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Etruria, la Procura studia le mosse della Vigilanza

L’ultimo filone d’inchiesta su Banca Etruria, nato dalla denuncia di Consob che ipotizza a carico degli ex amministratori il reato di “falso in prospetto” per l’emissione di obbligazioni subordinate, potrebbe essere il più esplosivo. La procura di Arezzo sta acquisendo il carteggio tra i vertici della Popolare, Consob e Banca d’Italia nel 2012-13. Stando alle prime risultanze e ai documenti rinvenuti dagli avvocati difensori degli ex consiglieri, potrebbero esserci state lacune nella vigilanza. Se ciò venisse accertato, la storia di come furono piazzate ai piccoli risparmiatori le “rischiosissime” subordinate di Etruria (130 milioni nel 2013) andrebbe riscritta. Sapevano Consob e Bankitalia a chi la Popolare aveva deciso di piazzare i titoli, divenuti carta straccia? E quali informazioni si scambiarono i due organi di vigilanza?
Fino a oggi la Consob si è difesa sostenendo di aver autorizzato l’emissione solo perché la Popolare occultò nel prospetto il disastroso stato dei conti. Da Bankitalia hanno ribadito più volte che la legge non le assegna il compito di verificare il profilo di rischio dei singoli clienti a cui una banca vende prodotti finanziari. Ci sono, però, almeno due fatti che stridono con questa narrazione. Il primo: era stata la stessa Bankitalia a spingere Etruria alla ricapitalizzazione, anche se non fu specificato che dovesse avvenire con l’emissione di titoli. Il secondo: quando Etruria decise di scegliere la strada delle subordinate vendute ai clienti e non agli investitori istituzionali, gli uomini di Bankitalia erano negli uffici di Arezzo per l’ispezione durata mesi e che ne ha scoperto il dissesto.
I legali di sindaci ed ex amministratori non esecutivi di Etruria avrebbero trovato altri riscontri. Sono contenuti nel ricorso depositato alla Corte di Appello di Firenze contro le sanzioni Consob, nella quale si legge che «gli ispettori di Banca d’Italia tra il maggio e il luglio 2013 avevano visionato documentazione di Etruria in cui si specificava che le subordinate erano dichiarate a rischio medio», e non a rischio alto come le condizioni finanziarie precarie in cui versava la Popolare dovevano consigliare. Non solo. «Gli ispettori hanno ricevuto l’elenco nominativo dei sottoscrittori con classificazione di ciascuno ». E si cita un verbale Consob del luglio 2012, nel quale un componente osserva: «La stessa Banca d’Italia, pur a conoscenza del rischio assegnato dalla Banca alle lower tier 2 (i prodotti secondari come le obbligazioni, ndr), non ha rilevato alcunché nell’ambito delle verifiche condotte nell’impianto del sistema di adeguatezza ». Sempre secondo i ricorrenti, Bankitalia non avrebbe sollevato obiezioni pur conoscendo lo stato difficoltà di Etruria: viene citato un verbale del comitato controllo interno del marzo 2014 – visionato da Bankitalia – in cui si scrive di un test sulle pratiche per il collocamento del bond presso la clientela. «Non sono emerse criticità di rilievo», è la conclusione. Ieri ad Arezzo, intanto, si sono costituite oltre 2 mila parti civili (tra cui il Comune) nell’udienza preliminare che ha raggruppato i quatto filoni di inchiesta sulla bancarotta.

Luca Pagni Fabio Tonacci

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