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Etruria, sequestrati 414mila euro all’ex dg Gip: danno alla banca

Entra nel vivo l’indagine per bancarotta fraudolenta di Banca Etruria. Ieri il gip di Arezzo ha predisposto il sequestro di 414mila euro ai danni dell’ex dg Luca Bronchi, parte di quella maxi liquidazione da 1,2 milioni lordi (715mila netti) considerata dagli inquirenti l’ultimo di una serie di episodi che avrebbero prodotto la bancarotta fraudolenta.
Sotto la lente, al momento, c’è il cda guidato da Lorenzo Rosi, rimasto in carica meno di un anno. Tutti i membri erano stati indagati dalla procura di Arezzo proprio per bancarotta, ma adesso il gip ha ridimensionato il tiro, sostenendo che le responsabilità della buonuscita troppo generosa all’ex dg sia da attribuirsi soltanto all’ex presidente Rosi e allo stesso Bronchi. Da questo singolo segmento di indagine escono quindi gli altri consiglieri, incluso il vicepresidente Pierluigi Boschi, padre della ministra Maria Elena Boschi. Il sequestro è finalizzato al recupero delle risorse.
Secondo il giudice «sussiste dunque il fumus che tale decisione, presa e concertata quantomeno tra i due predetti indagati, costituisca atto di favoritismo verso il Bronchi a danno di una struttura creditizia che attraversava una inesorabile crisi». Quindi, come sosteneva la procura di Arezzo, anche per il gip l’ex dg e l’ex presidente erano consapevoli dello stato di difficoltà finanziaria in cui versava la banca aretina.
Ecco la ricostruzione dei fatti riportata nell’ordinanza: «L’opportunità di procedere con un accordo transattivo viene prospettata dallo stesso presidente Rosi…si arriva direttamente al CdA del 30.6.2014 allorché il Presidente Rosi annuncia di avere raggiunti l’accordo con il dott.Bronchi…illustra quindi il contenuto dell’accordo ed espone che è assolutamente conveniente per la Banca procedere alla definizione del rapporto con il Bronchi mediante il riconoscimento della somma lorda di E.1.200.000».
Per siglare l’accordo tra Bronchi e Rosi c’è stato bisogno però di usare formalmente un parere legale, predisposto ad hoc da Rosi per evitare problemi dentro la struttura. Spiega ancora l’ordinanza: «Il Rosi da poi lettura integrale del parere legale stilato…al CdA non è stata data alcuna possibilità di decidere diversamente se non approvare quel determinato tipo di transazione frutto di accordo tra il presidente e Bronchi…Il presidente Rosi aveva acquisito di sua iniziativa un parere legale in cui l’esperto incaricato si è limitato a dire che l’accordo anzi la proposta avanzata dai legali del Bronchi era più che conveniente per la Banca».
Sul fronte della bancarotta fraudolenta la procura adesso sta valutando caso per caso, anno per anno, le attività considerate «distrattive», ovvero causa del dissesto finanziario. Dopo la liquidazione si comincerà ad andare indietro nel tempo: una volta analizzato l’operato del cda Rosi, si passerà subito al cda guidato da Giuseppe Fornasari. Il quale, essendo rimasto in carica per più anni, ha la maggiore responsabilità di aver concesso prestiti e consulenze. Il nodo principale dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta dovrebbe quindi essere questo, ovvero gli anni che vanno dal 2010 al 2014.

Sara Monaci

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