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Etruria, entro l’autunno l’aggregazione

Sei mesi per dare ossigeno a Banca Etruria e traghettarla fino alla sponda dell’aggregazione. È questo l’orizzonte temporale a cui si guarda ad Arezzo per il salvataggio dell’istituto finito sotto il controllo di Banca d’Italia lo scorso febbraio.
I commissari della banca, Riccardo Sora e Antonio Pironti, stanno lavorando per riportare in carreggiata la banca dopo che le ispezioni dei mesi scorsi hanno messo in evidenza «gravi perdite del patrimonio». E l’obiettivo è quello di far rientrare l’istituto nel risiko delle banche popolari che oramai sembra pronto a scattare, complice il varo della legge di riforma del settore.
Nei giorni scorsi, insieme al direttore generale Daniele Cabiati, gli uomini di Via Nazionale hanno presentato un nuovo piano industriale ai 350 principali funzionari del gruppo toscano. Un appuntamento definito «confortante» da chi vi ha partecipato. Nonostante abbiano confermato la gravità della situazione, con un deficit che si attesta a circa 500 milioni di euro (ma il bilancio non verrà pubblicato, vista l’amministrazione controllata), Sora e Pironti hanno specificato che c’è spazio per far tornare la banca alla redditività grazie a un potenziamento dell’attività sul territorio. Non un’impresa facile. Decisiva, in questo senso, è però la strategia della parcellizzazione dei prestiti, che permetterebbe di ridurre il rischio di incamerare sofferenze e sviluppare i margini. Più erogati a famiglie e piccole e medie imprese insomma.
Ecco perché il dimagrimento della rete si rivelerà meno violento di quello previsto dal precedente Cda. Come ribadito a parte dal management nel corso di un incontro avuto nei giorni scorsi con sindacati, è prevista la chiusura di 3-4 filiali nel corso delle prossime settimane, contro le 30 precedentemente annunciate. Lo snellimento toccherà anche le direzioni territoriali, che diventeranno tre dalle attuali cinque, ma senza gravi impatti per i lavoratori. Le uscite complessive si dovrebbero limitare a 210 contro le 237 richieste di esodo arrivate dai lavoratori. Spiragli importanti anche per i dipendenti a tempo determinato, per cui è prevista la conferma.
Insomma, nessuna volontà di intervenire con l’accetta da parte dei commissari, da cui invece è arrivato un messaggio di fiducia. Del resto come detto l’obiettivo è quello di riportare la banca sopra la linea di galleggiamento e sfruttare i mesi estivi per far confluire l’istituto toscano nel processo di M&A. Nona banca italiana per dimensioni (16,4 miliardi di attivi, 1.900 dipendenti e circa 186 sportelli), in caso di fusione Banca Etruria potrebbe presentare scarse sovrapposizioni con altre popolari per la sua focalizzazione nel centro Italia (essenzialmente Toscana, Umbria e Lazio). Senza contare che l’azzeramento del Cda renderebbe più fluida l’aggregazione in termini di governance. Resta il problema dei crediti dubbi, pari a circa 2 miliardi, con rettifiche continue su crediti che hanno eroso i ratio patrimoniali portandoli sotto i minimi regolamentari. Nei primi nove mesi dell’anno le perdite riportate sui crediti hanno toccato i 208 milioni, oltre i ricavi “ordinari”, pari a 157,5 milioni rispetto. In pole position per un eventuale fusione, secondo rumors di mercato, ci sarebbe sempre Bper, che già lo scorso anno era entrata in data room iaccanto a Pop. Vicenza.

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