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Etruria prende tempo sull’Opa ma Vicenza ora è più fredda

Banca Etruria prova a prendere tempo sulla proposta di Opa amichevole lanciata da Banca Popolare di Vicenza. Pur confermando «l’interesse per l’integrazione» con la banca veneta, gli aretini sottolineano in una nota di «non potere esprimere allo stato una preliminare valutazione positiva della proposta così come rappresentata da Bpvi».
L’offerta della banca vicentina (una propsta cash da 1 euro per azione, per totali 220 milioni, con un premio del 25% sul valore borsistico), era in realtà subordinata alla conferma da parte del Cda toscano entro oggi «di una preliminare valutazione positiva dell’Opa». Un ok che, di fatto, non è arrivato e che quindi ora potrebbe spingere Popolare Vicenza a rimettere in discussione l’intera operazione. La scelta finale verrà definita nel corso di un Cda convocato per martedì 17 in cui si prenderanno «le opportune valutazioni e decisioni», come si legge in una nota diffusa da Vicenza in serata.
Tuttavia, non è esclusa l’ipotesi, come si apprende in ambienti vicini alla banca, anche di un ritiro dalla partita. Non a caso fonti vicentine ieri facevano filtrare «irritazione» per quello che è stato interpretato come un «garbato no» da parte dei toscani alla proposta di aggregazione. «In data odierna Bpel ha riscontrato la proposta di BpVi non esprimendo una preliminare valutazione positiva della medesima», sottolineava ieri il comunicato.
Formalmente la partita non è chiusa. Tanto che Etruria ha chiesto a Vicenza di «svolgere congiuntamente ulteriori approfondimenti in merito alla struttura e alle condizioni dell’operazione». Per questo il Cda ha dato mandato al presidente Lorenzo Rosi di proseguire nella trattativa con Banca Popolare di Vicenza per «addivenire, in tempi brevi, ad un’intesa sulle modalità di aggregazione» che preveda «adeguate garanzie di tutela dei soci, dei dipendenti e dei valori aziendali di Banca Etruria» e che quindi «offra concrete possibilità di portare positivamente a compimento il processo di integrazione».
Molto insomma potrebbe dipendere dai colloqui, più o meno formali, che coinvolgeranno in questi giorni i rispettivi advisor e i vertici degli istituti. E così pure dalle eventuali indicazioni che dovessero arrivare da Palazzo Koch, che rimane osservatore attento della partita. Del resto i pontieri dei due gruppi bancari sarebbero già al lavoro ed è possibile che già in questi giorni si apra un canale di dialogo. Oggi, peraltro, si vedrà la reazione del titolo in Borsa e non sono esclusi possibili scossoni.
D’altra parte, se è vero che BpVi «prende atto» che Etruria ha «confermato l’interesse ad una integrazione», è anche vero che resta da capire come può essere corretta da Vicenza un’offerta che poneva come condizione essenziale la trasformazione da cooperativa in società per azioni: una condizione, quest’ultima, che sarebbe invece vista come fumo negli occhi da Arezzo, città che intende mantenere la propria autonomia (come richiesto a gran voce dal sindaco locale) e che, nel contempo, teme di perdere la primazia nel mercato dell’oro.
A segnalare la distanza esistente tra le attese di Arezzo e l’offerta di Vicenza, sono anche le parole pronunciate dal presidente Rosi al termine del Cda: «La futura operazione di integrazione dovrà adeguatamente valorizzare la nostra realtà, tutelando i valori aziendali che Banca Etruria esprime da sempre in relazione al legame tra banca e territorio per soci, azionisti, clienti, singole collettività e dei dipendenti». Un modo per dire che alle condizioni attuali proposte da Vicenza non si fa nulla.

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