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Etruria e la paura dei «bondisti»

Se qualcuno volesse misurare oggi la temperatura della febbricitante Popolare dell’Etruria, ecco qualche indicazione. L’azione è sospesa a tempo indeterminato a un prezzo di meno di 60 centesimi. Gli azionisti (qualche decina di migliaia di aretini soci della banca) che solo 5 anni fa avevano comprato a 10 euro per azione e tre anni fa a 4 euro, non possono che contare le cifre di un vero e proprio disastro. Quel capitale, comunque vada è bruciato. Ma non ci sono solo gli azionisti a disperarsi. La banca ha emesso negli anni grandi quantità di obbligazioni. A settembre 2014 llo stock di bond valeva quasi 900 milioni e addirittura nel 2013 i volumi erano di 1,3 miliardi. Una sola obbligazioni è quotata in Borsa e come per l’azione non si può fare nulla. Gli scambi sono interrotti a tempo indeterminato. Tutti gli altri bond sono non quotati, di fatto se si volessero vendere solo la banca potrebbe riacquistarli. Sono tutti titoli senza mercato. Per dare un’idea l’unico bond di Banca Etruria che aveva un prezzo sul mercato Otc era un bond da 60,5 milioni, emesso nel 2007 con scadenza a settembre 2017.
Ebbene a dicembre girava sotto 90. Un prezzo che dava conto della crisi della banca, dato che un normale titolo di Stato con quella scadenza vale oltre 110. Ma la quotazione già allora era virtuale. Oggi non c’è più neanche un prezzo dato che non c’è più nessuno scambio. E del resto difficile che si palesino compratori per obbligazioni spesso subordinate (cioè con un rischio paragonabile a un titolo azionario) di una banca la cui crisi, anche se tenuta coperta a più non posso, era palese. Già ma era palese solo per gli investitori qualificati. I cosiddetti istituzionali (cioè banche e fondi) che da tempo stavano lontani da ogni strumento finanziario legato all’Etruria. Nel 2012 infatti la stessa Etruria “licenziò” l’agenzia di rating Fitch. La motivazione è che il rating non serviva dato che il mercato obbligazionario tra gli istituzionali era di fatto fermo. Vero per Etruria come per molte banche. Ma se il mercato delle obbligazioni interbancarie si gela, non puoi fermarti senza far finta di nulla. La banca, Etruria come le altre, ha bisogno costantemente di fondi di finanziamento. E se i grandi investitori che hanno strumenti idonei per capire la bontà o meno di un investimento ti mollano, finisce che ti rivolgi alla platea dei piccoli investitori retail, spesso clienti, mutuatari della banca cui offri a piene mani le tue obbligazioni. La banca lo dice esplicitamente nella relazione di bilancio. Oltre la metà delle obbligazioni dell’Etruria sono state disintermediate: dagli istituzionali alla clientela piccola. E così agli sportelli si vendevano a piene mani bond Etruria. Spesso con cedole ricche per ingolosire i piccoli clienti. Che hanno puntualmente sottoscritto. Peccato che la gran parte di loro, a digiuno di competenze finanziarie non leggesse il poderoso prospetto informativo allegato alle emissioni. Pagine e pagine di termini tecnici. Ma bastava andare a pagina 3 di una delle ultime emissioni del dicembre 2013 per leggere che Banca Etruria era in forte difficoltà. L’avvertenza di pagina 3, a caratteri cubitali, diceva che l’Etruria aveva crediti malati al 31% del portafoglio, esattamente il doppio della media del sistema bancario italiano. Più chiaro di così! Peccato che il piccolo socio, il pensionato, il cliente normale non legga il prospetto e gli sportellisti non sono certo tenuti a dire che c’è un forte rischio a sottoscrivere quell’obbligazione. Ora ovviamente i soci e i clienti dell’Etruria hanno ben poco da fare. Se non sperare. Sperare che il commissariamento riporti la banca in carreggiata, trovando verosimilmente un compratore dalle spalle larghe. Non ci sono del resto molte alternative a un salvataggio di un altro istituto. Il commissariamento è avvenuto infatti sulla scorta di nuove rettifiche di crediti malati che intaccano pesantemente il capitale della banca aretina. Già l’istituto aveva patrimonio a settembre 2014 per poco più di 500 milioni a fronte di crediti malati netti per 1,6 miliardi. Basta un niente, cioè un’ ulteriore svalutazione dei crediti per azzerare del tutto il patrimonio. E senza pulizia nessuno sarebbe disposto a comprare Etruria. L’alternativa sarebbe drammatica: la liquidazione. Allora sì che azionisti e obbligazionisti potrebbero perdere tutto il loro investimento. Ma per ora è un’ipotesi lontana e remota che nessuno ovviamente auspica.

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