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Etruria, chiesto rinvio a giudizio per l’ex presidente Fornasari

ROMA.
Per la prima volta tre ex manager di Banca Etruria si presenteranno davanti a un giudice. Il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e per il dirigente Davide Canestri. Per tutti l’accusa è di ostacolo alla vigilanza, che riguarda il primo dei quattro filoni di indagine aperti sull’istituto aretino e i suoi amministratori prima del commissariamento deciso un anno fa. L’udienza davanti al gup del Tribunale è stata fissata per il prossimo 10 marzo.
L’inchiesta in questione è stata aperta a cavallo tra il 2013 e il 2014, dopo che sulla scrivania di Rossi arrivò la relazione degli ispettori di Bankitalia, i quali segnalavano dei punti critici di rilevanza penale nel bilancio approvato dal cda dell’Etruria nel 2012. In particolare ipotizzavano che la grande operazione di dismissione del patrimonio immobiliare dell’Etruria, avviata dai manager con la vendita della società “Palazzo della Fonte” a un consorzio di imprese, fosse di fatto fittizia, perché la stessa banca aveva parzialmente finanziato gli acquirenti. Inizialmente la procura aveva sposato la tesi del falso in bilancio, smontata però da una perizia tecnica che ha lasciato “a galla” solo il reato di presunto ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia a carico di Fornasari, Bronchi e Canestri. Qualche mese più tardi, a metà del 2014, è stato aperto il secondo fascicolo: gli ultimi due presidenti dell’E-Mediobanca truria, lo stesso Fornasari e Lorenzo Rosi, sono stati indagati per un paio di fatture che, per l’accusa, erano state emesse su operazioni inesistenti. Secondo quanto si apprende, il procuratore Rossi ha notificato l’avviso di chiusura indagini a Fornasari,
Sono i primi ex manager della banca che dovranno comparire davanti al Gup
Bronchi, oltre che all’ex presidente e all’ex ad della società Methorios, Fabio Palumbo ed Ernesto Meocci. Tra i destinatari della notifica non c’è invece Rosi, che quindi esce da questo filone e resta indagato nel terzo fascicolo relativo al conflitto di interessi, insieme all’ex consigliere Luciano Nataloni.
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