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Etruria, ex vertici indagati per credito abusivo

Di che cosa stiamo parlando
Lo scandalo Etruria esplode nel 2015 quando la banca viene commissariata a causa dei crediti deteriorati. I successivi passaggi della procedura portano nei mesi a seguire all’azzeramento del valore degli investimenti più rischiosi, tra cui i bond subordinati fatti sottoscrivere alla clientela generalista. La vicenda diventa un caso politico perché ai vertici dell’istituto c’è Pier Luigi Boschi, padre dell’allora ministra Maria Elena
Non c’è solo il reato ipotizzato di “ falso in prospetto” a gravare su chi nel 2013 governava Banca Etruria e decise di vendere le rischiose obbligazioni subordinate ai risparmiatori. Ce n’è un altro, contestato dalla procura di Arezzo a ventuno ex amministratori, che se accertato calpesterebbe una volta di più i 120 anni di storia dell’istituto bancario aretino. “ Ricorso abusivo al credito”.
Repubblica ha dato conto nei giorni scorsi del filone di indagine che riguardava il consiglio di amministrazione del 2013. Quell’anno Etruria era già in gravissime difficoltà economiche e, per rimpinguare il patrimonio, emise 100 milioni di azioni e 120 milioni di euro di obbligazioni subordinate. Titoli andati in fumo due anni fa, per la disperazione di migliaia di famiglie che si erano lasciate convincere dai direttori di filiale di Etruria a sottoscriverli.
In quel cda sedeva anche Pier Luigi Boschi, il padre dell’attuale sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Maria Elena. Boschi senior non aveva deleghe specifiche e non era stato ancora nominato vicepresidente, ma nella lista dei nomi iscritti sul registro degli indagati per “falso in prospetto” c’è anche il suo accanto a quelli degli altri quattordici consiglieri, dei cinque del collegio sindacale e del direttore generale Luca Bronchi.
L’ultimo filone d’indagine sulla Popolare di Arezzo ( rilanciato ieri da un lungo articolo della Verità) è stato aperto dal procuratore Roberto Rossi prima dell’estate, su impulso della Consob che ha sanzionato gli ex vertici Etruria con multe per 2,8 milioni. Il ragionamento, portato all’attenzione dei magistrati, è stato questo: la Consob autorizzò la pubblicazione del prospetto informativo di Etruria sulle subordinate solo perché le fu tenuto nascosto il reale dissesto della banca. Ecco quindi il possibile falso in prospetto. Ma anche, ed è la novità che ha aggiunto Rossi nelle ultime settimane, l’ipotesi del ricorso abusivo al credito. Se al mercato furono tenute nascoste informazioni fondamentali, allora il denaro liquido raccolto grazie al bond è stato ottenuto in modo abusivo. Si tratta dei soldi degli operai, delle famiglie, dei piccoli commercianti: nonostante l’elevato rischio di perdita del capitale, infatti, quelle subordinate furono piazzate alla clientela cosiddetta “ retail” e non, com’era prassi, agli investitori tradizionali.
C’è da dire, però, che gli inquirenti stanno approfondendo anche il ruolo giocato da Consob e da Bankitalia. Al momento non ci sono indagati tra gli organi della Vigilanza e nel caso in cui venissero individuate possibili responsabilità il fascicolo sarebbe trasferito per competenza a Roma e a Milano, ma la Guardia di finanza avrebbe comunque rilevato contraddizioni nel lavoro di Consob e Bankitalia ed elementi che dimostrerebbero una scarsa comunicazione tra loro.
Torniamo, però, a Pier Luigi Boschi. Formalmente è indagato anche per la buonuscita da 1,1 milioni di euro concessa a Bronchi, ma dopo che il Gip aretino ha smontato parte dell’accusa la procura sembrerebbe intenzionata a chiedere l’archiviazione. Non risulta invece coinvolto nel filone delle bancarotte, perché — ha spiegato Rossi alla Commissione — non faceva parte del Comitato crediti che concesse i prestiti mai rientrati e non è stato contestato niente a chi li rinnovò o li ristrutturò.
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