Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ets, possibile incrementare la soglia di spesa per il 110%

Per gli enti del terzo settore che possono fruire della detrazione maggiorata del 110% e che detengono immobili censiti nelle categorie catastali B/1, B/2 e D/4, a titolo di proprietà, nuda proprietà, usufrutto e comodato d’uso gratuito, è potenzialmente possibile incrementare la soglia di spesa per gli interventi. Con la comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila) si supera l’impasse determinato dall’asseverazione dello stato legittimo degli immobili.

Con l’art. 33 del dl 31/05/2021 n. 77 (decreto «Semplificazioni»), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31/5/2021 n. 129, avente per oggetto le «Misure di semplificazione in materia di incentivi per l’efficienza energetica e rigenerazione urbana», in vigore dal 1° giugno scorso, sono state introdotte alcune modifiche alla disciplina del superbonus, di cui all’art. 119 del dl 34/2020, convertito con modifiche dalla legge 77/2020.

Si ricorda, preliminarmente, che la legge di conversione del dl 34/2020, la legge n. 77/2020, ha esteso la detrazione nella misura del 110%, relativa agli interventi di efficientamento e antisismici, anche ad alcuni enti non commerciali specificatamente indicati; si tratta, in particolare, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus), delle organizzazioni di volontariato (OdV), delle associazioni di promozione sociale (Aps), nonché delle associazioni e società sportive dilettantistiche (Asd e Ssd) iscritte nel Registro del Coni.

L’art. 119 del dl 34/2020, tuttavia, non prende in considerazione altre categorie di enti non commerciali (per esempio, le fondazioni non iscritte nell’anagrafe delle Onlus, le associazioni non presenti nei registri regionali, le società di mutuo soccorso e quant’altro) stante il fatto che dal tenore letterale delle lettere d-bis) ed e), del comma 9 dell’art. 119 restano fuori gli interventi eseguiti da tutte le altre tipologie di associazioni, diverse da quelle appena indicate (per esempio, la classica associazione culturale), pur in possesso dei requisiti richiesti dal Codice del terzo settore (Cts), di cui al dlgs 117/2017.

Come precisato dall’Agenzia delle entrate (risposta n. 14/2021) gli enti religiosi possono beneficiare della detrazione maggiorata del 110% soltanto se rientrano fra i soggetti espressamente indicati dall’art. 119 del dl 34/2020 (Onlus, OdV e Aps, di cui alla lettera d-bis del comma 9) mentre, al contrario, possono beneficiare della detrazione in commento soltanto in qualità di condomini per gli interventi realizzati sulle parti comuni condominiali.

Per quanto riguarda i lavori eseguibili da taluni enti del terzo settore, in particolare quelli indicati rappresentati dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus), di cui all’art. 10 del dlgs 460/1997, dalle organizzazioni di volontariato (OdV) e dalle associazioni di promozione sociale (Aps), iscritte nei relativi registri, che svolgono attività nell’ambito dei servizi socio-sanitari e assistenziali, i cui membri del consiglio di amministrazione non percepiscono alcun compenso o indennità di carica e che detengono immobili censiti nelle categorie catastali B/1, B/2 e D/4 a titolo di proprietà, nuda proprietà, usufrutto e comodato d’uso gratuito, con esclusione delle locazioni, sempre che il contratto di comodato sia stato regolarmente registrato in data certa e anteriore al 1° giugno (data di entrata in vigore del decreto Semplificazioni) è possibile alzare le soglie di spesa.

Per detti enti, in possesso delle citate caratteristiche, il nuovo comma 10-bis, come introdotto nell’art. 119 del dl 34/2020, prevede che «il limite di spesa ammesso alle detrazioni» previsto per le singole unità immobiliari, sia moltiplicato per il rapporto tra la superficie complessiva dell’immobile oggetto degli interventi di efficientamento energetico, di miglioramento o di adeguamento antisismico, di cui ai commi 1, 2, 3, 3-bis, 4, 4-bis, 5, 6, 7 e 8 e la superficie media di una unità abitativa immobiliare, come rilevabile dal Rapporto immobiliare dell’Osservatorio del mercato immobiliare (Omi) dell’Agenzia delle entrate, ai sensi del dlgs 385/1993; di fatto, si ritiene che il limite sia proporzionalmente incrementato in presenza di superficie dell’immobile superiore alla detta media.

Una delle novità della legge di Bilancio 2021 (legge 178/2020) in tema di 110% è l’inclusione fra i lavori «trainati» degli interventi finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, compresa l’installazione di ascensori, elevatori esterni, montacarichi e di strumenti robotici o di tecnologia avanzata, destinati a favorire la mobilità delle persone portatrici di gravi handicap.

Il tetto massimo di spese detraibili, che devono essere sostenute dall’1/1/2021 per poter beneficiare del 110%, è quello previsto per gli interventi di cui all’art. 16-bis del dpr 917/1986 (Tuir), stabilito nella misura di 96.000 euro per unità immobiliare (sul tema, la guida Agenzia delle entrate, aggiornata a febbraio 2021).

Detto intervento è agevolato non solo per la presenza nel condominio o nel fabbricato individuale di soggetti portatori di handicap, ma anche, per espressa previsione del comma 2 dell’art. 119 del dl 34/2020, in presenza di ultrasessantacinquenni.

Gli interventi in questione, tuttavia, per poter essere agevolati con il 110%, devono essere eseguiti congiuntamente con uno degli interventi «trainanti» di efficienza energetica di cui al comma 1 dell’art. 119 del dl 34/2020 (cappotto o sostituzione impianto di riscaldamento).

Il decreto sulle semplificazioni, quindi, interviene sui lavori destinati all’eliminazione delle barriere architettoniche, di cui alla lett. e), comma 1, dell’art. 16-bis del dpr 917/1986 (Tuir), confermando la fruizione della detrazione maggiorata del 110%, anche se i detti lavori sono eseguiti in favore di persone di età superiore a sessantacinque anni e anche se effettuati, come interventi trainati, congiuntamente agli interventi trainanti di miglioramento sismico, di cui al comma 4, del citato art. 119, quindi anche congiuntamente agli interventi antisismici, di cui ai commi da 1-bis a 1-septies dell’art. 16 del dl 63/2013 (sisma bonus), e non soltanto in abbinamento agli interventi di efficientamento energetico.

Nel caso in cui i detti interventi di eliminazione delle barriere architettoniche siano eseguiti congiuntamente con quelli di efficientamento trainanti, come il cappotto e la sostituzione degli impianti di riscaldamento, si deve tenere conto della necessità di ottenere il miglioramento dell’efficientamento di almeno due classi, ai sensi del comma 3 dell’art. 119 del dl 34/2020.

Innanzitutto, è opportuno ricordare che la comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila) è stata introdotta dall’art. 3 del dlgs 222/2016, che ha modificato l’art. 6-bis del dpr 380/2001 (T.u. edilizia) e che, mediante detta comunicazione, che deve essere asseverata da un tecnico abilitato, l’interessato trasmette al comune l’elaborato progettuale relativo all’intervento da eseguire.

Il tecnico attesta, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi, che sono compatibili con la normativa in materia sismica e con quella sul rendimento energetico e che non interessano parti strutturali dell’edificio; la detta comunicazione contiene anche i dati identificativi dell’impresa esecutrice dei lavori.

Con riferimento al provvedimento in commento si è sostituito totalmente il comma 13-ter dell’art. 119 e, con riferimento al 110% ma con l’esclusione degli interventi di demolizione e ricostruzione, è stato previsto che gli interventi eseguiti per l’efficientamento energetico devono considerarsi di manutenzione straordinaria, con la conseguenza che si rende necessaria la presentazione della comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA), con l’obiettivo di superare il blocco determinato dall’asseverazione dello stato legittimo degli immobili, di cui al comma 1-bis, dell’art. 9-bis del dpr 380/2001, giacché tale comunicazione non richiede l’attestazione di stato legittimo.

La citata comunicazione (Cila) dovrà attestare, in effetti, gli estremi del titolo abilitativo che ha previsto la costruzione dell’immobile o del provvedimento che ne ha consentito la legittimazione; per gli immobili più datati, sarà sufficiente attestare che la costruzione dell’edificio è stata ultimata prima dell’1/9/1967.

Quindi, non si dovrà più attestare lo stato legittimo dell’immobile, pur restando «impregiudicata ogni valutazione circa la legittimità dell’immobile oggetto di intervento»; ciò significa che eventuali irregolarità potranno essere segnalate nelle sedi opportune, ma non sarà il tecnico a doverle accertare preventivamente.

Infine, il 110% potrà essere revocato soltanto per la mancata presentazione della Cila, per l’esecuzione di interventi realizzati in difformità dalla detta comunicazione, per assenza dell’attestazione del titolo abilitativo o dell’epoca di realizzazione dell’edificio o per non corrispondenza al vero delle attestazioni.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Nel governo stiamo ancora ragionando.Ci sono Paesi, come quelli del nord Europa, che hanno fissat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L’ennesima ripartenza per “l’araba fenice” d’acciaio. Probabilmente l’ultima, l’ultim...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sulla prescrizione, tra Cartabia e Bonafede, un accordo si sta profilando come possibile. Può regg...

Oggi sulla stampa