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Etruria, sentenze contro mentre Arezzo assolve Roma confermò le multe di Bankitalia ai manager

Sul caso Banca Etruria adesso ci sono due sentenze che dicono l’una il contrario dell’altra. La prima: sì, i vecchi manager ostacolarono il lavoro di vigilanza di Bankitalia nascondendo le reali condizioni economiche della Popolare. La seconda: no, non ostacolarono un bel niente, sono stati trasparenti. A chi credere, dunque?
La decisione del gup di Arezzo Annamaria Lopresti, che mercoledì ha assolto l’ex presidente del Cda Giuseppe Fornasari, l’ex dg Luca Bronchi e un direttore centrale, è stata lapidaria: l’ accusa di “ostacolo alla vigilanza” a proposito dell’operazione di dismissione del patrimonio immobiliare e della classificazione dei crediti nel bilancio 2012 è stata rigettata. Se il ricorso in appello annunciato dal procuratore capo Roberto Rossi non ribalterà il verdetto, si potrà affermare che tra il 2011 e il 2013 i vertici di Etruria non occultarono volontariamente alcun dato agli ispettori di Banca d’Italia. I quali, di conseguenza, potevano avere tutte le informazioni necessarie per capire il reale stato dell’istituto e intervenire tempestivamente per evitarne il fallimento, imponendo ad esempio un aumento di capitale superiore a quello da 100 milioni richiesto.
Bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza per capire se il gup di Arezzo si è spinto fino a mettere nero su bianco l’ipotetica inadeguatezza dei controlli da parte di Bankitalia. E però, allo stesso tempo, un altro verdetto ha già stabilito che le lamentele sulle «omesse ed inesatte segnalazioni» sono fondate e «condivisibili». È la carta che adesso in via Nazionale sventolano sotto il naso di chi mette in dubbio l’efficacia dei loro controlli.
Per capire bisogna spostarci a Roma, e andare a leggere il decreto con cui la Corte d’Appello, in sede civile, ha rigettato il ricorso presentato dagli stessi Fornasari e Bronchi contro le sanzioni pecuniarie di Bankitalia. È datato 18 marzo 2016. Tra le criticità riscontrate a carico dei due dirigenti – si legge nelle 15 pagine del decreto – figurano «rilevantissimi errori di classificazione dei crediti», «inidoneità del sistema di rating interno», «effettiva vulnerabilità del portafoglio prestiti». L’oggetto delle contestazioni, scrivono i giudici di Roma, si risolve «nella violazione delle norme di vigilanza». Poi definiscono appunto «condivisibili » i rilievi mossi da Bankitalia sulle «omesse e inesatte segnalazioni ». Per i legali di Fornasari e Bronchi, la sentenza di Roma non può essere presa come riferimento, perché trattasi di giudizio dato in sede civile e non penale, «e perché – sostiene l’avvocato Fabrizio Carbonetti – la Corte di Appello si è limitata a verificare la legittimità del procedimento amministrativo seguito da Bankitalia per multare gli ex manager di Etruria, senza entrare nel merito degli addebiti».
La revisione dell’entità delle multe la chiede invece l’avvocato Michele Desario, difensore di Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme, e dell’ex presidente Lorenzo Rosi. «Devono pagare 130 mila euro ciascuno, ma la cifra va abbassata perché l’operazione di vendita degli immobili, come dimostra la sentenza di Arezzo, era corretta».

Fabio Tonacci

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