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Etruria, scontro sul caso Boschi dopo le parole del pm Braccio di ferro su Ghizzoni

Il nuovo filone d’inchiesta sulle vicende di Banca Etruria aperto dalla procura di Arezzo e che coinvolge Pierluigi Boschi scatena lo scontro finale sulle banche. Sono i giorni degli ultimi fuochi nella commissione parlamentare di inchiesta presieduta da Casini. Nel ciclone finisce adesso il procuratore aretino Roberto Rossi, che giusto giovedì era stato ascoltato in Bicamerale. E ci torna la sottosegretaria alla Presidenza, figlia dell’ex consigliere di Etruria, che esce dal silenzio e passa al contrattacco, anche per vie legali.
Il ruolo del procuratore Rossi
Centrodestra e ancor più il Movimento 5 stelle vanno alla carica perché l’indagine per presunto “ falso in prospetto” a carico dei vecchi vertici dell’istituto aretino nasce su iniziativa dello stesso procuratore Roberto Rossi, ascoltato giovedì in commissione. Ha omesso informazioni chiave, è l’accusa. Il magistrato scrive una lettera al presidente della commissione Casini con cui respinge le accuse, giudicate “ gravemente offensive”. « Ho risposto a tutte le domande che mi sono state formulate senza alcuna reticenza né omissione – è la sua difesa – Ho chiarito che l’esclusione di Boschi riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti ho precisato che non essere imputati non significa non essere indagati. Null’altro mi è stato chiesto in merito » . Nessuno insomma gli aveva chiesto di altre indagini in corso. Una ricostruzione che anche il grillino in commissione Alessio Villarosa conferma ( « Rossi ha ragione » ). Il presidente Casini si ritiene soddisfatto: « Risposta chiara ed esauriente, tutto il resto afferisce ai giudizi politici » . Ma ad Alessandro Di Battista e agli altri del M5S non basta: «Il procuratore ha la stessa credibilità di Boschi, zero. Lei ha mentito e deve andare a casa».
Lo scontro Boschi-De Bortoli
La sottosegretaria fin qui si era imposta il silenzio sulla vicenda banche, evitando di dire la sua anche quando il pd esultava giorni fa dopo l’audizione di Rossi. Dopo la notizia della seconda inchiesta a carico del padre, passa invece al contrattacco. Scrive su Facebook per definire « ineccepibile » il comportamento suo e del governo su Banca Etruria: « Qualcuno usa questa vicenda per attaccare me e il Pd, chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà » . E annuncia di aver firmato «il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti di Ferruccio de Bortoli». Nel libro Poteri forti della scorsa primavera l’ex direttore del Corriere aveva sostenuto che l’ex ministro delle Riforme aveva chiesto all’allora ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, di rilevare Banca Etruria. «Mi aspettavo l’annunciata querela che non è mai arrivata – replica via Twitter de Bortoli – Dopo sette mesi apprendo che mi farà causa civile per danni. Grazie».
Il cambio di strategia di Renzi
Boschi rompe gli indugi dopo un consulto col segretario Renzi. La strategia Pd è rispondere colpo su colpo e lo sarà per tutta la campagna elettorale. Sulla querela a de Bortoli ha deciso l’ex ministra, dopo mesi in cui le era stato consigliato di soprassedere. Al Nazareno il clima è di guerra: «Di poteri forti e massoneria – dicono – si intende molto più de Bortoli di noi, ma se pensano di farci paura si sbagliano, stavolta si va fino in fondo». La linea è chiara: nessuna responsabilità né diretta né indiretta sui dissesti di Etruria. Boschi ha sì incontrato molte volte l’ex ad Ghizzoni, ma senza mai caldeggiare una soluzione per Etruria. E sempre tenendo traccia in agenda di tutti i colloqui.
Il braccio di ferro sulle audizioni
«Non vorrei che la minaccia di querele della Boschi sia un messaggio all’indirizzo degli avvocati di Ghizzoni del quale ci apprestiamo a chiedere l’audizione in commissione – racconta l’agguerrito Andrea Augello, senatore di Idea – Per informarli che se l’ex ad confermasse le indiscrezioni del libro, scatterebbero denunce per diffamazione e calunnia » . Lui come i grillini stasera in ufficio di presidenza della Bicamerale chiederanno l’audizione di Ghizzoni, ma non della Boschi per ora, proprio per accertare intanto se ci sono state pressioni. Ma il calendario delle ultime due settimane di lavori è già zeppo. «A noi l’audizione di Ghizzoni non interessa, preferiamo approfondire le vere ragioni della crisi di governo del 2011 – dice Renato Brunetta Ma se altri chiederanno di sentirlo, allora sarà giusto procedere » . In assenza di unanimità deciderà la commissione a maggioranza. Ma la clessidra volge al termine.
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