la società di asset management del Gruppo Intesa Sanpaolo al cui timone siede da poco più di un anno, ha sfruttato al massimo il vento in poppa di questi ultimi tempi chiudendo il primo trimestre 2021 con un utile netto consolidato in rialzo del 60% a 160,8 milioni di euro. E soprattutto con una raccolta che procede a gonfie vele (1,1 miliardi da inizio anno, 2,6 miliardi dei quali in fondi comuni) e che ha proiettato Il valore del patrimonio gestito a 354 miliardi.

Covid si è rivelato un volano insospettabile per l’industria del risparmio, ma i numeri di questo trimestre sono sostenibili?

La struttura del nostro conto economico è tale da offrire una buona resistenza anche nei momenti difficili, grazie a una struttura di ricavi ricorrenti che rappresenta larga parte

delle entrate complessive e a costi estremamente contenuti dalle economie di scala che il nostro gruppo è in grado di sfruttare. Ogni società del settore ha poi caratteristiche differenti, ma c’è un elemento che accomuna l’intera industria del risparmio e che mi rende fiducioso.

Quale?

Oggi esiste una forza che ancora non è stata completamente fattorizzata e che viene data dalla tendenza della clientela a uscire dalla raccolta diretta per dirigersi verso le soluzioni di risparmio gestito. Credo che se dovesse alzarsi un vento contrario sui mercati questo fenomeno possa comunque costituire un fattore di supporto allo sviluppo di medio periodo. Anche perché l’industria ha fatto grandi progressi nel campo della consapevolezza del valore del risparmio e sta raggiungendo gradi di maturità crescente.

Gran parte del denaro che giace parcheggiato in modo improduttivo sui conti corrente resta però ancora da smobilizzare. È fiducioso anche su questo aspetto?

La vera questione resta convincere il cliente che quando tiene i soldi sul conto corrente può perdere delle opportunità e che se invece accetta un minimo di volatilità il denaro investito può offrire rendimenti interessanti a medio termine. Risolvere questa equazione è compito di quanti, come noi, costruiscono i prodotti e anche di chi poi sta più vicino agli investitori. Da parte nostra, abbiamo lanciato a supporto dell’iniziativa di conversione della liquidità nuovi strumenti dedicati ai clienti di Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che mirano a offrire un rendimento reale positivo al termine del periodo di investimento e una gestione di portafogli caratterizzata da un’esposizione graduale in strumenti finanziari azionari, in modo da avvicinare i risparmiatori al mondo degli investimenti.

Un accumulo graduale del rischio, quindi. Non teme poi che le reti di distribuzione e chi sta più vicino al cliente possano vanificare il vostro sforzo?

Esiste in effetti una sorta di «ultimo miglio» che è più faticoso da percorrere, ma credo che la qualità dei canali distributivi sia diventata davvero eccellente anche grazie agli investimenti in formazione e tecnologia a supporto delle reti distributive che sono stati effettuati. È necessario compiere uno sforzo congiunto fra le fabbriche, che sono chiamate a fornire prodotti, ma anche soluzioni competitive, e chi poi deve codificare la proposta in modo corretto e in funzione per lo più delle esigenze della clientela finale.

In precedenza faceva riferimento all’elemento delle economie di scala, quanto è importante nel processo di consolidamento in atto nel settore?

Non è un caso che ci si aggreghi, perché nelle grandi fabbriche si riesce a produrre di più e

a costi ridotti e la nostra industria in questo non è differente: creare prodotti di risparmio a prezzi più competitivi permette di offrire maggiori margini ai distributori e alla clientela e questo resta fondamentale. Questo mestiere permette però anche a operatori più piccoli di ottenere risultati attraverso la specializzazione

su particolari business o settori di mercato.

C’è qualche operazione in vista anche per Eurizon per aumentare ulteriormente la scala?

Siamo già ai vertici in Italia e ci posizioniamo bene anche nelle classifiche europee per attività in gestione e al momento siamo impegnati nell’integrazione di Pramerica che aggiungerà masse significative al nostro patrimonio: è un’operazione che ci assorbe al 100%, sta procedendo in modo spedito e contiamo di portarla a termine nella seconda parte dell’anno.

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